ITALIA
CRISTIANA esprime piena solidarietà al dott. Tonino
Cantelmi: le strategie comuniste sono sempre le
stesse, subdole, vili e nemiche della Verità!
Il
rogo di Liberazione per lo psichiatra cattolico
brucia ancora, alimentato da sotterfugio e violenza
Triste, e preoccupante, quando il dibattito
culturale si muove attraverso le tecniche della
violenza e del sotterfugio.
Tuttavia, nel nostro amato (detto senza alcuna
ironia, anzi con autentico dolore) paese, è sempre
più spesso così.
Ecco la storia.
Tempo fa si presenta dal professore Tonino Cantelmi,
presidente dell'Associazione psichiatri cattolici,
un uomo, che dichiara di aver bisogno delle sue
cure.
Cantelmi accetta.
Dopo qualche mese escono su Liberazione degli
articoli del "paziente" di Cantelmi, che racconta
come in Italia esista una rete nascosta di terapeuti
cattolici che pretendono di guarire i gay dalla loro
omosessualità, malgrado sia stranoto che la stessa
non è una patologia.
Indignazione dello stesso giornale, del partito di
cui è espressione, di Arcigay ed altri che non
ricordo, che, dando voce all'anima liberale che li
contraddistingue, chiedono immediati interventi
repressivi, in particolare dall'Ordine degli
psicologi, contro Cantelmi e gli altri reprobi che
congiurano per convincere i gay ad abbandonare ogni
gaiezza.
Cantelmi ha nel frattempo querelato penalmente il
finto paziente/giornalista e scritto su Avvenire che
le opinioni personali dei pazienti vanno certamente
rispettate (come lui fa da sempre): quelle dei gay,
ma (già che ci siamo) anche quelle dei credenti che
vengono assai spesso irrise e derise da
psicoterapeuti per nulla tolleranti verso i
sentimenti di fede.
A questo punto il presidente dell'Ordine degli
psicologi, Giuseppe Luigi Palma, scrive una lettera
a Liberazione (o gli trasmette un documento
dell'Ordine, non si capisce se l'iniziativa è
personale o dell'Ordine) che il quotidiano di
Rifondazione presenta così: "L'Ordine degli
psicologi condanna Cantelmi".
Il che non può essere, perché io sono stato nel
direttivo dell'Ordine (lombardo) e so che per dare
una condanna ci vuole prima un procedimento, con
accuse precise, difesa dell'imputato, eccetera.
Ma in tempi di roghi, e non solo di spazzatura,
anche di idee e di uomini, non si va per il sottile.
Una lettera del presidente diventa una condanna.
In realtà, poi, Palma, com'è sua funzione, cita il
codice deontologico: «Nell'esercizio della
professione, lo psicologo rispetta la dignità, il
diritto alla riservatezza, all'autodeterminazione e
all'autonomia di coloro che si avvalgono delle sue
prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, non
opera discriminazioni.».
Quindi, verrebbe da dire, lo psicologo prende in
terapia l'omosessuale scontento della sua
sessualità, come fa con l'eterosessuale.
No, la storia è un'altra.
Come proclama il presidente di Arcigay in prima
pagina di Liberazione, esultando, «da qualche anno
denunciamo, come associazioni lgbt, una campagna di
propaganda portata avanti da diversi medici e
psicologi che sostengono come con la fede, la
disciplina, la volontà sia possibile redimere i
fratelli e le sorelle omosessuali e lesbiche».
Ecco finalmente la verità, ottenuta con metodi,
naturalmente, veritieri!
Un pubblicista si spaccia per paziente.
Una citazione del codice deontologico viene
spacciata per condanna.
In questa vittoria della trasparenza, preparate i
roghi, campioni del libero pensiero.
Ci sono dei bei polli da arrostire.
di Claudio Risè
[Tempi num.3 del 17/01/2008]