Torino - Un piccolo presepe, per
cielo niente carta blu con le stelle, ma il fianco
di una fotocopiatrice. Un simbolo che lì, nell’atrio
del liceo classico «Alfieri», è stato considerato
«fuori posto» da parte degli studenti e dei docenti.
E, in primo luogo, dagli allievi dalla scuola media
ebraica «Emanuele Artom», che da sempre frequentano
quell’istituto proprio per la sua tradizione di
neutrale laicità. Un presepe, insomma, che riaccende
le polemiche sul Natale nella scuola italiana
multiculturale e multireligiosa. Ma che, in questo
caso, accende anche i riflettori sul rapporto non
proprio idilliaco tra la nuova dirigente incaricata
e il suo istituto.
Raccontano, i testimoni, che nei
giorni scorsi la preside Maria Luisa Capella abbia
aiutato le operatrici scolastiche ad allestire
albero e presepe. E aggiungono che quando i
rappresentanti degli studenti hanno tentato di
spiegarle che un liceo statale dovrebbe essere
naturalmente laico, la professoressa Capella abbia
avuto una reazione scomposta. «Ha urlato che il
presepe non è in discussione, è una tradizione che
va conservata». Poi, rivolta allo studente ebreo:
«Il Natale è di tutti, voi dovreste saperlo». E via
considerazioni sulla presunta scarsa intelligenza
del suo interlocutore.
Pronta la reazione dei ragazzi a
difesa del compagno e dei principi. È partita una
raccolta di firme per indurre la preside a
riflettere sull’inopportunità di imporre un simbolo
non condiviso. Alla petizione hanno aderito anche
docenti (tra loro, un insegnante di religione).
Forse gli stessi che ieri sera la professoressa
Capella, interpellata sulla vicenda, ha definito «talebani
che aizzano i ragazzi. Se la scuola celebra il
Natale con 15 giorni di vacanza, mettere nell’atrio
una casupola, ritrovata durante i lavori di
ristrutturazione, sarà pur possibile». Ancora: «Mi
risulta che anche lo scorso anno il presepe sia
stato fatto». Ma nel 2006 il clima era diverso.
Quest’anno, con la nuova preside, i momenti di
tensione non sono mancati. Per esempio, in occasione
della richiesta presentata dagli studenti di
organizzare le giornate «autogestite». «In prima
battuta ci ha detto no», riferiscono i ragazzi.
«Falso - ribatte Capella - li ho aiutati. Solo, non
volevo sentir parlare di autogestione, termine
superato».
Cesare Pianciola, presidente del
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola:
«Quanto accade all’Alfieri è un segno di
regressione: dove i ragazzi scelgono autonomamente
se avvalersi o meno dell’insegnamento della
religione cattolica, una cosa simile non era mai
successa».