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Qui di seguito potete trovare il
testo integrale del nuovo documento «Sacramentum
Caritatis» del Santo Padre Benedetto XVI, in cui fa un
esplicito richiamo ai politici cattolici, pubblicato
oggi, 13 marzo 2007.
ESORTAZIONE APOSTOLICA
POSTSINODALE
SACRAMENTUM CARITATIS
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
ALL'EPISCOPATO, AL CLERO
ALLE PERSONE CONSACRATE
E AI FEDELI LAICI
SULL'EUCARISTIA
FONTE E CULMINE DELLA VITA
E DELLA MISSIONE DELLA
CHIESA
INDICE
Introduzione [1]
Il cibo della verità [2]
Lo sviluppo del rito
eucaristico [3]
Il Sinodo dei Vescovi e
l'Anno dell'Eucaristia [4]
Scopo della presente
Esortazione [5]
PRIMA PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA
CREDERE
La fede eucaristica della
Chiesa [6]
Santissima Trinità ed
Eucaristia
Il pane disceso dal cielo
[7]
Dono gratuito della
Santissima Trinità [8]
Eucaristia: Gesù vero
Agnello immolato
La nuova ed eterna
alleanza nel sangue dell'Agnello [9]
L'istituzione
dell'Eucaristia [10]
Figura transit in
veritatem [11]
Lo Spirito Santo e
l'Eucaristia
Gesù e lo Spirito Santo
[12]
Spirito Santo e
Celebrazione eucaristica [13]
Eucaristia e Chiesa
Eucaristia principio
causale della Chiesa [14]
Eucaristia e comunione
ecclesiale [15]
Eucaristia e Sacramenti
Sacramentalità della
Chiesa [16]
I. Eucaristia e
iniziazione cristiana
Eucaristia, pienezza
dell'iniziazione cristiana [17]
L'ordine dei Sacramenti
dell'iniziazione [18]
Iniziazione, comunità
ecclesiale e famiglia [19]
II. Eucaristia e
sacramento della Riconciliazione
Loro nesso intrinseco [20]
Alcune attenzioni
pastorali [21]
III. Eucaristia e Unzione
degli infermi [22]
IV. Eucaristia e
sacramento dell'Ordine
In persona Christi capitis
[23]
Eucaristia e celibato
sacerdotale [24]
Scarsità di clero e
pastorale vocazionale [25]
Gratitudine e speranza
[26]
V. Eucaristia e Matrimonio
Eucaristia, sacramento
sponsale [27]
Eucaristia e unicità del
matrimonio [28]
Eucaristia e
indissolubilità del matrimonio [29]
Eucaristia ed Escatologia
Eucaristia: dono all'uomo
in cammino [30]
Il banchetto escatologico
[31]
Preghiera per i defunti
[32]
L'Eucaristia e la Vergine
Maria [33]
SECONDA PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA
CELEBRARE
Lex orandi e lex credendi
[34]
Bellezza e liturgia [35]
La Celebrazione
eucaristica opera del « Christus totus »
Christus totus in capite
et in corpore [36]
Eucaristia e Cristo
risorto [37]
Ars celebrandi [38]
Il Vescovo, liturgo per
eccellenza [39]
Il rispetto dei libri
liturgici e della ricchezza dei segni [40]
Arte al servizio della
celebrazione [41]
Il canto liturgico [42]
La struttura della
celebrazione eucaristica [43]
Unità intrinseca
dell'azione liturgica [44]
La liturgia della Parola
[45]
L'omelia [46]
Presentazione dei doni
[47]
La preghiera eucaristica
[48]
Scambio della pace [49]
Distribuzione e ricezione
dell'Eucaristia [50]
Il congedo: « Ite, missa
est » [51]
Actuosa participatio [52]
Autentica partecipazione
[53]
Partecipazione e ministero
sacerdotale [53]
Celebrazione eucaristica e
inculturazione [54]
Condizioni personali per
una « actuosa participatio [55] »
Partecipazione dei
cristiani non cattolici [56]
Partecipazione attraverso
i mezzi di comunicazione [57]
« Actuosa participatio »
degli infermi [58]
L'attenzione per i
carcerati [59]
I migranti e la
partecipazione all'Eucaristia [60]
Le grandi concelebrazioni
[61]
La lingua latina [62]
Celebrazioni eucaristiche
in piccoli gruppi [63]
La celebrazione
interiormente partecipata
Catechesi mistagogica [64]
La riverenza verso
l'Eucaristia [65]
Adorazione e pietà
eucaristica
Il rapporto intrinseco tra
celebrazione e adorazione [66]
La pratica dell'adorazione
eucaristica [67]
Forme di devozione
eucaristica [68]
Il luogo del tabernacolo
nella chiesa [69]
TERZA PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA
VIVERE
Forma eucaristica della
vita cristiana
Il culto spirituale –
logiké latreía (Rm 12,1) [70]
Efficacia onnicomprensiva
del culto eucaristico [71]
Iuxta dominicam viventes –
Vivere secondo la Domenica [72]
Vivere il precetto festivo
[73]
Il senso del riposo e del
lavoro [74]
Assemblee domenicali in
assenza di sacerdote [75]
Una forma eucaristica
dell'esistenza cristiana, l'appartenenza ecclesiale [76]
Spiritualità e cultura
eucaristica [77]
Eucaristia ed
evangelizzazione delle culture [78]
Eucaristia e fedeli laici
[79]
Eucaristia e spiritualità
sacerdotale [80]
Eucaristia e vita
consacrata [81]
Eucaristia e
trasformazione morale [82]
Coerenza eucaristica [83]
Eucaristia, mistero da
annunciare
Eucaristia e missione [84]
Eucaristia e testimonianza
[85]
Cristo Gesù, unico
Salvatore [86]
Libertà di culto [87]
Eucaristia, mistero da
offrire al mondo
Eucaristia, pane spezzato
per la vita del mondo [88]
Le implicazioni sociali
del Mistero eucaristico [89]
Il cibo della verità e
l'indigenza dell'uomo [90]
La dottrina sociale della
Chiesa [91]
Santificazione del mondo e
salvaguardia del creato [92]
Utilità di un Compendio
eucaristico [93]
Conclusione [94]
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INTRODUZIONE
1. Sacramento della carità
(1), la Santissima Eucaristia è il dono che Gesù Cristo
fa di se stesso, rivelandoci l'amore infinito di Dio per
ogni uomo. In questo mirabile Sacramento si manifesta
l'amore « più grande », quello che spinge a « dare la
vita per i propri amici » (Gv 15,13). Gesù, infatti, «
li amò fino alla fine » (Gv 13,1). Con questa
espressione, l'Evangelista introduce il gesto di
infinita umiltà da Lui compiuto: prima di morire sulla
croce per noi, messosi un asciugatoio attorno ai
fianchi, Egli lava i piedi ai suoi discepoli. Allo
stesso modo, Gesù nel Sacramento eucaristico continua ad
amarci « fino alla fine », fino al dono del suo corpo e
del suo sangue. Quale stupore deve aver preso il cuore
degli Apostoli di fronte ai gesti e alle parole del
Signore durante quella Cena! Quale meraviglia deve
suscitare anche nel nostro cuore il Mistero eucaristico!
Il cibo della verità
2. Nel Sacramento
dell'altare, il Signore viene incontro all'uomo, creato
ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1,27),
facendosi suo compagno di viaggio. In questo Sacramento,
infatti, il Signore si fa cibo per l'uomo affamato di
verità e di libertà. Poiché solo la verità può renderci
liberi davvero (cfr Gv 8,36), Cristo si fa per noi cibo
di Verità. Con acuta conoscenza della realtà umana,
sant'Agostino ha messo in evidenza come l'uomo si muova
spontaneamente, e non per costrizione, quando si trova
in relazione con ciò che lo attrae e suscita in lui
desiderio. Domandandosi, allora, che cosa possa
ultimamente muovere l'uomo nell'intimo, il santo Vescovo
esclama: « Che cosa desidera l'anima più ardentemente
della verità? » (2). Ogni uomo, infatti, porta in sé
l'insopprimibile desiderio della verità, ultima e
definitiva. Per questo, il Signore Gesù, « via, verità e
vita » (Gv 14,6), si rivolge al cuore anelante
dell'uomo, che si sente pellegrino e assetato, al cuore
che sospira verso la fonte della vita, al cuore
mendicante della Verità. Gesù Cristo, infatti, è la
Verità fatta Persona, che attira a sé il mondo. « Gesù è
la stella polare della libertà umana: senza di Lui essa
perde il suo orientamento, poiché senza la conoscenza
della verità la libertà si snatura, si isola e si riduce
a sterile arbitrio. Con Lui, la libertà si ritrova ».(3)
Nel sacramento dell'Eucaristia Gesù ci mostra in
particolare la verità dell'amore, che è la stessa
essenza di Dio. È questa verità evangelica che interessa
ogni uomo e tutto l'uomo. Per questo la Chiesa, che
trova nell'Eucaristia il suo centro vitale, si impegna
costantemente ad annunciare a tutti, opportune importune
(cfr 2 Tm 4,2), che Dio è amore.(4) Proprio perché
Cristo si è fatto per noi cibo di Verità, la Chiesa si
rivolge all'uomo, invitandolo ad accogliere liberamente
il dono di Dio.
Lo sviluppo del rito
eucaristico
3. Guardando alla storia
bimillenaria della Chiesa di Dio, guidata dalla sapiente
azione dello Spirito Santo, ammiriamo, pieni di
gratitudine, lo sviluppo, ordinato nel tempo, delle
forme rituali in cui facciamo memoria dell'evento della
nostra salvezza. Dalle molteplici forme dei primi
secoli, che ancora splendono nei riti delle antiche
Chiese di Oriente, fino alla diffusione del rito romano;
dalle chiare indicazioni del Concilio di Trento e del
Messale di san Pio V fino al rinnovamento liturgico
voluto dal Concilio Vaticano II: in ogni tappa della
storia della Chiesa la Celebrazione eucaristica, quale
fonte e culmine della sua vita e missione, risplende nel
rito liturgico in tutta la sua multiforme ricchezza. La
XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi,
svoltasi dal 2 al 23 ottobre 2005 in Vaticano, ha
espresso nei confronti di questa storia un profondo
ringraziamento a Dio, riconoscendo operante in essa la
guida dello Spirito Santo. In particolare, i Padri
sinodali hanno constatato e ribadito il benefico
influsso che la riforma liturgica attuata a partire dal
Concilio ecumenico Vaticano II ha avuto per la vita
della Chiesa.(5) Il Sinodo dei Vescovi ha avuto la
possibilità di valutare la sua ricezione dopo l'Assise
conciliare. Moltissimi sono stati gli apprezzamenti. Le
difficoltà ed anche taluni abusi rilevati, è stato
affermato, non possono oscurare la bontà e la validità
del rinnovamento liturgico, che contiene ancora
ricchezze non pienamente esplorate. Si tratta in
concreto di leggere i cambiamenti voluti dal Concilio
all'interno dell'unità che caratterizza lo sviluppo
storico del rito stesso, senza introdurre artificiose
rotture.(6)
Il Sinodo dei Vescovi e
l'Anno dell'Eucaristia
4. È necessario inoltre
sottolineare il rapporto del recente Sinodo dei Vescovi
sull'Eucaristia con quanto è accaduto negli ultimi anni
nella vita della Chiesa. Innanzitutto, dobbiamo
ricollegarci idealmente al Grande Giubileo del 2000, con
il quale il mio amato Predecessore, il servo di Dio
Giovanni Paolo II, ha introdotto la Chiesa nel terzo
millennio cristiano. L'Anno Giubilare è stato
indubbiamente caratterizzato in senso fortemente
eucaristico. Non si può poi dimenticare che il Sinodo
dei Vescovi è stato preceduto, ed in un certo senso
anche preparato, dall'Anno dell'Eucaristia, voluto con
grande lungimiranza da Giovanni Paolo II per tutta la
Chiesa. Tale periodo, iniziato con il Congresso
Eucaristico Internazionale a Guadalajara nell'ottobre
2004, si è concluso il 23 Ottobre 2005, al termine della
XI Assemblea Sinodale, con la canonizzazione di cinque
Beati, che si sono particolarmente distinti per la pietà
eucaristica: il Vescovo Józef Bilczewski, i presbiteri
Gaetano Catanoso, Zygmunt Gorazdowski e Alberto Hurtado
Cruchaga, e il religioso cappuccino Felice da Nicosia.
Grazie agli insegnamenti proposti da Giovanni Paolo II
nella Lettera apostolica Mane nobiscum Domine (7) e ai
preziosi suggerimenti della Congregazione per il Culto
Divino e la Disciplina dei Sacramenti,(8) sono state
numerose le iniziative che le diocesi e le diverse
realtà ecclesiali hanno intrapreso per risvegliare ed
accrescere nei credenti la fede eucaristica, per
migliorare la cura delle celebrazioni e promuovere
l'adorazione eucaristica, per incoraggiare una fattiva
solidarietà che partendo dall'Eucaristia raggiungesse i
bisognosi. Infine, è necessario menzionare l'importanza
dell'ultima Enciclica del mio venerato Predecessore,
Ecclesia de Eucharistia (9), con la quale egli ci ha
lasciato un sicuro riferimento magisteriale sulla
dottrina eucaristica e un'ultima testimonianza circa il
posto centrale che questo divino Sacramento occupava
nella sua esistenza.
Scopo della presente
Esortazione
5. Questa Esortazione
apostolica postsinodale ha lo scopo di riprendere la
multiforme ricchezza di riflessioni e proposte emerse
nella recente Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo
dei Vescovi, – a partire dai Lineamenta fino alle
Propositiones, passando attraverso l'Instrumentum
laboris, le Relationes ante et post disceptationem, gli
interventi dei Padri sinodali, degli auditores e dei
delegati fraterni –, nell'intento di esplicitare alcune
fondamentali linee di impegno, volte a destare nella
Chiesa nuovo impulso e fervore eucaristico. Consapevoli
del vasto patrimonio dottrinale e disciplinare
accumulato nel corso dei secoli intorno a questo
Sacramento,(10) nel presente documento desidero
soprattutto raccomandare, accogliendo il voto dei Padri
sinodali,(11) che il popolo cristiano approfondisca la
relazione tra il Mistero eucaristico, l'azione liturgica
e il nuovo culto spirituale derivante dall'Eucaristia,
quale sacramento della carità. In questa prospettiva
intendo porre la presente Esortazione in relazione con
la mia prima Lettera enciclica Deus caritas est, nella
quale ho parlato più volte del sacramento
dell'Eucaristia per sottolineare il suo rapporto con
l'amore cristiano, sia in riferimento a Dio che al
prossimo: « Il Dio incarnato ci attrae tutti a sé. Da
ciò si comprende come agape sia ora diventata anche un
nome dell'Eucaristia: in essa l'agape di Dio viene a noi
corporalmente per continuare il suo operare in noi e
attraverso di noi » (12).
PRIMA PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA
CREDERE
« Questa è l'opera di Dio:
credere in colui
che egli ha mandato » (Gv
6,29)
La fede eucaristica della
Chiesa
6. « Mistero della fede!
». Con questa espressione pronunciata immediatamente
dopo le parole della consacrazione, il sacerdote
proclama il mistero celebrato e manifesta il suo stupore
di fronte alla conversione sostanziale del pane e del
vino nel corpo e nel sangue del Signore Gesù, una realtà
che supera ogni comprensione umana. In effetti,
l'Eucaristia è per eccellenza « mistero della fede »: «
è il compendio e la somma della nostra fede ».(13) La
fede della Chiesa è essenzialmente fede eucaristica e si
alimenta in modo particolare alla mensa dell'Eucaristia.
La fede e i Sacramenti sono due aspetti complementari
della vita ecclesiale. Suscitata dall'annuncio della
Parola di Dio, la fede è nutrita e cresce nell'incontro
di grazia col Signore risorto che si realizza nei
Sacramenti: « La fede si esprime nel rito e il rito
rafforza e fortifica la fede ».(14) Per questo, il
Sacramento dell'altare sta sempre al centro della vita
ecclesiale; « grazie all'Eucaristia la Chiesa rinasce
sempre di nuovo! ».(15) Quanto più viva è la fede
eucaristica nel Popolo di Dio, tanto più profonda è la
sua partecipazione alla vita ecclesiale mediante la
convinta adesione alla missione che Cristo ha affidato
ai suoi discepoli. Di ciò è testimone la stessa storia
della Chiesa. Ogni grande riforma è legata, in qualche
modo, alla riscoperta della fede nella presenza
eucaristica del Signore in mezzo al suo popolo.
Santissima Trinità ed
Eucaristia
Il pane disceso dal cielo
7. La prima realtà della
fede eucaristica è il mistero stesso di Dio, amore
trinitario. Nel dialogo di Gesù con Nicodemo, troviamo
un'espressione illuminante a questo proposito: « Dio ha
tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito,
perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita
eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per
giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per
mezzo di lui » (Gv 3,16-17). Queste parole mostrano la
radice ultima del dono di Dio. Gesù nell'Eucaristia dà
non « qualche cosa » ma se stesso; egli offre il suo
corpo e versa il suo sangue. In tal modo dona la
totalità della propria esistenza, rivelando la fonte
originaria di questo amore. Egli è l'eterno Figlio dato
per noi dal Padre. Nel Vangelo ascoltiamo ancora Gesù
che, dopo aver sfamato la moltitudine con la
moltiplicazione dei pani e dei pesci, ai suoi
interlocutori che lo avevano seguito fino alla sinagoga
di Cafarnao, dice: « Il Padre mio vi dà il pane dal
cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende
dal cielo e dà la vita al mondo » (Gv 6,32-33), ed
arriva ad identificare se stesso, la propria carne e il
proprio sangue, con quel pane: « Io sono il pane vivo,
disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in
eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita
del mondo » (Gv 6,51). Gesù si manifesta così come il
pane della vita, che l'eterno Padre dona agli uomini.
Dono gratuito della
Santissima Trinità
8. Nell'Eucaristia si
rivela il disegno di amore che guida tutta la storia
della salvezza (cfr Ef 1,10; 3,8-11). In essa il Deus
Trinitas, che in se stesso è amore (cfr 1 Gv 4,7-8), si
coinvolge pienamente con la nostra condizione umana. Nel
pane e nel vino, sotto le cui apparenze Cristo si dona a
noi nella cena pasquale (cfr Lc 22,14-20; 1 Cor 11,23-
26), è l'intera vita divina che ci raggiunge e si
partecipa a noi nella forma del Sacramento. Dio è
comunione perfetta di amore tra il Padre, il Figlio e lo
Spirito Santo. Già nella creazione l'uomo è chiamato a
condividere in qualche misura il soffio vitale di Dio (cfr
Gn 2,7). Ma è in Cristo morto e risorto e nell'effusione
dello Spirito Santo, dato senza misura (cfr Gv 3,34),
che siamo resi partecipi dell'intimità divina.(16) Gesù
Cristo, dunque, che « con uno Spirito eterno offrì se
stesso senza macchia a Dio » (Eb 9,14), nel dono
eucaristico ci comunica la stessa vita divina. Si tratta
di un dono assolutamente gratuito, che risponde soltanto
alle promesse di Dio, compiute oltre ogni misura. La
Chiesa accoglie, celebra, adora questo dono in fedele
obbedienza. Il « mistero della fede » è mistero di amore
trinitario, al quale siamo per grazia chiamati a
partecipare. Anche noi dobbiamo pertanto esclamare con
sant'Agostino « Se vedi la carità, vedi la Trinità
».(17)
Eucaristia: Gesù vero
Agnello immolato
La nuova ed eterna
alleanza nel sangue dell'Agnello
9. La missione per la
quale Gesù è venuto fra noi giunge a compimento nel
Mistero pasquale. Dall'alto della croce, dalla quale
attira tutti a sé (cfr Gv 12,32), prima di « consegnare
lo Spirito », Egli dice: « Tutto è compiuto » (Gv
19,30). Nel mistero della sua obbedienza fino alla
morte, e alla morte di croce (cfr Fil 2,8), si è
compiuta la nuova ed eterna alleanza. La libertà di Dio
e la libertà dell'uomo si sono definitivamente
incontrate nella sua carne crocifissa in un patto
indissolubile, valido per sempre. Anche il peccato
dell'uomo è stato espiato una volta per tutte dal Figlio
di Dio (cfr Eb 7,27; 1 Gv 2,2; 4,10). Come ho già avuto
modo di affermare, « nella sua morte in croce si compie
quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli si
dona per rialzare l'uomo e salvarlo – amore, questo,
nella sua forma più radicale ».(18) Nel Mistero pasquale
si è realizzata davvero la nostra liberazione dal male e
dalla morte. Nell'istituzione dell'Eucaristia Gesù
stesso aveva parlato della « nuova ed eterna alleanza »,
stipulata nel suo sangue versato (cfr Mt 26,28; Mc
14,24; Lc 22,20). Questo scopo ultimo della sua missione
era già ben evidente all'inizio della sua vita pubblica.
Infatti, quando sulle rive del Giordano, Giovanni il
Battista vede Gesù venire verso di lui, esclama: « Ecco
l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del
mondo » (Gv 1,29). È significativo che la stessa
espressione ricorra, ogni volta che celebriamo la santa
Messa, nell'invito del sacerdote ad accostarsi
all'altare: « Beati gli invitati alla cena del Signore,
ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo ».
Gesù è il vero agnello pasquale che ha offerto
spontaneamente se stesso in sacrificio per noi,
realizzando così la nuova ed eterna alleanza.
L'Eucaristia contiene in sé questa radicale novità, che
si ripropone a noi in ogni celebrazione.(19)
L'istituzione
dell'Eucaristia
10. In tal modo siamo
portati a riflettere sull'istituzione dell'Eucaristia
nell'Ultima Cena. Ciò accadde nel contesto di una cena
rituale che costituiva il memoriale dell'avvenimento
fondante del popolo di Israele: la liberazione dalla
schiavitù dell'Egitto. Questa cena rituale, legata
all'immolazione degli agnelli (cfr Es 12,1-28.43-51),
era memoria del passato ma, nello stesso tempo, anche
memoria profetica, ossia annuncio di una liberazione
futura. Infatti, il popolo aveva sperimentato che quella
liberazione non era stata definitiva, poiché la sua
storia era ancora troppo segnata dalla schiavitù e dal
peccato. Il memoriale dell'antica liberazione si apriva
così alla domanda e all'attesa di una salvezza più
profonda, radicale, universale e definitiva. È in questo
contesto che Gesù introduce la novità del suo dono.
Nella preghiera di lode, la Berakah, Egli ringrazia il
Padre non solo per i grandi eventi della storia passata,
ma anche per la propria « esaltazione ». Istituendo il
sacramento dell'Eucaristia, Gesù anticipa ed implica il
Sacrificio della croce e la vittoria della risurrezione.
Al tempo stesso, Egli si rivela come il vero agnello
immolato, previsto nel disegno del Padre fin dalla
fondazione del mondo, come si legge nella Prima Lettera
di Pietro (cfr 1,18-20). Collocando in questo contesto
il suo dono, Gesù manifesta il senso salvifico della sua
morte e risurrezione, mistero che diviene realtà
rinnovatrice della storia e del cosmo intero.
L'istituzione dell'Eucaristia mostra, infatti, come
quella morte, di per sé violenta ed assurda, sia
diventata in Gesù supremo atto di amore e definitiva
liberazione dell'umanità dal male.
Figura transit in
veritatem
11. In questo modo Gesù
inserisce il suo novum radicale all'interno dell'antica
cena sacrificale ebraica. Quella cena per noi cristiani
non è più necessario ripeterla. Come giustamente dicono
i Padri, figura transit in veritatem: ciò che annunciava
le realtà future ha ora lasciato il posto alla verità
stessa. L'antico rito si è compiuto ed è stato superato
definitivamente attraverso il dono d'amore del Figlio di
Dio incarnato. Il cibo della verità, Cristo immolato per
noi, dat ... figuris terminum.(20) Con il comando « Fate
questo in memoria di me » (Lc 22,19; 1 Cor 11,25), Egli
ci chiede di corrispondere al suo dono e di
rappresentarlo sacramentalmente. Con queste parole,
pertanto, il Signore esprime, per così dire, l'attesa
che la sua Chiesa, nata dal suo sacrificio, accolga
questo dono, sviluppando sotto la guida dello Spirito
Santo la forma liturgica del Sacramento. Il memoriale
del suo dono perfetto, infatti, non consiste nella
semplice ripetizione dell'Ultima Cena, ma propriamente
nell'Eucaristia, ossia nella novità radicale del culto
cristiano. Gesù ci ha così lasciato il compito di
entrare nella sua « ora »: « L'Eucaristia ci attira
nell'atto oblativo di Gesù. Noi non riceviamo soltanto
in modo statico il Logos incarnato, ma veniamo coinvolti
nella dinamica della sua donazione ».(21) Egli « ci
attira dentro di sé ».(22) La conversione sostanziale
del pane e del vino nel suo corpo e nel suo sangue pone
dentro la creazione il principio di un cambiamento
radicale, come una sorta di « fissione nucleare », per
usare un'immagine a noi oggi ben nota, portata nel più
intimo dell'essere, un cambiamento destinato a suscitare
un processo di trasformazione della realtà, il cui
termine ultimo sarà la trasfigurazione del mondo intero,
fino a quella condizione in cui Dio sarà tutto in tutti
(cfr 1 Cor 15,28).
Lo Spirito Santo e l'
Eucaristia
Gesù e lo Spirito Santo
12. Con la sua parola e
con il pane ed il vino il Signore stesso ci ha offerto
gli elementi essenziali del culto nuovo. La Chiesa, sua
Sposa, è chiamata a celebrare il convito eucaristico
giorno dopo giorno in memoria di Lui. Essa inscrive così
il sacrificio redentore del suo Sposo nella storia degli
uomini e lo rende presente sacramentalmente in tutte le
culture. Questo grande mistero viene celebrato nelle
forme liturgiche che la Chiesa, guidata dallo Spirito
Santo, sviluppa nel tempo e nello spazio.(23) A tale
proposito è necessario risvegliare in noi la
consapevolezza del ruolo decisivo esercitato dallo
Spirito Santo nello sviluppo della forma liturgica e
nell'approfondimento dei divini misteri. Il Paraclito,
primo dono ai credenti,(24) operante già nella creazione
(cfr Gn 1,2), è pienamente presente in tutta l'esistenza
del Verbo incarnato: Gesù Cristo, infatti, è concepito
dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo (cfr
Mt 1,18; Lc 1,35); all'inizio della sua missione
pubblica, sulle rive del Giordano, lo vede scendere su
di sé in forma di colomba (cfr Mt 3,16 e par); in questo
stesso Spirito agisce, parla ed esulta (cfr Lc 10,21);
ed è in Lui che egli può offrire se stesso (cfr Eb
9,14). Nei cosiddetti « discorsi di addio », riportati
da Giovanni, Gesù mette in chiara relazione il dono
della sua vita nel mistero pasquale con il dono dello
Spirito ai suoi (cfr Gv 16,7). Una volta risorto,
portando nella sua carne i segni della passione, Egli
può effondere lo Spirito (cfr Gv 20,22), rendendo i suoi
partecipi della sua stessa missione (cfr Gv 20,21). Sarà
poi lo Spirito ad insegnare ai discepoli ogni cosa e a
ricordare loro tutto ciò che Cristo ha detto (cfr Gv
14,26), perché spetta a Lui, in quanto Spirito di verità
(cfr Gv 15,26), introdurre i discepoli alla verità tutta
intera (cfr Gv 16,13). Nel racconto degli Atti lo
Spirito discende sugli Apostoli radunati in preghiera
con Maria nel giorno di Pentecoste (cfr 2,1-4), e li
anima alla missione di annunciare a tutti i popoli la
buona novella. Pertanto, è in forza dell'azione dello
Spirito che Cristo stesso rimane presente ed operante
nella sua Chiesa, a partire dal suo centro vitale che è
l'Eucaristia.
Spirito Santo e
Celebrazione eucaristica
13. In questo orizzonte si
comprende il ruolo decisivo dello Spirito Santo nella
Celebrazione eucaristica ed in particolare in
riferimento alla transustanziazione. La consapevolezza
di ciò è ben documentabile nei Padri della Chiesa. San
Cirillo di Gerusalemme, nelle sue Catechesi, ricorda che
noi « invochiamo Dio misericordioso di inviare il suo
Santo Spirito sulle oblate che ci stanno dinanzi,
affinché Egli trasformi il pane in corpo di Cristo e il
vino in sangue di Cristo. Ciò che lo Spirito Santo tocca
è santificato e trasformato totalmente ».(25) Anche san
Giovanni Crisostomo rileva che il sacerdote invoca lo
Spirito Santo quando celebra il Sacrificio: (26) come
Elia, il ministro – egli dice – attira lo Spirito Santo
affinché « discendendo la grazia sulla vittima si
accendano per mezzo di essa le anime di tutti ».(27) È
quanto mai necessaria per la vita spirituale dei fedeli
una coscienza più chiara della ricchezza dell'anafora:
insieme alle parole pronunciate da Cristo nell'Ultima
Cena, essa contiene l'epiclesi, quale invocazione al
Padre perché faccia discendere il dono dello Spirito
affinché il pane e il vino diventino il corpo ed il
sangue di Gesù Cristo e perché « la comunità tutta
intera diventi sempre più corpo di Cristo ».(28) Lo
Spirito, invocato dal celebrante sui doni del pane e del
vino posti sull'altare, è il medesimo che riunisce i
fedeli « in un solo corpo », rendendoli un'offerta
spirituale gradita al Padre.(29)
Eucaristia e Chiesa
Eucaristia principio
causale della Chiesa
14. Attraverso il
Sacramento eucaristico Gesù coinvolge i fedeli nella sua
stessa « ora »; in tal modo Egli ci mostra il legame che
ha voluto tra sé e noi, tra la sua persona e la Chiesa.
Infatti, Cristo stesso nel sacrificio della croce ha
generato la Chiesa come sua sposa e suo corpo. I Padri
della Chiesa hanno lungamente meditato sulla relazione
tra l'origine di Eva dal fianco di Adamo dormiente (cfr
Gn 2,21-23) e della nuova Eva, la Chiesa, dal fianco
aperto di Cristo, immerso nel sonno della morte: dal
costato trafitto, racconta Giovanni, uscì sangue ed
acqua (cfr Gv 19,34), simbolo dei sacramenti.(30) Uno
sguardo contemplativo « a colui che hanno trafitto » (Gv
19,37) ci porta a considerare il legame causale tra il
sacrificio di Cristo, l'Eucaristia e la Chiesa. La
Chiesa, in effetti, « vive dell'Eucaristia ».(31) Poiché
in essa si rende presente il sacrificio redentore di
Cristo, si deve innanzitutto riconoscere che « c'è un
influsso causale dell'Eucaristia alle origini stesse
della Chiesa ».(32) L'Eucaristia è Cristo che si dona a
noi, edificandoci continuamente come suo corpo.
Pertanto, nella suggestiva circolarità tra Eucaristia
che edifica la Chiesa e Chiesa stessa che fa
l'Eucaristia,(33) la causalità primaria è quella
espressa nella prima formula: la Chiesa può celebrare e
adorare il mistero di Cristo presente nell'Eucaristia
proprio perché Cristo stesso si è donato per primo ad
essa nel sacrificio della Croce. La possibilità per la
Chiesa di « fare » l'Eucaristia è tutta radicata nella
donazione che Cristo le ha fatto di se stesso. Anche qui
scopriamo un aspetto convincente della formula di san
Giovanni: « Egli ci ha amati per primo » (1 Gv 4,19).
Così anche noi in ogni celebrazione confessiamo il
primato del dono di Cristo. L'influsso causale
dell'Eucaristia all'origine della Chiesa rivela in
definitiva la precedenza non solo cronologica ma anche
ontologica del suo averci amati « per primo ». Egli è
per l'eternità colui che ci ama per primo.
Eucaristia e comunione
ecclesiale
15. L'Eucaristia, dunque,
è costitutiva dell'essere e dell'agire della Chiesa. Per
questo l'antichità cristiana designava con le stesse
parole Corpus Christi il Corpo nato dalla Vergine Maria,
il Corpo eucaristico e il Corpo ecclesiale di
Cristo.(34) Questo dato ben presente nella tradizione ci
aiuta ad accrescere in noi la consapevolezza
dell'inseparabilità tra Cristo e la Chiesa. Il Signore
Gesù, offrendo se stesso in sacrificio per noi, ha
efficacemente preannunciato nel suo dono il mistero
della Chiesa. È significativo che la seconda preghiera
eucaristica, invocando il Paraclito, formuli in questo
modo la preghiera per l'unità della Chiesa: « per la
comunione al corpo e al sangue di Cristo lo Spirito
Santo ci riunisca in un solo corpo ». Questo passaggio
fa ben comprendere come la res del Sacramento
eucaristico sia l'unità dei fedeli nella comunione
ecclesiale. L'Eucaristia si mostra così alla radice
della Chiesa come mistero di comunione.(35)
Sulla relazione tra
Eucaristia e communio aveva già attirato l'attenzione il
servo di Dio Giovanni Paolo II nella sua Enciclica
Ecclesia de Eucharistia. Egli ha parlato del memoriale
di Cristo come della « suprema manifestazione
sacramentale della comunione nella Chiesa ».(36) L'unità
della comunione ecclesiale si rivela concretamente nelle
comunità cristiane e si rinnova nell'atto eucaristico
che le unisce e le differenzia in Chiese particolari, «
in quibus et ex quibus una et unica Ecclesia catholica
exsistit ».(37) Proprio la realtà dell'unica Eucaristia
che viene celebrata in ogni Diocesi intorno al proprio
Vescovo ci fa comprendere come le stesse Chiese
particolari sussistano in e ex Ecclesia. Infatti, «
l'unicità e indivisibilità del Corpo eucaristico del
Signore implica l'unicità del suo Corpo mistico, che è
la Chiesa una ed indivisibile. Dal centro eucaristico
sorge la necessaria apertura di ogni comunità
celebrante, di ogni Chiesa particolare: attratta tra le
braccia aperte del Signore, essa viene inserita nel suo
Corpo, unico ed indiviso ».(38) Per questo motivo nella
celebrazione dell'Eucaristia, ogni fedele si trova nella
sua Chiesa, cioè nella Chiesa di Cristo. In questa
prospettiva eucaristica, adeguatamente compresa, la
comunione ecclesiale si rivela realtà per natura sua
cattolica.(39) Sottolineare questa radice eucaristica
della comunione ecclesiale può contribuire efficacemente
anche al dialogo ecumenico con le Chiese e con le
Comunità ecclesiali non in piena comunione con la Sede
di Pietro. Infatti, l'Eucaristia stabilisce
obiettivamente un forte legame di unità tra la Chiesa
cattolica e le Chiese ortodosse, che hanno conservato la
genuina e integra natura del mistero dell'Eucaristia. Al
tempo stesso, il rilievo dato al carattere ecclesiale
dell'Eucaristia può diventare elemento privilegiato nel
dialogo anche con le Comunità nate dalla Riforma.(40)
Eucaristia e Sacramenti
Sacramentalità della
Chiesa
16. Il Concilio Vaticano
II ha ricordato che « tutti i Sacramenti, come pure
tutti i ministeri ecclesiastici e le opere d'apostolato,
sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa
sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è
racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo
stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante
la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e
vivificante, dà vita agli uomini, i quali sono in tal
modo invitati e indotti a offrire assieme a Lui se
stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create ».(41)
Questa relazione intima dell'Eucaristia con tutti gli
altri Sacramenti e con l'esistenza cristiana è compresa
nella sua radice quando si contempla il mistero della
Chiesa stessa come sacramento.(42) A questo proposito il
Concilio Vaticano II ha affermato che « la Chiesa è, in
Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e
lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di
tutto il genere umano ».(43) Essa, in quanto « popolo –
come dice san Cipriano – adunato dall'unità del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo »,(44) è sacramento
della comunione trinitaria.
Il fatto che la Chiesa sia
« sacramento universale di salvezza »(45) mostra come
l'« economia » sacramentale determini ultimamente il
modo in cui Cristo, unico Salvatore, mediante lo Spirito
raggiunge la nostra esistenza nella specificità delle
sue circostanze. La Chiesa si riceve e insieme si
esprime nei sette Sacramenti, attraverso i quali la
grazia di Dio influenza concretamente l'esistenza dei
fedeli affinché tutta la vita, redenta da Cristo,
diventi culto gradito a Dio. In questa prospettiva
desidero qui sottolineare alcuni elementi, messi in
evidenza dai Padri sinodali, che possono aiutare a
cogliere la relazione di tutti i Sacramenti con il
Mistero eucaristico.
I. Eucaristia e
iniziazione cristiana
Eucaristia, pienezza
dell'iniziazione cristiana
17. Se davvero
l'Eucaristia è fonte e culmine della vita e della
missione della Chiesa, ne consegue innanzitutto che il
cammino di iniziazione cristiana ha come suo punto di
riferimento la possibilità di accedere a tale
sacramento. A questo proposito, come hanno detto i Padri
sinodali, dobbiamo chiederci se nelle nostre comunità
cristiane sia sufficientemente percepito lo stretto
legame tra Battesimo, Confermazione ed Eucaristia.(46)
Non bisogna mai dimenticare, infatti, che veniamo
battezzati e cresimati in ordine all'Eucaristia. Tale
dato implica l'impegno di favorire nella prassi
pastorale una comprensione più unitaria del percorso di
iniziazione cristiana. Il sacramento del Battesimo, con
il quale siamo resi conformi a Cristo,(47) incorporati
nella Chiesa e resi figli di Dio, costituisce la porta
di accesso a tutti i Sacramenti. Con esso veniamo
inseriti nell'unico Corpo di Cristo (cfr 1 Cor 12,13),
popolo sacerdotale. Tuttavia è la partecipazione al
Sacrificio eucaristico a perfezionare in noi quanto ci è
donato nel Battesimo. Anche i doni dello Spirito sono
dati per l'edificazione del Corpo di Cristo (1 Cor 12) e
per la maggiore testimonianza evangelica nel mondo.(48)
Pertanto la santissima Eucaristia porta a pienezza
l'iniziazione cristiana e si pone come centro e fine di
tutta la vita sacramentale.(49)
L'ordine dei Sacramenti
dell'iniziazione
18. A questo riguardo è
necessario porre attenzione al tema dell'ordine dei
Sacramenti dell'iniziazione. Nella Chiesa vi sono
tradizioni differenti. Tale diversità si manifesta con
evidenza nelle consuetudini ecclesiali dell'Oriente,(50)
e nella stessa prassi occidentale per quanto concerne
l'iniziazione degli adulti,(51) rispetto a quella dei
bambini.(52) Tuttavia tali differenziazioni non sono
propriamente di ordine dogmatico, ma di carattere
pastorale. Concretamente, è necessario verificare quale
prassi possa in effetti aiutare meglio i fedeli a
mettere al centro il sacramento dell'Eucaristia, come
realtà cui tutta l'iniziazione tende. In stretta
collaborazione con i competenti Dicasteri della Curia
Romana le Conferenze Episcopali verifichino l'efficacia
degli attuali percorsi di iniziazione, affinché il
cristiano dall'azione educativa delle nostre comunità
sia aiutato a maturare sempre di più, giungendo ad
assumere nella sua vita un'impostazione autenticamente
eucaristica, così da essere in grado di dare ragione
della propria speranza in modo adeguato per il nostro
tempo (cfr 1Pt 3,15).
Iniziazione, comunità
ecclesiale e famiglia
19. Occorre tenere sempre
presente che l'intera iniziazione cristiana è cammino di
conversione da compiere con l'aiuto di Dio ed in
costante riferimento alla comunità ecclesiale, sia
quando è l'adulto a chiedere di entrare nella Chiesa,
come avviene nei luoghi di prima evangelizzazione e in
tante zone secolarizzate, oppure quando i genitori
chiedono i Sacramenti per i loro figli. A questo
proposito, desidero portare l'attenzione soprattutto sul
rapporto tra iniziazione cristiana e famiglia.
Nell'opera pastorale si deve associare sempre la
famiglia cristiana all'itinerario di iniziazione.
Ricevere il Battesimo, la Cresima ed accostarsi per la
prima volta all'Eucaristia sono momenti decisivi non
solo per la persona che li riceve ma anche per l'intera
famiglia, la quale deve essere sostenuta nel suo compito
educativo dalla comunità ecclesiale, nelle sue varie
componenti.(53) Qui vorrei sottolineare la rilevanza
della prima Comunione. In tantissimi fedeli questo
giorno rimane giustamente impresso nella memoria come il
primo momento in cui, seppur ancora in modo iniziale, si
è percepita l'importanza dell'incontro personale con
Gesù. La pastorale parrocchiale deve valorizzare
adeguatamente questa occasione così significativa.
II. Eucaristia e
sacramento della Riconciliazione
Loro nesso intrinseco
20. Giustamente, i Padri
sinodali hanno affermato che l'amore all'Eucaristia
porta ad apprezzare sempre più anche il sacramento della
Riconciliazione (54). A causa del legame tra questi
sacramenti, un'autentica catechesi riguardo al senso
dell'Eucaristia non può essere disgiunta dalla proposta
di un cammino penitenziale (cfr 1 Cor 11,27-29). Certo,
constatiamo come nel nostro tempo i fedeli si trovino
immersi in una cultura che tende a cancellare il senso
del peccato (55), favorendo un atteggiamento
superficiale, che porta a dimenticare la necessità di
essere in grazia di Dio per accostarsi degnamente alla
comunione sacramentale (56). In realtà, perdere la
coscienza del peccato comporta sempre anche una certa
superficialità nell'intendere l'amore stesso di Dio.
Giova molto ai fedeli richiamare quegli elementi che,
all'interno del rito della santa Messa, esplicitano la
coscienza del proprio peccato e, contemporaneamente,
della misericordia di Dio (57). Inoltre, la relazione
tra Eucaristia e Riconciliazione ci ricorda che il
peccato non è mai una realtà esclusivamente individuale;
esso comporta sempre anche una ferita all'interno della
comunione ecclesiale, nella quale siamo inseriti grazie
al Battesimo. Per questo la Riconciliazione, come
dicevano i Padri della Chiesa, è laboriosus quidam
baptismus,(58) sottolineando in tal modo che l'esito del
cammino di conversione è anche il ristabilimento della
piena comunione ecclesiale, che si esprime nel
riaccostarsi all'Eucaristia.(59)
Alcune attenzioni
pastorali
21. Il Sinodo ha ricordato
che è compito pastorale del Vescovo promuovere nella
propria Diocesi un deciso recupero della pedagogia della
conversione che nasce dalla Eucaristia e favorire tra i
fedeli la confessione frequente. Tutti i sacerdoti si
dedichino con generosità, impegno e competenza
all'amministrazione del sacramento della
Riconciliazione.(60) A questo proposito si deve fare
attenzione a che i confessionali nelle nostre chiese
siano ben visibili ed espressivi del significato di
questo Sacramento. Chiedo ai Pastori di vigilare
attentamente sulla celebrazione del sacramento della
Riconciliazione, limitando la prassi dell'assoluzione
generale esclusivamente ai casi previsti,(61) essendo
solo quella personale la forma ordinaria.(62) Di fronte
alla necessità di riscoprire il perdono sacramentale, in
tutte le Diocesi vi sia sempre il Penitenziere.(63)
Infine, alla nuova presa di coscienza della relazione
tra Eucaristia e Riconciliazione può essere di valido
aiuto una equilibrata ed approfondita prassi
dell'indulgenza, lucrata per sé o per i defunti. Con
essa si ottiene « la remissione davanti a Dio della pena
temporale
per i peccati, già rimessi
quanto alla colpa ».(64) L'uso delle indulgenze ci aiuta
a comprendere che con le nostre sole forze non saremmo
capaci di riparare al male compiuto e che i peccati di
ciascuno recano danno a tutta la comunità; inoltre, la
pratica dell'indulgenza, implicando oltre alla dottrina
degli infiniti meriti di Cristo anche quella della
comunione dei santi, ci dice « quanto intimamente siamo
uniti in Cristo gli uni con gli altri e quanto la vita
soprannaturale di ciascuno possa giovare agli altri
».(65) Poiché la sua stessa forma prevede, tra le
condizioni, l'accostarsi alla confessione e alla
comunione sacramentale, la sua pratica può sostenere
efficacemente i fedeli nel cammino di conversione e
nella scoperta della centralità dell'Eucaristia nella
vita cristiana.
III. Eucaristia e Unzione
degli infermi
22. Gesù non ha soltanto
inviato i suoi discepoli a curare gli infermi (cfr Mt
10,8; Lc 9,2; 10,9), ma ha anche istituito per loro uno
specifico sacramento: l'Unzione degli infermi.(66) La
Lettera di Giacomo ci attesta la presenza di questo
gesto sacramentale già nella prima comunità cristiana (cfr
5,14-16). Se l'Eucaristia mostra come le sofferenze e la
morte di Cristo siano state trasformate in amore,
l'Unzione degli infermi, da parte sua, associa il
sofferente all'offerta che Cristo ha fatto di sé per la
salvezza di tutti, così che anch'egli possa, nel mistero
della comunione dei santi, partecipare alla redenzione
del mondo. La relazione tra questi Sacramenti si
manifesta, inoltre, di fronte all'aggravarsi della
malattia: « A coloro che stanno per lasciare questa
vita, la Chiesa offre, oltre all'Unzione degli infermi,
l'Eucaristia come viatico ».(67) Nel passaggio al Padre,
la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo si manifesta
come seme di vita eterna e potenza di risurrezione: «
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita
eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno » (Gv
6,54). Poiché il Santo Viatico schiude all'infermo la
pienezza del mistero pasquale, è necessario assicurarne
la pratica.(68) L'attenzione e la cura pastorale verso
coloro che si trovano nella malattia ridonda sicuramente
a vantaggio spirituale di tutta la comunità, sapendo che
quanto avremo fatto al più piccolo lo avremo fatto a
Gesù stesso (cfr Mt 25,40).
IV. Eucaristia e
sacramento dell'Ordine
In persona Christi capitis
23. Il nesso intrinseco
fra Eucaristia e sacramento dell'Ordine risulta dalle
parole stesse di Gesù nel Cenacolo: « Fate questo in
memoria di me » (Lc 22,19). Gesù, infatti, alla vigilia
della sua morte, ha istituito l'Eucaristia e fondato
allo stesso tempo il sacerdozio della Nuova Alleanza.
Egli è sacerdote, vittima ed altare: mediatore tra Dio
Padre ed il popolo (cfr Eb 5,5-10), vittima di
espiazione (cfr 1 Gv 2,2; 4,10) che offre se stessa
sull'altare della croce. Nessuno può dire « questo è il
mio corpo » e « questo è il calice del mio sangue » se
non nel nome e nella persona di Cristo, unico sommo
sacerdote della nuova ed eterna Alleanza (cfr Eb 8-9).
Il Sinodo dei Vescovi già in altre assemblee aveva messo
a tema il Sacerdozio ordinato, sia per quanto riguarda
l'identità del ministero(69) sia per la formazione dei
candidati.(70) In questa circostanza, alla luce del
dialogo avvenuto all'interno dell'ultima Assemblea
sinodale, mi preme richiamare alcuni valori relativi al
rapporto tra Sacramento eucaristico e Ordine.
Innanzitutto è necessario ribadire che il legame tra
l'Ordine sacro e l'Eucaristia è visibile proprio nella
Messa presieduta dal Vescovo o dal presbitero in persona
di Cristo capo.
La dottrina della Chiesa
fa dell'ordinazione sacerdotale la condizione
imprescindibile per la celebrazione valida
dell'Eucaristia.(71) Infatti, « nel servizio ecclesiale
del ministro ordinato è Cristo stesso che è presente
alla sua Chiesa, in quanto Capo del suo corpo, Pastore
del suo gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore
».(72) Certamente il ministro ordinato « agisce anche a
nome di tutta la Chiesa allorché presenta a Dio la
preghiera della Chiesa e soprattutto quando offre il
sacrificio eucaristico ».(73) È necessario, pertanto,
che i sacerdoti abbiano coscienza che tutto il loro
ministero non deve mai mettere in primo piano loro
stessi o le loro opinioni, ma Gesù Cristo. Contraddice
l'identità sacerdotale ogni tentativo di porre se stessi
come protagonisti dell'azione liturgica. Il sacerdote è
più che mai servo e deve impegnarsi continuamente ad
essere segno che, come strumento docile nelle mani di
Cristo, rimanda a Lui. Ciò si esprime particolarmente
nell'umiltà con la quale il sacerdote guida l'azione
liturgica, in obbedienza al rito, corrispondendovi con
il cuore e la mente, evitando tutto ciò che possa dare
la sensazione di un proprio inopportuno protagonismo.
Raccomando, pertanto, al clero di approfondire sempre la
coscienza del proprio ministero eucaristico come umile
servizio a Cristo e alla sua Chiesa. Il sacerdozio, come
diceva sant'Agostino, è amoris officium,(74) è l'ufficio
del buon pastore, che offre la vita per le pecore (cfr
Gv 10,14-15).
Eucaristia e celibato
sacerdotale
24. I Padri sinodali hanno
voluto sottolineare che il sacerdozio ministeriale
richiede, attraverso l'Ordinazione, la piena
configurazione a Cristo. Pur nel rispetto della
differente prassi e tradizione orientale, è necessario
ribadire il senso profondo del celibato sacerdotale,
ritenuto giustamente una ricchezza inestimabile, e
confermato anche dalla prassi orientale di scegliere i
Vescovi solo tra coloro che vivono nel celibato e che
tiene in grande onore la scelta del celibato operata da
numerosi presbiteri. In tale scelta del sacerdote,
infatti, trovano peculiare espressione la dedizione che
lo conforma a Cristo e l'offerta esclusiva di se stesso
per il Regno di Dio.(75) Il fatto che Cristo stesso,
sacerdote in eterno, abbia vissuto la sua missione fino
al sacrificio della croce nello stato di verginità
costituisce il punto di riferimento sicuro per cogliere
il senso della tradizione della Chiesa latina a questo
proposito. Pertanto, non è sufficiente comprendere il
celibato sacerdotale in termini meramente funzionali. In
realtà, esso rappresenta una speciale conformazione allo
stile di vita di Cristo stesso. Tale scelta è
innanzitutto sponsale; è immedesimazione con il cuore di
Cristo Sposo che dà la vita per la sua Sposa. In unità
con la grande tradizione ecclesiale, con il Concilio
Vaticano II (76) e con i Sommi Pontefici miei
predecessori (77), ribadisco la bellezza e l'importanza
di una vita sacerdotale vissuta nel celibato come segno
espressivo della dedizione totale ed esclusiva a Cristo,
alla Chiesa e al Regno di Dio, e ne confermo quindi
l'obbligatorietà per la tradizione latina. Il celibato
sacerdotale vissuto con maturità, letizia e dedizione è
una grandissima benedizione per la Chiesa e per la
stessa società.
Scarsità di clero e
pastorale vocazionale
25. A proposito del legame
tra sacramento dell'Ordine ed Eucaristia, il Sinodo si è
soffermato sulla situazione di disagio che si viene a
creare in diverse Diocesi quando ci si trova a dover
fare i conti con la scarsità di sacerdoti. Ciò accade
non solo in alcune zone di prima evangelizzazione, ma
anche in molti Paesi di lunga tradizione cristiana.
Certamente giova alla soluzione del problema una più
equa distribuzione del clero. Occorre dunque un lavoro
di sensibilizzazione capillare. I Vescovi coinvolgano
nelle necessità pastorali gli Istituti di Vita
Consacrata e le nuove realtà ecclesiali, nel rispetto
del carisma loro proprio, e sollecitino tutti i membri
del clero a una più grande disponibilità per servire la
Chiesa là dove ve ne sia bisogno, anche a costo di
sacrificio.(78) Inoltre, all'interno del Sinodo si è
anche discusso sulle attenzioni pastorali da mettere in
atto per favorire, soprattutto nei giovani, l'apertura
interiore alla vocazione sacerdotale. Tale situazione
non può trovare soluzione in semplici accorgimenti
pragmatici. Si deve evitare che i Vescovi, spinti da pur
comprensibili preoccupazioni funzionali per la mancanza
di clero, non svolgano un adeguato discernimento
vocazionale e ammettano alla formazione specifica e
all'ordinazione candidati che non possiedono le
caratteristiche necessarie per il servizio
sacerdotale.(79) Un clero non sufficientemente formato,
ammesso all'ordinazione senza il doveroso discernimento,
difficilmente potrà offrire una testimonianza atta a
suscitare in altri il desiderio di corrispondere con
generosità alla chiamata di Cristo. La pastorale
vocazionale, in realtà, deve coinvolgere tutta la
comunità cristiana in ogni suo ambito.(80) Ovviamente,
in questo capillare lavoro pastorale è inclusa anche
l'opera di sensibilizzazione delle famiglie, spesso
indifferenti se non addirittura contrarie all'ipotesi
della vocazione sacerdotale. Si aprano con generosità al
dono della vita ed educhino i figli ad essere
disponibili alla volontà di Dio. In sintesi, occorre
soprattutto avere il coraggio di proporre ai giovani la
radicalità della sequela di Cristo mostrandone il
fascino.
Gratitudine e speranza
26. Infine, è necessario
avere maggiore fede e speranza nella iniziativa divina.
Anche se in alcune regioni si registra scarsità di
clero, non deve mai venire meno la fiducia che Cristo
continui a suscitare uomini, i quali, abbandonata ogni
altra occupazione, si dedichino totalmente alla
celebrazione dei sacri misteri, alla predicazione del
Vangelo e al ministero pastorale. In questa circostanza
desidero dare voce alla gratitudine della Chiesa intera
per tutti i Vescovi e i presbiteri, che svolgono con
fedele dedizione ed impegno la propria missione.
Naturalmente il ringraziamento della Chiesa va anche ai
diaconi, cui sono imposte le mani « non per il
sacerdozio ma per il servizio ».(81) Come ha
raccomandato l'Assemblea del Sinodo, uno speciale grazie
rivolgo ai presbiteri fidei donum, che con competenza e
generosa dedizione edificano la comunità annunciandole
la Parola di Dio e spezzando il Pane della vita, senza
risparmiare energie nel servizio alla missione della
Chiesa.(82) Occorre ringraziare Dio per i tanti
sacerdoti che hanno sofferto fino al sacrificio della
vita per servire Cristo. In essi si rivela con
l'eloquenza dei fatti che cosa significhi essere
sacerdote sino in fondo. Si tratta di testimonianze
commoventi che possono ispirare tanti giovani a seguire
a loro volta Cristo ed a spendere la loro vita per gli
altri, trovando proprio così la vita vera.
V. Eucaristia e Matrimonio
Eucaristia, sacramento
sponsale
27. L'Eucaristia,
sacramento della carità, mostra un particolare rapporto
con l'amore tra l'uomo e la donna, uniti in matrimonio.
Approfondire questo legame è una necessità propria del
nostro tempo.(83) Il Papa Giovanni Paolo II ha avuto più
volte l'occasione di affermare il carattere sponsale
dell'Eucaristia ed il suo rapporto peculiare con il
sacramento del Matrimonio: « L'Eucaristia è il
sacramento della nostra redenzione. È il sacramento
dello Sposo, della Sposa ».(84) Del resto, « tutta la
vita cristiana porta il segno dell'amore sponsale di
Cristo e della Chiesa. Già il Battesimo, che introduce
nel Popolo di Dio, è un mistero nuziale: è per così dire
il lavacro delle nozze che precede il banchetto delle
nozze, l'Eucaristia ».(85) L'Eucaristia corrobora in
modo inesauribile l'unità e l'amore indissolubili di
ogni Matrimonio cristiano. In esso, in forza del
sacramento, il vincolo coniugale è intrinsecamente
connesso all'unità eucaristica tra Cristo sposo e la
Chiesa sposa (cfr Ef 5,31-32). Il reciproco consenso che
marito e moglie si scambiano in Cristo, e che li
costituisce in comunità di vita e di amore, ha anch'esso
una dimensione eucaristica. Infatti, nella teologia
paolina, l'amore sponsale è segno sacramentale
dell'amore di Cristo per la sua Chiesa, un amore che ha
il suo punto culminante nella Croce, espressione delle
sue « nozze » con l'umanità e, al contempo, origine e
centro dell'Eucaristia. Per questo la Chiesa manifesta
una particolare vicinanza spirituale a tutti coloro che
hanno fondato la loro famiglia sul sacramento del
Matrimonio.(86) La famiglia – chiesa domestica(87) – è
un ambito primario della vita della Chiesa, specialmente
per il ruolo decisivo nei confronti dell'educazione
cristiana dei figli.(88) In questo contesto il Sinodo ha
raccomandato anche di riconoscere la singolare missione
della donna nella famiglia e nella società, una missione
che va difesa, salvaguardata e promossa.(89) Il suo
essere sposa e madre costituisce una realtà
imprescindibile che non deve mai essere svilita.
Eucaristia e unicità del
matrimonio
28. È propriamente alla
luce di questa relazione intrinseca tra matrimonio,
famiglia ed Eucaristia che è possibile considerare
alcuni problemi pastorali. Il legame fedele,
indissolubile ed esclusivo che unisce Cristo e la
Chiesa, e che trova espressione sacramentale
nell'Eucaristia, si incontra con il dato antropologico
originario per cui l'uomo deve essere unito in modo
definitivo ad una sola donna e viceversa (cfr Gn 2,24;
Mt 19,5). In questo orizzonte di pensieri, il Sinodo dei
Vescovi ha affrontato il tema della prassi pastorale nei
confronti di chi incontra l'annuncio del Vangelo
provenendo da culture in cui è praticata la poligamia.
Coloro che si trovano in una tale situazione e che si
aprono alla fede cristiana devono essere aiutati ad
integrare il loro progetto umano nella novità radicale
di Cristo. Nel percorso di catecumenato, Cristo li
raggiunge nella loro condizione specifica e li chiama
alla piena verità dell'amore passando attraverso le
rinunce necessarie, in vista della comunione ecclesiale
perfetta. La Chiesa li accompagna con una pastorale
piena di dolcezza e insieme di fermezza,(90) soprattutto
mostrando loro la luce che dai misteri cristiani si
riverbera sulla natura e sugli affetti umani.
Eucaristia e
indissolubilità del matrimonio
29. Se l'Eucaristia
esprime l'irreversibilità dell'amore di Dio in Cristo
per la sua Chiesa, si comprende perché essa implichi, in
relazione al sacramento del Matrimonio, quella
indissolubilità alla quale ogni vero amore non può che
anelare.(91) Più che giustificata quindi l'attenzione
pastorale che il Sinodo ha riservato alle situazioni
dolorose in cui si trovano non pochi fedeli che, dopo
aver celebrato il sacramento del Matrimonio, hanno
divorziato e contratto nuove nozze. Si tratta di un
problema pastorale spinoso e complesso, una vera piaga
dell'odierno contesto sociale che intacca in misura
crescente gli stessi ambienti cattolici. I Pastori, per
amore della verità, sono obbligati a discernere bene le
diverse situazioni, per aiutare spiritualmente nei modi
adeguati i fedeli coinvolti.(92) Il Sinodo dei Vescovi
ha confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla
Sacra Scrittura (cfr Mc 10,2-12), di non ammettere ai
Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato
e la loro condizione di vita oggettivamente
contraddicono quell'unione di amore tra Cristo e la
Chiesa che è significata ed attuata nell'Eucaristia. I
divorziati risposati, tuttavia, nonostante la loro
situazione, continuano ad appartenere alla Chiesa, che
li segue con speciale attenzione, nel desiderio che
coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano di
vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur
senza ricevere la Comunione, l'ascolto della Parola di
Dio, l'Adorazione eucaristica, la preghiera, la
partecipazione alla vita comunitaria, il dialogo
confidente con un sacerdote o un maestro di vita
spirituale, la dedizione alla carità vissuta, le opere
di penitenza, l'impegno educativo verso i figli.
Là dove sorgono
legittimamente dei dubbi sulla validità del Matrimonio
sacramentale contratto, si deve intraprendere quanto è
necessario per verificarne la fondatezza. Bisogna poi
assicurare, nel pieno rispetto del diritto canonico,(93)
la presenza sul territorio dei tribunali ecclesiastici,
il loro carattere pastorale, la loro corretta e pronta
attività.(94) Occorre che in ogni Diocesi ci sia un
numero sufficiente di persone preparate per il sollecito
funzionamento dei tribunali ecclesiastici. Ricordo che «
è un obbligo grave quello di rendere l'operato
istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più
vicino ai fedeli ».(95) È necessario, tuttavia, evitare
di intendere la preoccupazione pastorale come se fosse
in contrapposizione col diritto. Si deve piuttosto
partire dal presupposto che fondamentale punto
d'incontro tra diritto e pastorale è l'amore per la
verità: questa infatti non è mai astratta, ma « si
integra nell'itinerario umano e cristiano di ogni fedele
».(96) Infine, là dove non viene riconosciuta la nullità
del vincolo matrimoniale e si danno condizioni oggettive
che di fatto rendono la convivenza irreversibile, la
Chiesa incoraggia questi fedeli a impegnarsi a vivere la
loro relazione secondo le esigenze della legge di Dio,
come amici, come fratello e sorella; così potranno
riaccostarsi alla mensa eucaristica, con le attenzioni
previste dalla provata prassi ecclesiale. Tale cammino,
perché sia possibile e porti frutti, deve essere
sostenuto dall'aiuto dei pastori e da adeguate
iniziative ecclesiali, evitando, in ogni caso, di
benedire queste relazioni, perché tra i fedeli non
sorgano confusioni circa il valore del Matrimonio.(97)
Data la complessità del
contesto culturale in cui vive la Chiesa in molti Paesi,
il Sinodo ha, poi, raccomandato di avere la massima cura
pastorale nella formazione dei nubendi e nella previa
verifica delle loro convinzioni circa gli impegni
irrinunciabili per la validità del sacramento del
Matrimonio. Un serio discernimento a questo riguardo
potrà evitare che impulsi emotivi o ragioni superficiali
inducano i due giovani ad assumere responsabilità che
non sapranno poi onorare.(98) Troppo grande è il bene
che la Chiesa e l'intera società s'attendono dal
matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata per non
impegnarsi a fondo in questo specifico ambito pastorale.
Matrimonio e famiglia sono istituzioni che devono essere
promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro
verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di fatto
una ferita che si arreca alla convivenza umana come
tale.
Eucaristia ed Escatologia
Eucaristia: dono all'uomo
in cammino
30. Se è vero che i
Sacramenti sono una realtà che appartiene alla Chiesa
pellegrinante nel tempo(99) verso la piena
manifestazione della vittoria di Cristo risorto, è
tuttavia altrettanto vero che, specialmente nella
liturgia eucaristica, ci è dato di pregustare il
compimento escatologico verso cui ogni uomo e tutta la
creazione sono in cammino (cfr Rm 8,19 ss.). L'uomo è
creato per la felicità vera ed eterna, che solo l'amore
di Dio può dare. Ma la nostra libertà ferita si
smarrirebbe, se non fosse possibile già fin d'ora
sperimentare qualcosa del compimento futuro. Del resto,
ogni uomo per poter camminare nella direzione giusta ha
bisogno di essere orientato verso il traguardo finale.
Questa meta ultima, in realtà, è lo stesso Cristo
Signore vincitore del peccato e della morte, che si
rende presente a noi in modo speciale nella Celebrazione
eucaristica. Così, pur essendo noi ancora « stranieri e
pellegrini » (1 Pt 2,11) in questo mondo, nella fede già
partecipiamo alla pienezza della vita risorta. Il
banchetto eucaristico, rivelando la sua dimensione
fortemente escatologica, viene in aiuto alla nostra
libertà in cammino.
Il banchetto escatologico
31. Riflettendo su questo
mistero, possiamo dire che con la sua venuta Gesù si è
posto in rapporto con l'attesa presente nel popolo di
Israele, nell'intera umanità ed in fondo nella stessa
creazione. Con il dono di se stesso, Egli ha
obiettivamente inaugurato il tempo escatologico. Cristo
è venuto per chiamare a raccolta il Popolo di Dio
disperso (cfr Gv 11,52), manifestando chiaramente
l'intenzione di radunare la comunità dell'alleanza, per
portare a compimento le promesse di Dio fatte agli
antichi padri (cfr Ger 23,3; 31,10; Lc 1,55.70). Nella
chiamata dei Dodici, da porre in relazione con le dodici
tribù di Israele, e nel mandato loro affidato
nell'Ultima Cena, prima della sua Passione redentrice,
di celebrare il suo memoriale, Gesù ha mostrato di voler
trasferire all'intera comunità da Lui fondata il compito
di essere, nella storia, segno e strumento del raduno
escatologico, in Lui iniziato. Pertanto, in ogni
Celebrazione eucaristica si realizza sacramentalmente il
radunarsi escatologico del Popolo di Dio. Il banchetto
eucaristico è per noi reale anticipazione del banchetto
finale, preannunziato dai Profeti (cfr Is 25,6-9) e
descritto nel Nuovo Testamento come « le nozze
dell'Agnello » (Ap 19,7.9), da celebrarsi nella gioia
della comunione dei santi.(100)
Preghiera per i defunti
32. La Celebrazione
eucaristica, nella quale annunciamo la morte del
Signore, proclamiamo la sua risurrezione, nell'attesa
della sua venuta, è pegno della gloria futura in cui
anche i nostri corpi saranno glorificati. Celebrando il
Memoriale della nostra salvezza si rafforza in noi la
speranza della risurrezione della carne e della
possibilità di incontrare di nuovo, faccia a faccia,
coloro che ci hanno preceduto nel segno della fede. In
questo orizzonte, insieme ai Padri sinodali, vorrei
ricordare a tutti i fedeli l'importanza della preghiera
di suffragio per i defunti, in particolare della
celebrazione di sante Messe per loro,(101) affinché,
purificati, possano giungere alla visione beatifica di
Dio. Riscoprendo la dimensione escatologica insita
nell'Eucaristia, celebrata ed adorata, siamo così
sostenuti nel nostro cammino e confortati nella speranza
della gloria (cfr Rm 5,2; Tt 2,13).
L'Eucaristia e la Vergine
Maria
33. Dalla relazione tra
l'Eucaristia e i singoli Sacramenti, e dal significato
escatologico dei santi Misteri emerge nel suo insieme il
profilo dell'esistenza cristiana, chiamata ad essere in
ogni istante culto spirituale, offerta di se stessa
gradita a Dio. E se è vero che noi tutti siamo ancora in
cammino verso il pieno compimento della nostra speranza,
questo non toglie che si possa già ora con gratitudine
riconoscere che quanto Dio ci ha donato trova perfetta
realizzazione nella Vergine Maria, Madre di Dio e Madre
nostra: la sua Assunzione al cielo in corpo ed anima è
per noi segno di sicura speranza, in quanto indica a
noi, pellegrini nel tempo, quella meta escatologica che
il sacramento dell'Eucaristia ci fa fin d'ora
pregustare.
In Maria Santissima
vediamo perfettamente attuata anche la modalità
sacramentale con cui Dio raggiunge e coinvolge nella sua
iniziativa salvifica la creatura umana.
Dall'Annunciazione alla Pentecoste, Maria di Nazareth
appare come la persona la cui libertà è totalmente
disponibile alla volontà di Dio. La sua Immacolata
Concezione si rivela propriamente nella docilità
incondizionata alla Parola divina. La fede obbediente è
la forma che la sua vita assume in ogni istante di
fronte all'azione di Dio. Vergine in ascolto, ella vive
in piena sintonia con la volontà divina; serba nel suo
cuore le parole che le vengono da Dio e, componendole
come in un mosaico, impara a comprenderle più a fondo (cfr
Lc 2,19.51); Maria è la grande Credente che, piena di
fiducia, si mette nelle mani di Dio, abbandonandosi alla
sua volontà.(102) Tale mistero si intensifica fino ad
arrivare al pieno coinvolgimento nella missione
redentrice di Gesù. Come ha affermato il Concilio
Vaticano II, « la beata Vergine avanzò nella
pellegrinazione della fede e serbò fedelmente la sua
unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un
disegno divino, se ne stette (cfr Gv 19,25) soffrendo
profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo
materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente
all'immolazione della vittima da lei generata; e
finalmente, dallo stesso Gesù morente in croce fu data
quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco
tuo figlio ».(103) Dall'Annunciazione fino alla Croce,
Maria è colei che accoglie la Parola fattasi carne in
lei e giunta fino ad ammutolire nel silenzio della
morte. È lei, infine, che riceve nelle sue braccia il
corpo donato, ormai esanime, di Colui che davvero ha
amato i suoi « sino alla fine » (Gv 13,1).
Per questo, ogni volta che
nella Liturgia eucaristica ci accostiamo al Corpo e al
Sangue di Cristo, ci rivolgiamo anche a Lei che,
aderendovi pienamente, ha accolto per tutta la Chiesa il
sacrificio di Cristo. Giustamente i Padri sinodali hanno
affermato che « Maria inaugura la partecipazione della
Chiesa al sacrificio del Redentore ».(104) Ella è
l'Immacolata che accoglie incondizionatamente il dono di
Dio e, in tal modo, viene associata all'opera della
salvezza. Maria di Nazareth, icona della Chiesa
nascente, è il modello di come ciascuno di noi è
chiamato ad accogliere il dono che Gesù fa di se stesso
nell'Eucaristia.
SECONDA PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA
CELEBRARE
« In verità, in verità vi
dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo,
ma il Padre mio vi dà il
pane dal cielo, quello vero » (Gv 6,32)
Lex orandi e lex credendi
34. Il Sinodo dei Vescovi
ha riflettuto molto sulla relazione intrinseca tra fede
eucaristica e celebrazione, mettendo in evidenza il
nesso tra lex orandi e lex credendi e sottolineando il
primato dell'azione liturgica. È necessario vivere
l'Eucaristia come mistero della fede autenticamente
celebrato, nella chiara consapevolezza che « l'intellectus
fidei è sempre originariamente in rapporto con l'azione
liturgica della Chiesa ».(105) In questo ambito, la
riflessione teologica non può mai prescindere
dall'ordine sacramentale istituito da Cristo stesso.
Dall'altra parte, l'azione liturgica non può mai essere
considerata genericamente, a prescindere dal mistero
della fede. La sorgente della nostra fede e della
liturgia eucaristica, infatti, è il medesimo evento: il
dono che Cristo ha fatto di se stesso nel Mistero
pasquale.
Bellezza e liturgia
35. Il rapporto tra
mistero creduto e celebrato si manifesta in modo
peculiare nel valore teologico e liturgico della
bellezza. La liturgia, infatti, come del resto la
Rivelazione cristiana, ha un intrinseco legame con la
bellezza: è veritatis splendor. Nella liturgia rifulge
il Mistero pasquale mediante il quale Cristo stesso ci
attrae a sé e ci chiama alla comunione. In Gesù, come
soleva dire san Bonaventura, contempliamo la bellezza e
il fulgore delle origini.(106) Tale attributo cui
facciamo riferimento non è mero estetismo, ma modalità
con cui la verità dell'amore di Dio in Cristo ci
raggiunge, ci affascina e ci rapisce, facendoci uscire
da noi stessi e attraendoci così verso la nostra vera
vocazione: l'amore.(107) Già nella creazione Dio si
lascia intravedere nella bellezza e nell'armonia del
cosmo (cfr Sap 13,5; Rm 1,19-20). Nell'Antico Testamento
poi troviamo ampi segni del fulgore della potenza di
Dio, che si manifesta con la sua gloria attraverso i
prodigi operati in mezzo al popolo eletto (cfr Es 14;
16,10; 24,12-18; Nm 14,20-23). Nel Nuovo Testamento si
compie definitivamente questa epifania di bellezza nella
rivelazione di Dio in Gesù Cristo: (108) Egli è la piena
manifestazione della gloria divina. Nella glorificazione
del Figlio risplende e si comunica la gloria del Padre (cfr
Gv 1,14; 8,54; 12,28; 17,1). Tuttavia, questa bellezza
non è una semplice armonia di forme; « il più bello tra
i figli dell'uomo » (Sal 45 [44],3) è anche
misteriosamente colui che « non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi » (Is 53,2). Gesù Cristo
ci mostra come la verità dell'amore sa trasfigurare
anche l'oscuro mistero della morte nella luce irradiante
della risurrezione. Qui il fulgore della gloria di Dio
supera ogni bellezza intramondana. La vera bellezza è
l'amore di Dio che si è definitivamente a noi rivelato
nel Mistero pasquale.
La bellezza della liturgia
è parte di questo mistero; essa è espressione altissima
della gloria di Dio e costituisce, in un certo senso, un
affacciarsi del Cielo sulla terra. Il memoriale del
sacrificio redentore porta in se stesso i tratti di
quella bellezza di Gesù di cui Pietro, Giacomo e
Giovanni ci hanno dato testimonianza, quando il Maestro,
in cammino verso Gerusalemme, volle trasfigurarsi
davanti a loro (cfr Mc 9,2). La bellezza, pertanto, non
è un fattore decorativo dell'azione liturgica; ne è
piuttosto elemento costitutivo, in quanto è attributo di
Dio stesso e della sua rivelazione. Tutto ciò deve
renderci consapevoli di quale attenzione si debba avere
perché l'azione liturgica risplenda secondo la sua
natura propria.
La Celebrazione
eucaristica opera del « Christus totus »
Christus totus in capite
et in corpore
36. La bellezza intrinseca
della liturgia ha come soggetto proprio il Cristo
risorto e glorificato nello Spirito Santo, che include
la Chiesa nel suo agire.(109) In questa prospettiva è
assai suggestivo richiamare alla mente le parole di
sant'Agostino che in modo efficace descrivono questa
dinamica di fede propria dell'Eucaristia. Il grande
Santo di Ippona, proprio in riferimento al Mistero
eucaristico, mette in rilievo come Cristo stesso ci
assimili a sé: « Quel pane che voi vedete sull'altare,
santificato con la parola di Dio, è il corpo di Cristo.
Il calice, o meglio quel che il calice contiene,
santificato con le parole di Dio, è sangue di Cristo.
Con questi [segni] Cristo Signore ha voluto affidarci il
suo corpo e il suo sangue, che ha sparso per noi per la
remissione dei peccati. Se voi li avete ricevuti bene,
voi stessi siete quel che avete ricevuto ».(110)
Pertanto « non soltanto siamo diventati cristiani, ma
siamo diventati Cristo stesso ».(111) Da qui possiamo
contemplare la misteriosa azione di Dio che comporta
l'unità profonda tra noi e il Signore Gesù: « Non
bisogna credere infatti che il Cristo sia nel capo senza
essere anche nel corpo, ma egli è tutto intero nel capo
e nel corpo ».(112)
Eucaristia e Cristo
risorto
37. Poiché la liturgia
eucaristica è essenzialmente actio Dei che ci coinvolge
in Gesù per mezzo dello Spirito, il suo fondamento non è
a disposizione del nostro arbitrio e non può subire il
ricatto delle mode del momento. Anche qui vale l'irrefragabile
affermazione di san Paolo: « Nessuno può porre un
fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è
Gesù Cristo » (1 Cor 3,11). È ancora l'Apostolo delle
genti ad assicurarci che, in riferimento all'Eucaristia,
egli non ci comunica una sua personale dottrina, ma
quello che a sua volta ha ricevuto (cfr 1 Cor 11,23). La
celebrazione dell'Eucaristia implica, infatti, la
Tradizione viva. La Chiesa celebra il Sacrificio
eucaristico in obbedienza al comando di Cristo, a
partire dall'esperienza del Risorto e dall'effusione
dello Spirito Santo. Per questo motivo, la comunità
cristiana, fin dagli inizi, si riunisce per la fractio
panis nel Giorno del Signore. Il giorno in cui Cristo è
risorto dai morti, la Domenica, è anche il primo giorno
della settimana, quello in cui la tradizione
veterotestamentaria vedeva l'inizio della creazione. Il
giorno della creazione è ora diventato il giorno della «
creazione nuova », il giorno della nostra liberazione
nel quale facciamo memoria di Cristo morto e
risorto.(113)
Ars celebrandi
38. Nei lavori sinodali è
stata più volte raccomandata la necessità di superare
ogni possibile separazione tra l'ars celebrandi, cioè
l'arte di celebrare rettamente, e la partecipazione
piena, attiva e fruttuosa di tutti i fedeli. In effetti,
il primo modo con cui si favorisce la partecipazione del
Popolo di Dio al Rito sacro è la celebrazione adeguata
del Rito stesso. L'ars celebrandi è la migliore
condizione per l'actuosa participatio.(114) L'ars
celebrandi scaturisce dall'obbedienza fedele alle norme
liturgiche nella loro completezza, poiché è proprio
questo modo di celebrare ad assicurare da duemila anni
la vita di fede di tutti i credenti, i quali sono
chiamati a vivere la celebrazione in quanto Popolo di
Dio, sacerdozio regale, nazione santa (cfr 1 Pt
2,4-5.9).(115)
Il Vescovo, liturgo per
eccellenza
39. Se è vero che tutto il
Popolo di Dio partecipa alla Liturgia eucaristica,
tuttavia in relazione alla corretta ars celebrandi un
compito imprescindibile spetta a coloro che hanno
ricevuto il sacramento dell'Ordine. Vescovi, sacerdoti e
diaconi, ciascuno secondo il proprio grado, devono
considerare la celebrazione come loro principale
dovere.(116) Innanzitutto il Vescovo diocesano: egli
infatti, quale « primo dispensatore dei misteri di Dio
nella Chiesa particolare a lui affidata, è la guida, il
promotore e il custode di tutta la vita liturgica
».(117) Tutto ciò è decisivo per la vita della Chiesa
particolare non solo in quanto la comunione con il
Vescovo è la condizione perché ogni celebrazione sul
territorio sia legittima, ma anche perché egli stesso è
il liturgo per eccellenza della propria Chiesa.(118) A
lui spetta salvaguardare la concorde unità delle
celebrazioni nella sua Diocesi. Pertanto deve essere «
impegno del Vescovo fare in modo che i presbiteri, i
diaconi e i fedeli comprendano sempre più il senso
autentico dei riti e dei testi liturgici e così siano
condotti ad un'attiva e fruttuosa celebrazione
dell'Eucaristia ».(119) In particolare, esorto a fare
quanto è necessario perché le celebrazioni liturgiche
svolte dal Vescovo nella Chiesa cattedrale avvengano nel
pieno rispetto dell'ars celebrandi, in modo che possano
essere considerate come modello da tutte le chiese
sparse sul territorio.(120)
Il rispetto dei libri
liturgici e della ricchezza dei segni
40. Sottolineando
l'importanza dell'ars celebrandi, si pone in luce di
conseguenza il valore delle norme liturgiche.(121) L'ars
celebrandi deve favorire il senso del sacro e l'utilizzo
di quelle forme esteriori che educano a tale senso,
come, ad esempio, l'armonia del rito, delle vesti
liturgiche, dell'arredo e del luogo sacro. La
celebrazione eucaristica trova giovamento là dove i
sacerdoti e i responsabili della pastorale liturgica si
impegnano a fare conoscere i vigenti libri liturgici e
le relative norme, mettendo in evidenza le grandi
ricchezze dell'Ordinamento Generale del Messale Romano e
dell'Ordinamento delle Letture della Messa. Nelle
comunità ecclesiali si dà forse per scontata la loro
conoscenza ed il loro giusto apprezzamento, ma spesso
così non è. In realtà, sono testi in cui sono contenute
ricchezze che custodiscono ed esprimono la fede e il
cammino del Popolo di Dio lungo i due millenni della sua
storia. Altrettanto importante per una giusta ars
celebrandi è l'attenzione verso tutte le forme di
linguaggio previste dalla liturgia: parola e canto,
gesti e silenzi, movimento del corpo, colori liturgici
dei paramenti. La liturgia, in effetti, possiede per sua
natura una varietà di registri di comunicazione che le
consentono di mirare al coinvolgimento di tutto l'essere
umano. La semplicità dei gesti e la sobrietà dei segni
posti nell'ordine e nei tempi previsti comunicano e
coinvolgono di più che l'artificiosità di aggiunte
inopportune. L'attenzione e l'obbedienza alla struttura
propria del rito, mentre esprimono il riconoscimento del
carattere di dono dell'Eucaristia, manifestano la
volontà del ministro di accogliere con docile
gratitudine tale ineffabile dono.
Arte al servizio della
celebrazione
41. Il legame profondo tra
la bellezza e la liturgia deve farci considerare con
attenzione tutte le espressioni artistiche poste al
servizio della celebrazione.(122) Una componente
importante dell'arte sacra è certamente l'architettura
delle chiese,(123) nelle quali deve risaltare l'unità
tra gli elementi propri del presbiterio: altare,
crocifisso, tabernacolo, ambone, sede. A tale proposito
si deve tenere presente che lo scopo dell'architettura
sacra è di offrire alla Chiesa che celebra i misteri
della fede, in particolare l'Eucaristia, lo spazio più
adatto all'adeguato svolgimento della sua azione
liturgica.(124) Infatti, la natura del tempio cristiano
è definita dall'azione liturgica stessa, che implica il
radunarsi dei fedeli (ecclesia), i quali sono le pietre
vive del tempio (cfr 1 Pt 2,5).
Lo stesso principio vale
per tutta l'arte sacra in genere, specialmente la
pittura e la scultura, nelle quali l'iconografia
religiosa deve essere orientata alla mistagogia
sacramentale. Un'approfondita conoscenza delle forme che
l'arte sacra ha saputo produrre lungo i secoli può
essere di grande aiuto per coloro che, di fronte a
architetti e artisti, hanno la responsabilità della
committenza di opere artistiche legate all'azione
liturgica. Perciò è indispensabile che nella formazione
dei seminaristi e dei sacerdoti sia inclusa, come
disciplina importante, la storia dell'arte con speciale
riferimento agli edifici di culto alla luce delle norme
liturgiche. In definitiva, è necessario che in tutto
quello che riguarda l'Eucaristia vi sia gusto per la
bellezza. Rispetto e cura dovranno aversi anche per i
paramenti, gli arredi, i vasi sacri, affinché, collegati
in modo organico e ordinato tra loro, alimentino lo
stupore per il mistero di Dio, manifestino l'unità della
fede e rafforzino la devozione.(125)
Il canto liturgico
42. Nell'ars celebrandi un
posto di rilievo viene occupato dal canto
liturgico.(126) A ragione sant'Agostino in un suo famoso
sermone afferma: « L'uomo nuovo sa qual è il cantico
nuovo. Il cantare è espressione di gioia e, se pensiamo
a ciò con un po' più di attenzione, è espressione di
amore ».(127) Il Popolo di Dio radunato per la
celebrazione canta le lodi di Dio. La Chiesa, nella sua
bimillenaria storia, ha creato, e continua a creare,
musica e canti che costituiscono un patrimonio di fede e
di amore che non deve andare perduto. Davvero, in
liturgia non possiamo dire che un canto vale l'altro. A
tale proposito, occorre evitare la generica
improvvisazione o l'introduzione di generi musicali non
rispettosi del senso della liturgia. In quanto elemento
liturgico, il canto deve integrarsi nella forma propria
della celebrazione.(128) Di conseguenza tutto – nel
testo, nella melodia, nell'esecuzione – deve
corrispondere al senso del mistero celebrato, alle parti
del rito e ai tempi liturgici.(129) Infine, pur tenendo
conto dei diversi orientamenti e delle differenti
tradizioni assai lodevoli, desidero, come è stato
chiesto dai Padri sinodali, che venga adeguatamente
valorizzato il canto gregoriano,(130) in quanto canto
proprio della liturgia romana.(131)
La struttura della
celebrazione eucaristica
43. Dopo aver ricordato
gli elementi portanti dell'ars celebrandi emersi nei
lavori sinodali, vorrei richiamare l'attenzione più
specificamente su alcune parti della struttura della
Celebrazione eucaristica, che nel nostro tempo
necessitano di una particolare cura, al fine di restare
fedeli all'intenzione profonda del rinnovamento
liturgico voluto dal Concilio Vaticano II, in continuità
con tutta la grande tradizione ecclesiale.
Unità intrinseca
dell'azione liturgica
44. Prima di tutto è
necessario riflettere sull'unità intrinseca del rito
della santa Messa. Bisogna evitare che, sia nelle
catechesi che nella modalità di celebrazione, si dia
adito ad una visione giustapposta delle due parti del
rito. Liturgia della Parola e liturgia eucaristica -
oltre ai riti di introduzione e di conclusione - « sono
così strettamente congiunte tra loro da formare un unico
atto di culto ».(132) Infatti, esiste un legame
intrinseco tra la Parola di Dio e l'Eucaristia.
Ascoltando la Parola di Dio nasce o si rafforza la fede
(cfr Rm 10,17); nell'Eucaristia il Verbo fatto carne si
dà a noi come cibo spirituale.(133) Così « dalle due
mense della Parola di Dio e del Corpo di Cristo la
Chiesa riceve ed offre ai fedeli il Pane di vita ».(134)
Pertanto, si deve costantemente tener presente che la
Parola di Dio, dalla Chiesa letta e annunziata nella
liturgia, conduce all'Eucaristia come al suo fine
connaturale.
La liturgia della Parola
45. Insieme al Sinodo,
chiedo che la liturgia della Parola sia sempre
debitamente preparata e vissuta. Pertanto, raccomando
vivamente che nelle liturgie si ponga grande attenzione
alla proclamazione della Parola di Dio da parte di
lettori ben preparati. Non dimentichiamo mai che «
quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura, Dio
stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella sua
Parola, annunzia il Vangelo ».(135) Se le circostanze lo
rendono opportuno, si può pensare a poche parole di
introduzione che aiutino i fedeli a prenderne rinnovata
coscienza. La Parola di Dio per essere ben compresa deve
essere ascoltata ed accolta con spirito ecclesiale e
nella consapevolezza della sua unità con il Sacramento
eucaristico. Infatti, la Parola che annunciamo ed
ascoltiamo è il Verbo fatto carne (cfr Gv 1,14) ed ha un
intrinseco riferimento alla persona di Cristo e alla
modalità sacramentale della sua permanenza. Cristo non
parla nel passato ma nel nostro presente, come Egli è
presente nell'azione liturgica. In questo orizzonte
sacramentale della rivelazione cristiana,(136) la
conoscenza e lo studio della Parola di Dio ci permettono
di apprezzare, celebrare e vivere meglio l'Eucaristia.
Anche qui si rivela in tutta la sua verità
l'affermazione secondo cui « l'ignoranza della Scrittura
è ignoranza di Cristo ».(137)
A questo scopo è
necessario che i fedeli siano aiutati ad apprezzare i
tesori della Sacra Scrittura presenti nel lezionario
attraverso iniziative pastorali, celebrazioni della
Parola e la lettura orante (lectio divina). Inoltre, non
si dimentichi di promuovere le forme di preghiera
confermate dalla tradizione: la Liturgia delle Ore,
soprattutto le Lodi, i Vespri, la Compieta e anche le
celebrazioni vigiliari. La preghiera dei Salmi, le
letture bibliche e quelle della grande tradizione
presentate nell'Ufficio divino possono condurre ad
un'approfondita esperienza dell'avvenimento di Cristo e
dell'economia della salvezza, che a sua volta può
arricchire la comprensione e la partecipazione alla
Celebrazione eucaristica.(138)
L'omelia
46. In relazione
all'importanza della Parola di Dio si pone la necessità
di migliorare la qualità dell'omelia. Essa infatti « è
parte dell'azione liturgica »; (139) ha il compito di
favorire una più piena comprensione ed efficacia della
Parola di Dio nella vita dei fedeli. Per questo i
ministri ordinati devono « preparare accuratamente
l'omelia, basandosi su una conoscenza adeguata della
Sacra Scrittura ».(140) Si evitino omelie generiche o
astratte. In particolare, chiedo ai ministri di fare in
modo che l'omelia ponga la Parola di Dio proclamata in
stretta relazione con la celebrazione sacramentale(141)
e con la vita della comunità, in modo tale che la Parola
di Dio sia realmente sostegno e vita della Chiesa.(142)
Si tenga presente, pertanto, lo scopo catechetico ed
esortativo dell'omelia. Si ritiene opportuno che,
partendo dal lezionario triennale, siano sapientemente
proposte ai fedeli omelie tematiche che, lungo l'anno
liturgico, trattino i grandi temi della fede cristiana,
attingendo a quanto proposto autorevolmente dal
Magistero nei quattro ‘pilastri' del Catechismo della
Chiesa Cattolica e nel recente Compendio: la professione
della fede, la celebrazione del mistero cristiano, la
vita in Cristo, la preghiera cristiana.(143)
Presentazione dei doni
47. I Padri sinodali hanno
richiamato l'attenzione anche sulla presentazione dei
doni. Non si tratta semplicemente di un sorta di «
intervallo » tra la liturgia della Parola e quella
eucaristica. Ciò farebbe venir meno, tra l'altro, il
senso dell'unico rito composto di due parti connesse. In
questo gesto umile e semplice si manifesta, in realtà,
un significato molto grande: nel pane e nel vino che
portiamo all'altare tutta la creazione è assunta da
Cristo Redentore per essere trasformata e presentata al
Padre.(144) In questa prospettiva portiamo all'altare
anche tutta la sofferenza e il dolore del mondo, nella
certezza che tutto è prezioso agli occhi di Dio. Questo
gesto, per essere vissuto nel suo autentico significato,
non ha bisogno di essere enfatizzato con complicazioni
inopportune. Esso permette di valorizzare l'originaria
partecipazione che Dio chiede all'uomo per portare a
compimento l'opera divina in lui e dare in tal modo
senso pieno al lavoro umano, che attraverso la
Celebrazione eucaristica viene unito al sacrificio
redentore di Cristo.
La preghiera eucaristica
48. La preghiera
eucaristica è « momento centrale e culminante
dell'intera celebrazione ».(145) La sua importanza
merita di essere adeguatamente sottolineata. Le
differenti preghiere eucaristiche contenute nel Messale
ci sono tramandate dalla Tradizione viva della Chiesa e
si distinguono per una ricchezza teologica e spirituale
inesauribile. I fedeli devono essere messi in grado di
apprezzarla. L'Ordinamento Generale del Messale Romano
ci aiuta in questo ricordandoci gli elementi
fondamentali di ogni preghiera eucaristica: azione di
grazie, acclamazione, epiclesi, racconto
dell'istituzione, consacrazione, anamnesi, offerta,
intercessione e dossologia conclusiva.(146) In
particolare, la spiritualità eucaristica e la
riflessione teologica vengono illuminate se si contempla
la profonda unità nell'anafora tra l'invocazione dello
Spirito Santo e il racconto dell'istituzione,(147) in
cui « si compie il sacrificio che Cristo stesso istituì
nell'Ultima Cena ».(148) Infatti, « la Chiesa implora
con speciali invocazioni la potenza dello Spirito Santo,
perché i doni offerti dagli uomini siano consacrati,
cioè diventino il Corpo e il Sangue di Cristo, e perché
la vittima immacolata, che si riceve nella Comunione,
giovi per la salvezza di coloro che vi parteciperanno
».(149)
Scambio della pace
49. L'Eucaristia è per sua
natura Sacramento della pace. Questa dimensione del
Mistero eucaristico trova nella Celebrazione liturgica
specifica espressione nel rito dello scambio della pace.
Si tratta indubbiamente di un segno di grande valore (cfr
Gv 14,27). Nel nostro tempo, così spaventosamente carico
di conflitti, questo gesto acquista, anche dal punto di
vista della sensibilità comune, un particolare rilievo
in quanto la Chiesa avverte sempre più come compito
proprio quello di implorare dal Signore il dono della
pace e dell'unità per se stessa e per l'intera famiglia
umana. La pace è certamente un anelito insopprimibile,
presente nel cuore di ciascuno. La Chiesa si fa voce
della domanda di pace e di riconciliazione che sale
dall'animo di ogni persona di buona volontà,
rivolgendola a Colui che « è la nostra pace » (Ef 2,14)
e che può rappacificare popoli e persone, anche dove
falliscono i tentativi umani. Da tutto ciò si comprende
l'intensità con cui spesso il rito della pace è sentito
nella Celebrazione liturgica. A questo proposito,
tuttavia, durante il Sinodo dei Vescovi è stata rilevata
l'opportunità di moderare questo gesto, che può assumere
espressioni eccessive, suscitando qualche confusione
nell'assemblea proprio prima della Comunione. È bene
ricordare come non tolga nulla all'alto valore del gesto
la sobrietà necessaria a mantenere un clima adatto alla
celebrazione, per esempio facendo in modo di limitare lo
scambio della pace a chi sta più vicino.(150)
Distribuzione e ricezione
dell'Eucaristia
50. Un altro momento della
celebrazione a cui è necessario accennare è la
distribuzione e la ricezione della santa Comunione.
Chiedo a tutti, in particolare ai ministri ordinati e a
coloro che, adeguatamente preparati, in caso di reale
necessità, vengono autorizzati al ministero della
distribuzione dell'Eucaristia, di fare il possibile
perché il gesto nella sua semplicità corrisponda al suo
valore di incontro personale con il Signore Gesù nel
Sacramento. Per quanto riguarda le prescrizioni per la
corretta prassi rimando ai documenti recentemente
emanati.(151) Tutte le comunità cristiane si attengano
fedelmente alle norme vigenti, vedendo in esse
l'espressione della fede e dell'amore che tutti dobbiamo
avere nei confronti di questo sublime Sacramento.
Inoltre, non venga trascurato il tempo prezioso del
ringraziamento dopo la Comunione: oltre all'esecuzione
di un canto opportuno, assai utile può essere anche il
rimanere raccolti in silenzio.(152)
A questo proposito, vorrei
richiamare l'attenzione ad un problema pastorale in cui
frequentemente accade di imbattersi nel nostro tempo. Mi
riferisco al fatto che in alcune circostanze, come ad
esempio nelle sante Messe celebrate in occasione di
matrimoni, funerali o eventi analoghi, sono presenti
alla celebrazione, oltre ai fedeli praticanti, anche
altri che magari da anni non si accostano all'altare, o
forse si trovano in una situazione di vita che non
permette l'accesso ai Sacramenti. Altre volte capita che
siano presenti persone di altre confessioni cristiane o
addirittura di altre religioni. Circostanze simili si
verificano anche in chiese che sono meta di visitatori,
soprattutto nelle grandi città d'arte. Si comprende la
necessità che si trovino allora modi brevi ed incisivi
per richiamare tutti al senso della comunione
sacramentale e alle condizioni per la sua ricezione.
Laddove vi siano situazioni in cui non sia possibile
garantire la doverosa chiarezza sul significato
dell'Eucaristia, si deve valutare l'opportunità di
sostituire la Celebrazione eucaristica con una
celebrazione della Parola di Dio.(153)
Il congedo: « Ite, missa
est »
51. Infine, vorrei
soffermarmi su quanto i Padri sinodali hanno detto circa
il saluto di congedo al termine della Celebrazione
eucaristica. Dopo la benedizione, il diacono o il
sacerdote congeda il popolo con le parole: Ite, missa
est. In questo saluto ci è dato di cogliere il rapporto
tra la Messa celebrata e la missione cristiana nel
mondo. Nell'antichità « missa » significava
semplicemente « dimissione ». Tuttavia essa ha trovato
nell'uso cristiano un significato sempre più profondo.
L'espressione « dimissione », in realtà, si trasforma in
« missione ». Questo saluto esprime sinteticamente la
natura missionaria della Chiesa. Pertanto, è bene
aiutare il Popolo di Dio ad approfondire questa
dimensione costitutiva della vita ecclesiale, traendone
spunto dalla liturgia. In questa prospettiva può essere
utile disporre di testi, opportunamente approvati, per
l'orazione sul popolo e la benedizione finale che
esplicitino tale legame.(154)
Actuosa participatio
Autentica partecipazione
52. Il Concilio Vaticano
II aveva posto giustamente una particolare enfasi sulla
partecipazione attiva, piena e fruttuosa dell'intero
Popolo di Dio alla Celebrazione eucaristica.(155)
Certamente, il rinnovamento attuato in questi anni ha
favorito notevoli progressi nella direzione auspicata
dai Padri conciliari. Tuttavia, non dobbiamo nasconderci
il fatto che a volte si è manifestata qualche
incomprensione precisamente circa il senso di questa
partecipazione. Conviene pertanto mettere in chiaro che
con tale parola non si intende fare riferimento ad una
semplice attività esterna durante la celebrazione. In
realtà, l'attiva partecipazione auspicata dal Concilio
deve essere compresa in termini più sostanziali, a
partire da una più grande consapevolezza del mistero che
viene celebrato e del suo rapporto con l'esistenza
quotidiana. Ancora pienamente valida è la
raccomandazione della Costituzione conciliare
Sacrosanctum Concilium, che esortava i fedeli a non
assistere alla liturgia eucaristica « come estranei o
muti spettatori », ma a partecipare « all'azione sacra
consapevolmente, piamente e attivamente ».(156) Il
Concilio proseguiva sviluppando la riflessione: i fedeli
« formati dalla Parola di Dio, si nutrano alla mensa del
Corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la
vittima senza macchia, non soltanto per le mani del
sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad offrire se
stessi, e di giorno in giorno, per mezzo di Cristo
Mediatore siano perfezionati nell'unità con Dio e tra di
loro ».(157)
Partecipazione e ministero
sacerdotale
53. La bellezza e
l'armonia dell'azione liturgica trovano una
significativa espressione nell'ordine con cui ciascuno è
chiamato a partecipare attivamente. Ciò comporta il
riconoscimento dei diversi ruoli gerarchici implicati
nella celebrazione stessa. È utile ricordare che la
partecipazione attiva ad essa non coincide di per sé con
lo svolgimento di un ministero particolare. Soprattutto
non giova alla causa della partecipazione attiva dei
fedeli una confusione che venisse ingenerata dalla
incapacità di distinguere, nella comunione ecclesiale, i
diversi compiti spettanti a ciascuno.(158) In
particolare, è necessario che vi sia chiarezza riguardo
ai compiti specifici del sacerdote. Egli è in modo
insostituibile, come attesta la tradizione della Chiesa,
colui che presiede l'intera Celebrazione eucaristica,
dal saluto iniziale alla benedizione finale. In forza
dell'Ordine sacro ricevuto, egli rappresenta Gesù
Cristo, capo della Chiesa e, nel modo suo proprio, anche
la Chiesa stessa.(159) Ogni celebrazione
dell'Eucaristia, infatti, è guidata dal Vescovo, « o
personalmente, o per mezzo dei presbiteri suoi
collaboratori ».(160) Egli è coadiuvato dal diacono, il
quale ha nella celebrazione alcuni compiti specifici:
preparare l'altare e prestare servizio al sacerdote,
annunciare il Vangelo, eventualmente tenere l'omelia,
proporre ai fedeli le intenzioni della preghiera
universale, distribuire ai fedeli l'Eucaristia.(161) In
relazione a questi ministeri, legati al sacramento
dell'Ordine, si pongono anche altri ministeri per il
servizio liturgico, lodevolmente svolti da religiosi e
laici preparati.(162)
Celebrazione eucaristica e
inculturazione
54. A partire dalle
affermazioni fondamentali del Concilio Vaticano II, è
stata sottolineata più volte l'importanza della
partecipazione attiva dei fedeli al Sacrificio
eucaristico. Per favorire questo coinvolgimento si può
fare spazio ad alcuni adattamenti appropriati ai diversi
contesti e alle differenti culture.(163) Il fatto che vi
siano stati alcuni abusi non oscura la chiarezza di
questo principio, che deve essere mantenuto secondo le
reali necessità della Chiesa, la quale vive e celebra il
medesimo mistero di Cristo in situazioni culturali
differenti. Il Signore Gesù, infatti, proprio nel
mistero dell'Incarnazione, nascendo da donna come
perfetto uomo (cfr Gal 4,4), si è posto in diretto
rapporto non soltanto con le attese presenti all'interno
dell'Antico Testamento, ma anche con quelle coltivate da
tutti i popoli. Con ciò Egli ha mostrato che Dio intende
raggiungerci nel nostro contesto vitale. Pertanto, per
una più efficace partecipazione dei fedeli ai santi
Misteri è utile la prosecuzione del processo di
inculturazione nell'ambito della Celebrazione
eucaristica, tenendo conto delle possibilità di
adattamento offerte dall'Ordinamento Generale del
Messale Romano,(164) interpretate alla luce dei criteri
fissati dalla IV Istruzione della Congregazione per il
Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti Varietates
legitimae del 25 gennaio 1994 (165), e dalle direttive
espresse dal Papa Giovanni Paolo II nelle Esortazioni
postsinodali Ecclesia in Africa, Ecclesia in America,
Ecclesia in Asia, Ecclesia in Oceania, Ecclesia in
Europa.(166) A questo scopo raccomando alle Conferenze
episcopali di agire favorendo il giusto equilibrio tra
criteri e direttive già emanate e nuovi
adattamenti,(167) sempre in accordo con la Sede
Apostolica.
Condizioni personali per
una « actuosa participatio »
55. Considerando il tema
dell'actuosa participatio dei fedeli al sacro rito, i
Padri sinodali hanno dato rilievo anche alle condizioni
personali in cui ciascuno deve trovarsi per una
fruttuosa partecipazione.(168) Una di queste è
certamente lo spirito di costante conversione che deve
caratterizzare la vita di tutti i fedeli. Non ci si può
aspettare una partecipazione attiva alla liturgia
eucaristica, se ci si accosta ad essa superficialmente,
senza prima interrogarsi sulla propria vita. Favoriscono
tale disposizione interiore, ad esempio, il
raccoglimento ed il silenzio, almeno qualche istante
prima dell'inizio della liturgia, il digiuno e, quando
necessario, la Confessione sacramentale. Un cuore
riconciliato con Dio abilita alla vera partecipazione.
In particolare, occorre richiamare i fedeli al fatto che
un'actuosa participatio ai santi Misteri non può aversi
se non si cerca al tempo stesso di prendere parte
attivamente alla vita ecclesiale nella sua integralità,
che comprende pure l'impegno missionario di portare
l'amore di Cristo dentro la società.
Senza dubbio, la piena
partecipazione all'Eucaristia si ha quando ci si accosta
anche personalmente all'altare per ricevere la
Comunione.(169) Tuttavia, si deve fare attenzione a che
questa giusta affermazione non introduca un certo
automatismo tra i fedeli, quasi che per il solo fatto di
trovarsi in chiesa durante la liturgia si abbia il
diritto o forse anche il dovere di accostarsi alla Mensa
eucaristica. Anche quando non è possibile accostarsi
alla comunione sacramentale, la partecipazione alla
santa Messa rimane necessaria, valida, significativa e
fruttuosa. È bene in queste circostanze coltivare il
desiderio della piena unione con Cristo con la pratica,
ad esempio, della comunione spirituale, ricordata da
Giovanni Paolo II (170) e raccomandata da Santi maestri
di vita spirituale.(171)
Partecipazione dei
cristiani non cattolici
56. Con il tema della
partecipazione ci troviamo inevitabilmente a trattare
dei cristiani appartenenti a Chiese o a Comunità
ecclesiali che non sono in piena comunione con la Chiesa
Cattolica. A questo proposito, si deve dire che
l'intrinseco legame esistente tra Eucaristia e unità
della Chiesa, da una parte, ci fa desiderare
ardentemente il giorno in cui potremo celebrare insieme
con tutti i credenti in Cristo la divina Eucaristia ed
esprimere così visibilmente la pienezza dell'unità che
Cristo ha voluto per i suoi discepoli (cfr Gv 17,21).
Dall'altra parte, il rispetto che dobbiamo al sacramento
del Corpo e del Sangue di Cristo ci impedisce di farne
un semplice « mezzo » da usarsi indiscriminatamente per
raggiungere questa stessa unità.(172) L'Eucaristia,
infatti, non manifesta solo la nostra personale
comunione con Gesù Cristo, ma implica anche la piena
communio con la Chiesa. Questo è, pertanto, il motivo
per cui con dolore, ma non senza speranza, chiediamo ai
cristiani non cattolici di comprendere e rispettare la
nostra convinzione che si rifà alla Bibbia e alla
Tradizione. Noi riteniamo che la Comunione eucaristica e
la comunione ecclesiale si appartengano così intimamente
da rendere generalmente impossibile accedere all'una
senza godere dell'altra, da parte di cristiani non
cattolici. Ancora più priva di senso sarebbe una vera e
propria concelebrazione con ministri di Chiese o
Comunità ecclesiali non in piena comunione con la Chiesa
Cattolica. Resta tuttavia vero che, in vista dell'eterna
salvezza, vi è la possibilità dell'ammissione di singoli
cristiani non cattolici all'Eucaristia, al sacramento
della Penitenza e all'Unzione degli infermi. Ciò suppone
però il verificarsi di determinate ed eccezionali
situazioni connotate da precise condizioni.(173) Esse
sono indicate con chiarezza nel Catechismo della Chiesa
Cattolica (174) e nel suo Compendio.(175) È dovere di
ciascuno attenervisi fedelmente.
Partecipazione attraverso
i mezzi di comunicazione
57. A causa dello sviluppo
formidabile dei mezzi di comunicazione, negli ultimi
decenni la parola « partecipazione » ha acquistato un
significato più ampio che in passato. Tutti riconosciamo
con soddisfazione che questi strumenti offrono nuove
possibilità anche in riferimento alla Celebrazione
eucaristica.(176) Ciò richiede dagli operatori pastorali
del settore una specifica preparazione ed un vivo senso
di responsabilità. Infatti, la santa Messa trasmessa
alla televisione inevitabilmente acquista un certo
carattere di esemplarità. Si deve fare perciò
particolare attenzione perché la celebrazione, oltre a
svolgersi in luoghi degni e ben preparati, rispetti le
norme liturgiche.
Infine, quanto al valore
della partecipazione alla santa Messa resa possibile dai
mezzi di comunicazione, chi assiste a tali trasmissioni
deve sapere che, in condizioni normali, non adempie al
precetto festivo. Infatti, il linguaggio dell'immagine
rappresenta la realtà, ma non la riproduce in se
stessa.(177) Se è assai lodevole che anziani e malati
partecipino alla santa Messa festiva attraverso le
trasmissioni radiotelevisive, non altrettanto potrebbe
dirsi di chi, mediante tali trasmissioni, volesse
dispensarsi dall'andare in chiesa per partecipare alla
Celebrazione eucaristica nell'assemblea della Chiesa
viva.
« Actuosa participatio »
degli infermi
58. Considerando la
condizione di coloro che per motivi di salute o di età
non possono recarsi nei luoghi di culto, vorrei
richiamare l'attenzione di tutta la comunità ecclesiale
sulla necessità pastorale di assicurare l'assistenza
spirituale ai malati, a quelli che restano nelle proprie
case o che si trovano in ospedale. Più volte nel Sinodo
dei Vescovi si è fatto cenno alla loro condizione.
Occorre fare in modo che questi nostri fratelli possano
accostarsi con frequenza alla Comunione sacramentale.
Rinforzando in tal modo il rapporto con Cristo
crocifisso e risorto, potranno sentire la propria
esistenza pienamente inserita nella vita e nella
missione della Chiesa mediante l'offerta della propria
sofferenza in unione col sacrificio di nostro Signore.
Un'attenzione particolare deve essere riservata ai
disabili; là dove la loro condizione lo permette, la
comunità cristiana deve favorire la loro partecipazione
alla celebrazione nel luogo di culto. In proposito, si
faccia in modo che siano rimossi negli edifici sacri
eventuali ostacoli architettonici che impediscono ai
disabili l'accesso. Infine, venga assicurata anche la
comunione eucaristica, per quanto possibile, ai disabili
mentali, battezzati e cresimati: essi ricevono
l'Eucaristia nella fede anche della famiglia o della
comunità che li accompagna.(178)
L'attenzione per i
carcerati
59. La tradizione
spirituale della Chiesa, sulla scorta di una precisa
parola di Cristo (cfr Mt 25,36), ha individuato nella
visita ai carcerati una delle opere di misericordia
corporale. Coloro che si trovano in questa situazione
hanno particolarmente bisogno di essere visitati dal
Signore stesso nel sacramento dell'Eucaristia.
Sperimentare la vicinanza della comunità ecclesiale,
partecipare all'Eucaristia e ricevere la santa Comunione
in un periodo della vita così particolare e doloroso può
sicuramente contribuire alla qualità del proprio cammino
di fede e favorire il pieno ricupero sociale della
persona. Interpretando i desideri espressi
nell'Assemblea sinodale chiedo alle Diocesi di fare in
modo che, nei limiti del possibile, vi sia un adeguato
investimento di forze nell'attività pastorale rivolta
alla cura spirituale dei detenuti.(179)
I migranti e la
partecipazione all'Eucaristia
60. Toccando il problema
di coloro che per diversi motivi sono costretti a
lasciare la propria terra, il Sinodo ha espresso
particolare gratitudine verso quanti sono impegnati
nella cura pastorale dei migranti. In questo contesto,
un'attenzione specifica deve essere data a quei migranti
che appartengono alle Chiese cattoliche orientali e per
i quali, al distacco dalla propria casa, si aggiunge la
difficoltà di non poter partecipare alla liturgia
eucaristica secondo il proprio rito di appartenenza. Per
questo, dove è possibile, venga loro concesso di essere
assistiti dai sacerdoti del loro rito. In ogni caso,
chiedo ai Vescovi di accogliere nella carità di Cristo
questi fratelli. L'incontro di fedeli di riti diversi
può diventare anche occasione di vicendevole
arricchimento. In particolare, penso al giovamento che
può derivare, soprattutto per il clero, dalla conoscenza
delle diverse tradizioni.(180)
Le grandi concelebrazioni
61. L'Assemblea sinodale
si è soffermata a considerare la qualità della
partecipazione nelle grandi celebrazioni che avvengono
in circostanze particolari, in cui vi sono, oltre ad un
grande numero di fedeli, anche molti sacerdoti
concelebranti.(181) Da una parte, è facile riconoscere
il valore di questi momenti, specialmente quando
presiede il Vescovo attorniato dal suo presbiterio e dai
diaconi. Dall'altra, in tali circostanze possono
verificarsi problemi quanto all'espressione sensibile
dell'unità del presbiterio, specialmente nella preghiera
eucaristica, e quanto alla distribuzione della santa
Comunione. Si deve evitare che tali grandi
concelebrazioni creino dispersione. A ciò si provveda
con strumenti adeguati di coordinamento e sistemando il
luogo di culto in modo da consentire ai presbiteri e ai
fedeli la piena e reale partecipazione. Comunque,
occorre tener presente che si tratta di concelebrazioni
d'indole eccezionale e limitate a situazioni
straordinarie.
La lingua latina
62. Quanto affermato non
deve, tuttavia, mettere in ombra il valore di queste
grandi liturgie. Penso in questo momento, in
particolare, alle celebrazioni che avvengono durante
incontri internazionali, oggi sempre più frequenti. Esse
devono essere giustamente valorizzate. Per meglio
esprimere l'unità e l'universalità della Chiesa, vorrei
raccomandare quanto suggerito dal Sinodo dei Vescovi, in
sintonia con le direttive del Concilio Vaticano II:
(182) eccettuate le letture, l'omelia e la preghiera dei
fedeli, è bene che tali celebrazioni siano in lingua
latina; così pure siano recitate in latino le preghiere
più note(183) della tradizione della Chiesa ed
eventualmente eseguiti brani in canto gregoriano. Più in
generale, chiedo che i futuri sacerdoti, fin dal tempo
del seminario, siano preparati a comprendere e a
celebrare la santa Messa in latino, nonché a utilizzare
testi latini e a eseguire il canto gregoriano; non si
trascuri la possibilità che gli stessi fedeli siano
educati a conoscere le più comuni preghiere in latino,
come anche a cantare in gregoriano certe parti della
liturgia.(184)
Celebrazioni eucaristiche
in piccoli gruppi
63. Una situazione assai
diversa è quella che si viene a creare in alcune
circostanze pastorali in cui, proprio per una
partecipazione più consapevole, attiva e fruttuosa, si
favoriscono le celebrazioni in piccoli gruppi. Pur
riconoscendo la valenza formativa sottesa a queste
scelte, è necessario precisare che esse devono essere
armonizzate con l'insieme della proposta pastorale della
Diocesi. Infatti, tali esperienze perderebbero il loro
carattere pedagogico, se fossero sentite in antagonismo
o in parallelo rispetto alla vita della Chiesa
particolare. A tale proposito, il Sinodo ha evidenziato
alcuni criteri ai quali attenersi: i piccoli gruppi
devono servire a unificare la comunità, non a
frammentarla; ciò deve trovare convalida nella prassi
concreta; questi gruppi devono favorire la
partecipazione fruttuosa dell'intera assemblea e
preservare, per quanto possibile, l'unità della vita
liturgica delle singole famiglie.(185)
La celebrazione
interiormente partecipata
Catechesi mistagogica
64. La grande tradizione
liturgica della Chiesa ci insegna che, per una fruttuosa
partecipazione, è necessario impegnarsi a corrispondere
personalmente al mistero che viene celebrato, mediante
l'offerta a Dio della propria vita, in unità con il
sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo intero.
Per questo motivo, il Sinodo dei Vescovi ha raccomandato
di curare nei fedeli l'intima concordanza delle
disposizioni interiori con i gesti e le parole. Se
questa mancasse, le nostre celebrazioni, per quanto
animate, rischierebbero la deriva del ritualismo.
Pertanto occorre promuovere un'educazione alla fede
eucaristica che disponga i fedeli a vivere personalmente
quanto viene celebrato. Di fronte all'importanza
essenziale di questa participatio personale e
consapevole, quali possono essere gli strumenti
formativi adeguati? I Padri sinodali all'unanimità hanno
indicato, al riguardo, la strada di una catechesi a
carattere mistagogico, che porti i fedeli a addentrarsi
sempre meglio nei misteri che vengono celebrati.(186) In
particolare, per la relazione tra ars celebrandi e
actuosa participatio si deve innanzitutto affermare che
« la migliore catechesi sull'Eucaristia è la stessa
Eucaristia ben celebrata ».(187) Per natura sua,
infatti, la liturgia ha una sua efficacia pedagogica
nell'introdurre i fedeli alla conoscenza del mistero
celebrato. Proprio per questo, nella tradizione più
antica della Chiesa il cammino formativo del cristiano,
pur senza trascurare l'intelligenza sistematica dei
contenuti della fede, assumeva sempre un carattere
esperienziale in cui determinante era l'incontro vivo e
persuasivo con Cristo annunciato da autentici testimoni.
In questo senso, colui che introduce ai misteri è
innanzitutto il testimone. Tale incontro certamente si
approfondisce nella catechesi e trova la sua fonte e il
suo culmine nella celebrazione dell'Eucaristia. Da
questa struttura fondamentale dell'esperienza cristiana
prende le mosse l'esigenza di un itinerario mistagogico,
in cui devono sempre essere tenuti presenti tre
elementi.
a) Si tratta innanzitutto
della interpretazione dei riti alla luce degli eventi
salvifici, in conformità con la tradizione viva della
Chiesa. In effetti, la celebrazione dell'Eucaristia,
nella sua infinita ricchezza, contiene continui
riferimenti alla storia della salvezza. In Cristo
crocifisso e risorto ci è dato di celebrare davvero il
centro ricapitolatore di tutta la realtà (cfr Ef 1,10).
Fin dall'inizio la comunità cristiana ha letto gli
avvenimenti della vita di Gesù, ed in particolare del
mistero pasquale, in relazione a tutto il percorso
veterotestamentario.
b) La catechesi
mistagogica si dovrà preoccupare, inoltre, di introdurre
al senso dei segni contenuti nei riti. Questo compito è
particolarmente urgente in un'epoca fortemente
tecnicizzata come l'attuale, in cui c'è il rischio di
perdere la capacità percettiva in relazione ai segni e
ai simboli. Più che informare, la catechesi mistagogica
dovrà risvegliare ed educare la sensibilità dei fedeli
per il linguaggio dei segni e dei gesti che, uniti alla
parola, costituiscono il rito.
c) Infine, la catechesi
mistagogica deve preoccuparsi di mostrare il significato
dei riti in relazione alla vita cristiana in tutte le
sue dimensioni, di lavoro e di impegno, di pensieri e di
affetti, di attività e di riposo. È parte
dell'itinerario mistagogico porre in evidenza il nesso
dei misteri celebrati nel rito con la responsabilità
missionaria dei fedeli. In tal senso, l'esito maturo
della mistagogia è la consapevolezza che la propria
esistenza viene progressivamente trasformata dai santi
Misteri celebrati. Scopo di tutta l'educazione
cristiana, del resto, è di formare il fedele, come «
uomo nuovo », ad una fede adulta, che lo renda capace di
testimoniare nel proprio ambiente la speranza cristiana
da cui è animato.
Per poter svolgere
all'interno delle nostre comunità ecclesiali un tale
compito educativo occorre avere formatori adeguatamente
preparati. Certamente tutto il Popolo di Dio deve
sentirsi impegnato in questa formazione. Ogni comunità
cristiana è chiamata ad essere luogo di introduzione
pedagogica ai misteri che si celebrano nella fede. A
questo riguardo, i Padri durante il Sinodo hanno
sottolineato l'opportunità di un maggior coinvolgimento
delle Comunità di vita consacrata, dei movimenti e delle
aggregazioni che, in forza dei loro propri carismi,
possono arrecare nuovo slancio alla formazione
cristiana.(188) Anche nel nostro tempo lo Spirito Santo
non lesina certo l'effusione dei suoi doni per sostenere
la missione apostolica della Chiesa, a cui spetta di
diffondere la fede e di educarla fino alla sua
maturità.(189)
La riverenza verso
l'Eucaristia
65. Un segnale convincente
dell'efficacia che la catechesi eucaristica ha sui
fedeli è sicuramente la crescita in loro del senso del
mistero di Dio presente tra noi. Ciò può essere
verificato attraverso specifiche manifestazioni di
riverenza verso l'Eucaristia, a cui il percorso
mistagogico deve introdurre i fedeli.(190) Penso, in
senso generale, all'importanza dei gesti e della
postura, come l'inginocchiarsi durante i momenti
salienti della preghiera eucaristica. Nell'adeguarsi
alla legittima diversità di segni che si compiono nel
contesto delle differenti culture, ciascuno viva ed
esprima la consapevolezza di trovarsi in ogni
celebrazione davanti alla maestà infinita di Dio, che ci
raggiunge in modo umile nei segni sacramentali.
Adorazione e pietà
eucaristica
Il rapporto intrinseco tra
celebrazione e adorazione
66. Uno dei momenti più
intensi del Sinodo è stato quando ci siamo recati nella
Basilica di San Pietro, insieme a tanti fedeli per
l'adorazione eucaristica. Con tale gesto di preghiera,
l'Assemblea dei Vescovi ha inteso richiamare
l'attenzione, non solo con le parole, sull'importanza
della relazione intrinseca tra Celebrazione eucaristica
e adorazione. In questo significativo aspetto della fede
della Chiesa si trova uno degli elementi decisivi del
cammino ecclesiale, compiuto dopo il rinnovamento
liturgico voluto dal Concilio Vaticano II. Mentre la
riforma muoveva i primi passi, a volte l'intrinseco
rapporto tra la santa Messa e l'adorazione del Ss.mo
Sacramento non fu abbastanza chiaramente percepito.
Un'obiezione allora diffusa prendeva spunto, ad esempio,
dal rilievo secondo cui il Pane eucaristico non ci
sarebbe stato dato per essere contemplato, ma per essere
mangiato. In realtà, alla luce dell'esperienza di
preghiera della Chiesa, tale contrapposizione si
rivelava priva di ogni fondamento. Già Agostino aveva
detto: « nemo autem illam carnem manducat, nisi prius
adoraverit; peccemus non adorando – Nessuno mangia
questa carne senza prima adorarla; peccheremmo se non la
adorassimo ».(191) Nell'Eucaristia, infatti, il Figlio
di Dio ci viene incontro e desidera unirsi a noi;
l'adorazione eucaristica non è che l'ovvio sviluppo
della Celebrazione eucaristica, la quale è in se stessa
il più grande atto d'adorazione della Chiesa.(192)
Ricevere l'Eucaristia significa porsi in atteggiamento
di adorazione verso Colui che riceviamo. Proprio così e
soltanto così diventiamo una cosa sola con Lui e
pregustiamo in anticipo, in qualche modo, la bellezza
della liturgia celeste. L'atto di adorazione al di fuori
della santa Messa prolunga ed intensifica quanto s'è
fatto nella Celebrazione liturgica stessa. Infatti, «
soltanto nell'adorazione può maturare un'accoglienza
profonda e vera. E proprio in questo atto personale di
incontro col Signore matura poi anche la missione
sociale che nell'Eucaristia è racchiusa e che vuole
rompere le barriere non solo tra il Signore e noi, ma
anche e soprattutto le barriere che ci separano gli uni
dagli altri ».(193)
La pratica dell'adorazione
eucaristica
67. Insieme all'Assemblea
sinodale, pertanto, raccomando vivamente ai Pastori
della Chiesa e al Popolo di Dio la pratica
dell'adorazione eucaristica, sia personale che
comunitaria.(194) A questo proposito, di grande
giovamento sarà un'adeguata catechesi in cui si spieghi
ai fedeli l'importanza di questo atto di culto che
permette di vivere più profondamente e con maggiore
frutto la stessa Celebrazione liturgica. Nel limite del
possibile, poi, soprattutto nei centri più popolosi,
converrà individuare chiese od oratori da riservare
appositamente all'adorazione perpetua. Inoltre,
raccomando che nella formazione catechistica, ed in
particolare negli itinerari di preparazione alla Prima
Comunione, si introducano i fanciulli al senso e alla
bellezza di sostare in compagnia di Gesù, coltivando lo
stupore per la sua presenza nell'Eucaristia.
Vorrei qui esprimere
ammirazione e sostegno a tutti quegli Istituti di vita
consacrata i cui membri dedicano una parte significativa
del loro tempo all'adorazione eucaristica. In tal modo
essi offrono a tutti l'esempio di persone che si
lasciano plasmare dalla presenza reale del Signore.
Desidero ugualmente incoraggiare quelle associazioni di
fedeli, come anche le Confraternite, che assumono questa
pratica come loro speciale impegno, diventando così
fermento di contemplazione per tutta la Chiesa e
richiamo alla centralità di Cristo per la vita dei
singoli e delle comunità.
Forme di devozione
eucaristica
68. Il rapporto personale
che il singolo fedele instaura con Gesù, presente
nell'Eucaristia, lo rimanda sempre all'insieme della
comunione ecclesiale, alimentando in lui la
consapevolezza della sua appartenenza al Corpo di
Cristo. Per questo, oltre ad invitare i singoli fedeli a
trovare personalmente del tempo da trascorrere in
preghiera davanti al Sacramento dell'altare, ritengo
doveroso sollecitare le stesse parrocchie e gli altri
gruppi ecclesiali a promuovere momenti di adorazione
comunitaria. Ovviamente, conservano tutto il loro valore
le già esistenti forme di devozione eucaristica. Penso,
ad esempio, alle processioni eucaristiche, soprattutto
alla tradizionale processione nella solennità del Corpus
Domini, alla pia pratica delle Quarant'ore, ai Congressi
eucaristici locali, nazionali e internazionali, e alle
altre iniziative analoghe. Opportunamente aggiornate e
adattate alle circostanze diverse, tali forme di
devozione meritano di essere anche oggi coltivate.(195)
Il luogo del tabernacolo
nella chiesa
69. In relazione
all'importanza della custodia eucaristica e
dell'adorazione e riverenza nei confronti del sacramento
del Sacrificio di Cristo, il Sinodo dei Vescovi si è
interrogato riguardo all'adeguata collocazione del
tabernacolo all'interno delle nostre chiese.(196) La sua
corretta posizione, infatti, aiuta a riconoscere la
presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento. È
necessario pertanto che il luogo in cui vengono
conservate le specie eucaristiche sia facilmente
individuabile, grazie anche alla lampada perenne, da
chiunque entri in chiesa. A tale fine, occorre tenere
conto della disposizione architettonica dell'edificio
sacro: nelle chiese in cui non esiste la cappella del
Santissimo Sacramento e permane l'altare maggiore con il
tabernacolo, è opportuno continuare ad avvalersi di tale
struttura per la conservazione ed adorazione
dell'Eucaristia, evitando di collocarvi innanzi la sede
del celebrante. Nelle nuove chiese è bene predisporre la
cappella del Santissimo in prossimità del presbiterio;
ove ciò non sia possibile, è preferibile situare il
tabernacolo nel presbiterio, in luogo sufficientemente
elevato, al centro della zona absidale, oppure in altro
punto ove sia ugualmente ben visibile. Tali accorgimenti
concorrono a conferire dignità al tabernacolo, che deve
sempre essere curato anche sotto il profilo artistico.
Ovviamente è necessario tener conto di quanto afferma in
proposito l'Ordinamento Generale del Messale
Romano.(197) Il giudizio ultimo su questa materia spetta
comunque al Vescovo diocesano.
TERZA PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA
VIVERE
« Come il Padre, che ha la
vita, ha mandato me e io vivo per il Padre,
così anche colui che
mangia di me vivrà per me » (Gv 6,57)
Forma eucaristica della
vita cristiana
Il culto spirituale –
logiké latreía (Rm 12,1)
70. Il Signore Gesù,
fattosi per noi cibo di verità e di amore, parlando del
dono della sua vita ci assicura che « chi mangia di
questo pane vivrà in eterno » (Gv 6,51). Ma questa «
vita eterna » inizia in noi già in questo tempo
attraverso il cambiamento che il dono eucaristico genera
in noi: « Colui che mangia di me vivrà per me » (Gv
6,57). Queste parole di Gesù ci fanno capire come il
mistero « creduto » e « celebrato » possegga in sé un
dinamismo che ne fa principio di vita nuova in noi e
forma dell'esistenza cristiana. Comunicando al Corpo e
al Sangue di Gesù Cristo, infatti, veniamo resi
partecipi della vita divina in modo sempre più adulto e
consapevole. Vale anche qui quanto sant'Agostino, nelle
sue Confessioni, dice del Logos eterno, cibo dell'anima:
mettendo in rilievo il carattere paradossale di questo
cibo, il santo Dottore immagina di sentirsi dire: « Sono
il cibo dei grandi: cresci e mi mangerai. E non io sarò
assimilato a te come cibo della tua carne, ma tu sarai
assimilato a me ».(198) Infatti non è l'alimento
eucaristico che si trasforma in noi, ma siamo noi che
veniamo da esso misteriosamente cambiati. Cristo ci
nutre unendoci a sé; « ci attira dentro di sé ».(199)
La Celebrazione
eucaristica appare qui in tutta la sua forza quale fonte
e culmine dell'esistenza ecclesiale, in quanto esprime,
nello stesso tempo, sia la genesi che il compimento del
nuovo e definitivo culto, la logiké latreía.(200) Le
parole di san Paolo ai Romani a questo proposito sono la
formulazione più sintetica di come l'Eucaristia
trasformi tutta la nostra vita in culto spirituale
gradito a Dio: « Vi esorto dunque, fratelli, per la
misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come
sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il
vostro culto spirituale » (Rm 12,1). In questa
esortazione emerge l'immagine del nuovo culto come
offerta totale della propria persona in comunione con
tutta la Chiesa. L'insistenza dell'Apostolo sull'offerta
dei nostri corpi sottolinea l'umana concretezza di un
culto tutt'altro che disincarnato. Ancora il Santo di
Ippona a questo proposito ci ricorda che « questo è il
sacrificio dei cristiani, l'essere cioè molti e un solo
corpo in Cristo. La Chiesa celebra questo mistero col
Sacramento dell'altare, che i fedeli ben conoscono, e
nel quale le si mostra chiaramente che nella cosa che si
offre essa stessa è offerta ».(201) La dottrina
cattolica, infatti, afferma che l'Eucaristia, in quanto
sacrificio di Cristo, è anche sacrificio della Chiesa, e
quindi dei fedeli.(202) L'insistenza sul sacrificio – «
fare sacro » – dice qui tutta la densità esistenziale
implicata nella trasformazione della nostra realtà umana
afferrata da Cristo (cfr Fil 3,12).
Efficacia onnicomprensiva
del culto eucaristico
71. Il nuovo culto
cristiano abbraccia ogni aspetto dell'esistenza,
trasfigurandola: « Sia dunque che mangiate sia che
beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate
tutto per la gloria di Dio » (1 Cor 10,31). In ogni atto
della vita il cristiano è chiamato ad esprimere il vero
culto a Dio. Da qui prende forma la natura
intrinsecamente eucaristica della vita cristiana. In
quanto coinvolge la realtà umana del credente nella sua
concretezza quotidiana, l'Eucaristia rende possibile,
giorno dopo giorno, la progressiva trasfigurazione
dell'uomo chiamato per grazia ad essere ad immagine del
Figlio di Dio (cfr Rm 8,29s). Non c'è nulla di
autenticamente umano – pensieri ed affetti, parole ed
opere – che non trovi nel sacramento dell'Eucaristia la
forma adeguata per essere vissuto in pienezza. Qui
emerge tutto il valore antropologico della novità
radicale portata da Cristo con l'Eucaristia: il culto a
Dio nell'esistenza umana non è relegabile ad un momento
particolare e privato, ma per natura sua tende a
pervadere ogni aspetto della realtà dell'individuo. Il
culto gradito a Dio diviene così un nuovo modo di vivere
tutte le circostanze dell'esistenza in cui ogni
particolare viene esaltato, in quanto vissuto dentro il
rapporto con Cristo e come offerta a Dio. La gloria di
Dio è l'uomo vivente (cfr 1 Cor 10,31). E la vita
dell'uomo è la visione di Dio.(203)
« Iuxta dominicam viventes
» – Vivere secondo la domenica
72. Questa radicale novità
che l'Eucaristia introduce nella vita dell'uomo si è
rivelata alla coscienza cristiana fin dall'inizio. I
fedeli hanno subito percepito il profondo influsso che
la Celebrazione eucaristica esercitava sullo stile della
loro vita. Sant'Ignazio di Antiochia esprimeva questa
verità qualificando i cristiani come « coloro che sono
giunti alla nuova speranza », e li presentava come
coloro che vivono « secondo la domenica » (iuxta
dominicam viventes).(204) Questa formula del grande
martire antiocheno mette chiaramente in luce il nesso
tra la realtà eucaristica e l'esistenza cristiana nella
sua quotidianità. La consuetudine caratteristica dei
cristiani di riunirsi nel primo giorno dopo il sabato
per celebrare la risurrezione di Cristo – secondo il
racconto di san Giustino martire(205) – è anche il dato
che definisce la forma dell'esistenza rinnovata
dall'incontro con Cristo. La formula di sant'Ignazio – «
Vivere secondo la domenica » – sottolinea pure il valore
paradigmatico che questo giorno santo possiede per ogni
altro giorno della settimana. Esso, infatti, non si
distingue in base alla semplice sospensione delle
attività solite, come una sorta di parentesi all'interno
del ritmo usuale dei giorni. I cristiani hanno sempre
sentito questo giorno come il primo della settimana,
perché in esso si fa memoria della radicale novità
portata da Cristo. Pertanto, la domenica è il giorno in
cui il cristiano ritrova quella forma eucaristica della
sua esistenza secondo la quale è chiamato a vivere
costantemente. « Vivere secondo la domenica » vuol dire
vivere nella consapevolezza della liberazione portata da
Cristo e svolgere la propria esistenza come offerta di
se stessi a Dio, perché la sua vittoria si manifesti
pienamente a tutti gli uomini attraverso una condotta
intimamente rinnovata.
Vivere il precetto festivo
73. I Padri sinodali,
consapevoli di questo principio nuovo di vita che
l'Eucaristia pone nel cristiano, hanno ribadito
l'importanza per tutti i fedeli del precetto domenicale
come fonte di libertà autentica, per poter vivere ogni
altro giorno secondo quanto hanno celebrato nel « giorno
del Signore ». La vita di fede, infatti, è in pericolo
quando non si avverte più il desiderio di partecipare
alla Celebrazione eucaristica in cui si fa memoria della
vittoria pasquale. Partecipare all'assemblea liturgica
domenicale, insieme a tutti i fratelli e le sorelle con
i quali si forma un solo corpo in Cristo Gesù, è
richiesto dalla coscienza cristiana e al tempo stesso
forma la coscienza cristiana. Smarrire il senso della
domenica come giorno del Signore da santificare è
sintomo di una perdita del senso autentico della libertà
cristiana, la libertà dei figli di Dio (206). Rimangono
preziose, a questo riguardo, le osservazioni fatte dal
mio venerato predecessore, Giovanni Paolo II, nella
Lettera apostolica Dies Domini (207), a proposito delle
diverse dimensioni della domenica per i cristiani: essa
è Dies Domini, in riferimento all'opera della creazione;
Dies Christi in quanto giorno della nuova creazione e
del dono che il Signore Risorto fa dello Spirito Santo;
Dies Ecclesiae come giorno in cui la comunità cristiana
si ritrova per la celebrazione; Dies hominis come giorno
di gioia, riposo e carità fraterna.
Un tale giorno, pertanto,
si manifesta come festa primordiale, nella quale ogni
fedele, nell'ambiente in cui vive, può farsi
annunziatore e custode del senso del tempo. Da questo
giorno, in effetti, scaturisce il senso cristiano
dell'esistenza ed un nuovo modo di vivere il tempo, le
relazioni, il lavoro, la vita e la morte. È bene,
dunque, che nel giorno del Signore le realtà ecclesiali
organizzino, intorno alla Celebrazione eucaristica
domenicale, manifestazioni proprie della comunità
cristiana: incontri amichevoli, iniziative per la
formazione nella fede di bambini, giovani e adulti,
pellegrinaggi, opere di carità e momenti diversi di
preghiera. A motivo di questi valori così importanti –
per quanto giustamente il sabato sera sin dai Primi
Vespri appartenga già alla Domenica e sia permesso
adempiere in esso al precetto domenicale – è necessario
rammentare che è la domenica in se stessa che merita di
essere santificata, perché non finisca per risultare un
giorno « vuoto di Dio ».(208)
Il senso del riposo e del
lavoro
74. Infine, è
particolarmente urgente in questo nostro tempo ricordare
che il giorno del Signore è anche il giorno del riposo
dal lavoro. Ci auguriamo vivamente che esso sia
riconosciuto come tale anche dalla società civile, così
che sia possibile essere liberi dalle attività
lavorative, senza venire per questo penalizzati. I
cristiani, infatti, non senza rapporto con il
significato del sabato nella tradizione ebraica, hanno
visto nel giorno del Signore anche il giorno del riposo
dalla fatica quotidiana. Ciò ha un suo preciso senso,
perché costituisce una relativizzazione del lavoro, che
viene finalizzato all'uomo: il lavoro è per l'uomo e non
l'uomo per il lavoro. È facile intuire la tutela che da
ciò viene offerta all'uomo stesso, che risulta così
emancipato da una possibile forma di schiavitù. Come ho
avuto modo di affermare, « il lavoro riveste primaria
importanza per la realizzazione dell'uomo e per lo
sviluppo della società, e per questo occorre che esso
sia sempre organizzato e svolto nel pieno rispetto
dell'umana dignità e al servizio del bene comune. Al
tempo stesso, è indispensabile che l'uomo non si lasci
asservire dal lavoro, che non lo idolatri, pretendendo
di trovare in esso il senso ultimo e definitivo della
vita » (209). È nel giorno consacrato a Dio che l'uomo
comprende il senso della sua esistenza ed anche
dell'attività lavorativa.(210)
Assemblee domenicali in
assenza di sacerdote
75. Riscoprendo il
significato della Celebrazione domenicale per la vita
del cristiano, è spontaneo porsi il problema di quelle
comunità cristiane in cui manca il sacerdote e dove, di
conseguenza, non è possibile celebrare la santa Messa
nel Giorno del Signore. Occorre dire, a questo
proposito, che ci troviamo di fronte a situazioni assai
diversificate tra loro. Il Sinodo ha raccomandato
innanzitutto ai fedeli di recarsi in una delle chiese
della Diocesi in cui è garantita la presenza del
sacerdote, anche quando ciò richiede un certo sacrificio
(211). Là dove, invece, le grandi distanze rendono
praticamente impossibile la partecipazione
all'Eucaristia domenicale, è importante che le comunità
cristiane si radunino ugualmente per lodare il Signore e
fare memoria del Giorno a Lui dedicato. Ciò dovrà
tuttavia avvenire nel contesto di un'adeguata istruzione
circa la differenza tra la santa Messa e le assemblee
domenicali in attesa di sacerdote. La cura pastorale
della Chiesa si deve esprimere in questo caso nel
vigilare perché la liturgia della Parola, organizzata
sotto la guida di un diacono o di una persona incaricata
dall'autorità competente, si compia secondo un rituale
specifico elaborato dalle Conferenze episcopali e a tale
scopo da esse approvato (212). Ricordo che spetta agli
Ordinari concedere la facoltà di distribuire la
comunione in tali liturgie, valutando attentamente la
convenienza di una certa scelta. Inoltre, si deve fare
in modo che tali assemblee non ingenerino confusione sul
ruolo centrale del sacerdote e sulla componente
sacramentale nella vita della Chiesa. L'importanza del
ruolo dei laici, che vanno giustamente ringraziati per
la loro generosità al servizio delle comunità cristiane,
non deve mai occultare il ministero insostituibile dei
sacerdoti per la vita della Chiesa.(213) Pertanto, si
vigili attentamente a che le assemblee in attesa di
sacerdote non diano adito a visioni ecclesiologiche non
aderenti alla verità del Vangelo e alla tradizione della
Chiesa. Piuttosto dovrebbero essere occasioni
privilegiate di preghiera a Dio perché mandi santi
sacerdoti secondo il suo cuore. Toccante, a questo
proposito, quanto scriveva il Papa Giovanni Paolo II
nella Lettera ai Sacerdoti per il Giovedì Santo 1979,
ricordando quei luoghi dove la gente, privata del
sacerdote da parte del regime dittatoriale, si riuniva
in una chiesa o in un santuario, metteva sull'altare la
stola ancora conservata e recitava le preghiera della
liturgia eucaristica fermandosi in silenzio « al momento
che corrisponde alla transustanziazione », a
testimonianza di quanto « ardentemente essi desiderano
di udire le parole che solo le labbra di un sacerdote
possono efficacemente pronunciare ».(214) Proprio in
questa prospettiva, considerato il bene incomparabile
derivante dalla celebrazione del Sacrificio eucaristico,
chiedo a tutti i sacerdoti una fattiva e concreta
disponibilità a visitare il più spesso possibile le
comunità affidate alla loro cura pastorale, perché non
rimangano troppo tempo senza il Sacramento della carità.
Una forma eucaristica
dell'esistenza cristiana, l'appartenenza ecclesiale
76. L'importanza della
domenica come Dies Ecclesiae ci richiama alla relazione
intrinseca tra la vittoria di Gesù sul male e sulla
morte e la nostra appartenenza al suo Corpo ecclesiale.
Ogni cristiano, infatti, nel Giorno del Signore ritrova
anche la dimensione comunitaria della propria esistenza
redenta. Partecipare all'azione liturgica, comunicare al
Corpo e al Sangue di Cristo vuol dire nello stesso tempo
rendere sempre più intima e profonda la propria
appartenenza a Colui che è morto per noi (cfr 1 Cor
6,19s; 7,23). Veramente chi mangia di Cristo vive per
Lui. In relazione al Mistero eucaristico si comprende il
senso profondo della communio sanctorum. La comunione ha
sempre ed inseparabilmente una connotazione verticale ed
una orizzontale: comunione con Dio e comunione con i
fratelli e le sorelle. Le due dimensioni si incontrano
misteriosamente nel dono eucaristico. « Dove si
distrugge la comunione con Dio, che è comunione col
Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo, si distrugge
anche la radice e la sorgente della comunione fra di
noi. E dove non viene vissuta la comunione fra di noi,
anche la comunione col Dio Trinitario non è viva e vera
».(215) Chiamati, pertanto, ad essere membra di Cristo e
dunque membra gli uni degli altri (cfr 1 Cor 12,27), noi
costituiamo una realtà ontologicamente fondata nel
Battesimo e alimentata dall'Eucaristia, una realtà che
chiede di trovare riscontro sensibile nella vita delle
nostre comunità.
La forma eucaristica
dell'esistenza cristiana è indubbiamente una forma
ecclesiale e comunitaria. Attraverso la Diocesi e le
parrocchie, quali strutture portanti della Chiesa in un
particolare territorio, ogni fedele può fare esperienza
concreta della sua appartenenza al Corpo di Cristo.
Associazioni, movimenti ecclesiali e nuove comunità –
con la vivacità dei loro carismi donati dallo Spirito
Santo per il nostro tempo – come pure gli Istituti di
vita consacrata, hanno il compito di offrire un loro
specifico contributo per favorire nei fedeli la
percezione di questo loro essere del Signore (cfr Rm
14,8). Il fenomeno della secolarizzazione, che contiene
non a caso caratteri fortemente individualistici,
ottiene i suoi effetti deleteri soprattutto nelle
persone che si isolano e per scarso senso di
appartenenza. Il cristianesimo, fin dal suo inizio,
implica sempre una compagnia, una trama di rapporti
vivificati continuamente dall'ascolto della Parola,
dalla Celebrazione eucaristica e animati dallo Spirito
Santo.
Spiritualità e cultura
eucaristica
77. I Padri sinodali hanno
significativamente affermato che « i fedeli cristiani
hanno bisogno di una più profonda comprensione delle
relazioni tra l'Eucaristia e la vita quotidiana. La
spiritualità eucaristica non è soltanto partecipazione
alla Messa e devozione al Santissimo Sacramento. Essa
abbraccia la vita intera » (216). Questo rilievo riveste
per tutti noi oggi particolare significato. Occorre
riconoscere che uno degli effetti più gravi della
secolarizzazione poc'anzi menzionata sta nell'aver
relegato la fede cristiana ai margini dell'esistenza,
come se essa fosse inutile per quanto riguarda lo
svolgimento concreto della vita degli uomini. Il
fallimento di questo modo di vivere « come se Dio non ci
fosse » è ora davanti a tutti. Oggi c'è bisogno di
riscoprire che Gesù Cristo non è una semplice
convinzione privata o una dottrina astratta, ma una
persona reale il cui inserimento nella storia è capace
di rinnovare la vita di tutti. Per questo l'Eucaristia
come fonte e culmine della vita e missione della Chiesa
si deve tradurre in spiritualità, in vita « secondo lo
Spirito » (Rm 8,4s; cfr Gal 5,16.25). È significativo
che san Paolo, nel passo della Lettera ai Romani in cui
invita a vivere il nuovo culto spirituale, richiami
contemporaneamente alla necessità del cambiamento del
proprio modo di vivere e di pensare: « Non conformatevi
alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi,
rinnovando la vostra mente, per poter discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e
perfetto » (12,2). In tal modo, l'Apostolo delle genti
sottolinea il legame tra il vero culto spirituale e la
necessità di un nuovo modo di percepire l'esistenza e di
condurre la vita. È parte integrante della forma
eucaristica della vita cristiana il rinnovamento di
mentalità, « affinché non siamo più come fanciulli
sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi
vento di dottrina » (Ef 4,14).
Eucaristia ed
evangelizzazione delle culture
78. Da quanto affermato
consegue che il Mistero eucaristico ci mette in dialogo
con le differenti culture, ma anche in un certo senso le
sfida (217). Occorre riconoscere il carattere
interculturale di questo nuovo culto, di questa logiké
latreía. La presenza di Gesù Cristo e l'effusione dello
Spirito Santo sono eventi che possono stabilmente
confrontarsi con ogni realtà culturale, per fermentarla
evangelicamente. Ciò comporta conseguentemente l'impegno
di promuovere con convinzione l'evangelizzazione delle
culture, nella consapevolezza che Cristo stesso è la
verità di ogni uomo e di tutta la storia umana.
L'Eucaristia diviene criterio di valorizzazione di tutto
ciò che il cristiano incontra nelle varie espressioni
culturali. In questo importante processo possiamo
sentire quanto mai significative le parole di san Paolo
che invita nella sua Prima Lettera ai Tessalonicesi a «
esaminare ogni cosa e a tenere ciò che è buono » (cfr
5,21).
Eucaristia e fedeli laici
79. In Cristo, Capo della
Chiesa suo Corpo, tutti i cristiani formano « la stirpe
eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il
popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere
meravigliose di Lui » (1 Pt 2,9). L'Eucaristia, come
mistero da vivere, si offre a ciascuno di noi nella
condizione in cui egli si trova, facendo diventare la
sua situazione esistenziale luogo in cui vivere
quotidianamente la novità cristiana. Se il Sacrificio
eucaristico alimenta ed accresce in noi quanto ci è già
dato nel Battesimo per il quale tutti siamo chiamati
alla santità (218), allora questo deve emergere e
mostrarsi proprio nelle situazioni o stati di vita in
cui ogni cristiano si trova. Si diviene giorno per
giorno culto gradito a Dio vivendo la propria vita come
vocazione. A partire dalla convocazione liturgica, è lo
stesso sacramento dell'Eucaristia ad impegnarci nella
realtà quotidiana perché tutto sia fatto a gloria di
Dio.
E poiché il mondo è « il
campo » (Mt 13,38) in cui Dio pone i suoi figli come
buon seme, i cristiani laici, in forza del Battesimo e
della Cresima, e corroborati dall'Eucaristia, sono
chiamati a vivere la novità radicale portata da Cristo
proprio all'interno delle comuni condizioni della
vita.(219) Essi devono coltivare il desiderio che
l'Eucaristia incida sempre più profondamente nella loro
esistenza quotidiana, portandoli ad essere testimoni
riconoscibili nel proprio ambiente di lavoro e nella
società tutta.(220) Un particolare incoraggiamento
rivolgo alle famiglie, perché traggano ispirazione e
forza da questo Sacramento. L'amore tra l'uomo e la
donna, l'accoglienza della vita, il compito educativo si
rivelano quali ambiti privilegiati in cui l'Eucaristia
può mostrare la sua capacità di trasformare e portare a
pienezza di significato l'esistenza.(221) I Pastori non
manchino mai di sostenere, educare ed incoraggiare i
fedeli laici a vivere pienamente la propria vocazione
alla santità dentro quel mondo che Dio ha tanto amato da
dare il suo Figlio perché ne diventasse la salvezza (cfr
Gv 3,16).
Eucaristia e spiritualità
sacerdotale
80. La forma eucaristica
dell'esistenza cristiana si manifesta indubbiamente in
modo particolare nello stato di vita sacerdotale. La
spiritualità sacerdotale è intrinsecamente eucaristica.
Il seme di una tale spiritualità si trova già nelle
parole che il Vescovo pronuncia nella liturgia
dell'Ordinazione: « Ricevi le offerte del popolo santo
per il Sacrificio eucaristico. Renditi conto di ciò che
farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al
mistero della croce di Cristo Signore ».(222) Per dare
alla sua esistenza una sempre più compiuta forma
eucaristica, il sacerdote, già nel periodo di formazione
e poi negli anni successivi, deve fare ampio spazio alla
vita spirituale.(223) Egli è chiamato a essere
continuamente un autentico ricercatore di Dio, pur
restando al contempo vicino alle preoccupazioni degli
uomini. Una vita spirituale intensa gli permetterà di
entrare più profondamente in comunione con il Signore e
l'aiuterà a lasciarsi possedere dall'amore di Dio,
divenendone testimone in ogni circostanza anche
difficile e buia. A tale scopo, insieme con i Padri del
Sinodo, raccomando ai sacerdoti « la celebrazione
quotidiana della santa Messa, anche quando non ci fosse
partecipazione di fedeli ».(224) Tale raccomandazione si
accorda innanzitutto con il valore oggettivamente
infinito di ogni Celebrazione eucaristica; e trae poi
motivo dalla sua singolare efficacia spirituale, perché,
se vissuta con attenzione e fede, la santa Messa è
formativa nel senso più profondo del termine, in quanto
promuove la conformazione a Cristo e rinsalda il
sacerdote nella sua vocazione.
Eucaristia e vita
consacrata
81. Nel contesto della
relazione tra l'Eucaristia e le diverse vocazioni
ecclesiali risplende in particolare « la testimonianza
profetica delle consacrate e dei consacrati, che trovano
nella Celebrazione eucaristica e nell'adorazione la
forza per la sequela radicale di Cristo obbediente,
povero e casto ».(225) I consacrati e le consacrate, pur
svolgendo molti servizi nel campo della formazione umana
e della cura dei poveri, nell'insegnamento o
nell'assistenza dei malati, sanno che lo scopo
principale della loro vita è « la contemplazione delle
verità divine e la costante unione con Dio ».(226) Il
contributo essenziale che la Chiesa si aspetta dalla
vita consacrata è molto più in ordine all'essere che al
fare. In questo contesto vorrei richiamare l'importanza
della testimonianza verginale proprio in relazione al
mistero dell'Eucaristia. Infatti, oltre al legame con il
celibato sacerdotale, il Mistero eucaristico manifesta
un intrinseco rapporto con la verginità consacrata, in
quanto questa è espressione della dedizione esclusiva
della Chiesa a Cristo, che essa accoglie come suo Sposo
con fedeltà radicale e feconda.(227) Nell'Eucaristia la
verginità consacrata trova ispirazione ed alimento per
la sua dedizione totale a Cristo. Dall'Eucaristia
inoltre essa trae conforto e spinta per essere, anche
nel nostro tempo, segno dell'amore gratuito e fecondo
che Dio ha verso l'umanità. Infine, mediante la sua
specifica testimonianza, la vita consacrata diviene
oggettivamente richiamo e anticipazione di quelle «
nozze dell'Agnello » (Ap 19,7.9), in cui è posta la meta
di tutta la storia della salvezza. In tal senso essa
costituisce un efficace rimando a quell'orizzonte
escatologico di cui ogni uomo ha bisogno per poter
orientare le proprie scelte e decisioni di vita.
Eucaristia e
trasformazione morale
82. Scoprendo la bellezza
della forma eucaristica dell'esistenza cristiana siamo
portati anche a riflettere sulle energie morali che da
tale forma vengono attivate a sostegno dell'autentica
libertà propria dei figli di Dio. Intendo con ciò
riprendere una tematica emersa nel Sinodo riguardo al
legame tra forma eucaristica dell'esistenza e
trasformazione morale. Il Papa Giovanni Paolo II aveva
affermato che la vita morale « possiede il valore di un
« culto spirituale » (Rm 12,1; cfr Fil 3,3), attinto e
alimentato da quella inesauribile sorgente di santità e
di glorificazione di Dio che sono i Sacramenti, in
specie l'Eucaristia: infatti, partecipando al Sacrificio
della Croce, il cristiano comunica con l'amore di
donazione di Cristo ed è abilitato e impegnato a vivere
questa stessa carità in tutti i suoi atteggiamenti e
comportamenti di vita ».(228) In definitiva, « nel «
culto » stesso, nella comunione eucaristica è contenuto
l'essere amati e l'amare a propria volta gli altri.
Un'Eucaristia che non si traduca in amore concretamente
praticato è in se stessa frammentata ».(229)
Questo richiamo alla
valenza morale del culto spirituale non va interpretato
in chiave moralistica. È innanzitutto la felice scoperta
del dinamismo dell'amore nel cuore di chi accoglie il
dono del Signore, si abbandona a Lui e trova la vera
libertà. La trasformazione morale, implicata nel nuovo
culto istituito da Cristo, è una tensione e un desiderio
cordiale di voler corrispondere all'amore del Signore
con tutto il proprio essere, pur nella consapevolezza
della propria fragilità. Ciò di cui parliamo ben si
rispecchia nel racconto evangelico relativo a Zaccheo (cfr
Lc 19,1-10). Dopo aver ospitato Gesù nella sua casa, il
pubblicano si ritrova completamente trasformato: decide
di dare metà dei suoi averi ai poveri e di restituire
quattro volte tanto a coloro ai quali ha rubato. La
tensione morale che nasce dall'ospitare Gesù nella
nostra vita scaturisce dalla gratitudine per aver
sperimentato l'immeritata vicinanza del Signore.
Coerenza eucaristica
83. È importante rilevare
ciò che i Padri sinodali hanno qualificato come coerenza
eucaristica, a cui la nostra esistenza è oggettivamente
chiamata. Il culto gradito a Dio, infatti, non è mai
atto meramente privato, senza conseguenze sulle nostre
relazioni sociali: esso richiede la pubblica
testimonianza della propria fede. Ciò vale ovviamente
per tutti i battezzati, ma si impone con particolare
urgenza nei confronti di coloro che, per la posizione
sociale o politica che occupano, devono prendere
decisioni a proposito di valori fondamentali, come il
rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento
fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul
matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione
dei figli e la promozione del bene comune in tutte le
sue forme.(230) Tali valori non sono negoziabili.
Pertanto, i politici e i legislatori cattolici,
consapevoli della loro grave responsabilità sociale,
devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro
coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere
leggi ispirate ai valori fondati nella natura
umana.(231) Ciò ha peraltro un nesso obiettivo con
l'Eucaristia (cfr 1 Cor 11,27-29). I Vescovi sono tenuti
a richiamare costantemente tali valori; ciò fa parte
della loro responsabilità nei confronti del gregge loro
affidato.(232)
Eucaristia, mistero da
annunciare
Eucaristia e missione
84. Nell'omelia durante la
Celebrazione eucaristica con cui ho dato inizio solenne
al mio ministero sulla Cattedra di Pietro ho detto: «
Non vi è niente di più bello che essere raggiunti,
sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più
bello che conoscere Lui e comunicare agli altri
l'amicizia con Lui ».(233) Questa affermazione acquista
una più forte intensità se pensiamo al Mistero
eucaristico. In effetti, non possiamo tenere per noi
l'amore che celebriamo nel Sacramento. Esso chiede per
sua natura di essere comunicato a tutti. Ciò di cui il
mondo ha bisogno è l'amore di Dio, è incontrare Cristo e
credere in Lui. Per questo l'Eucaristia non è solo fonte
e culmine della vita della Chiesa; lo è anche della sua
missione: « Una Chiesa autenticamente eucaristica è una
Chiesa missionaria ».(234) Anche noi dobbiamo poter dire
ai nostri fratelli con convinzione: « Quello che abbiamo
veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché
anche voi siate in comunione con noi! » (1 Gv 1,3).
Veramente non c'è niente di più bello che incontrare e
comunicare Cristo a tutti. La stessa istituzione
dell'Eucaristia, del resto, anticipa ciò che costituisce
il cuore della missione di Gesù: Egli è l'inviato del
Padre per la redenzione del mondo (cfr Gv 3,16- 17; Rm
8,32). Nell'Ultima Cena Gesù affida ai suoi discepoli il
Sacramento che attualizza il sacrificio da Lui fatto di
se stesso in obbedienza al Padre per la salvezza di
tutti noi. Non possiamo accostarci alla Mensa
eucaristica senza lasciarci trascinare nel movimento
della missione che, prendendo avvio dal Cuore stesso di
Dio, mira a raggiungere tutti gli uomini. Pertanto, è
parte costitutiva della forma eucaristica dell'esistenza
cristiana la tensione missionaria.
Eucaristia e testimonianza
85. La prima e
fondamentale missione che ci viene dai santi Misteri che
celebriamo è di rendere testimonianza con la nostra
vita. Lo stupore per il dono che Dio ci ha fatto in
Cristo imprime alla nostra esistenza un dinamismo nuovo
impegnandoci ad essere testimoni del suo amore.
Diveniamo testimoni quando, attraverso le nostre azioni,
parole e modo di essere, un Altro appare e si comunica.
Si può dire che la testimonianza è il mezzo con cui la
verità dell'amore di Dio raggiunge l'uomo nella storia,
invitandolo ad accogliere liberamente questa novità
radicale. Nella testimonianza Dio si espone, per così
dire, al rischio della libertà dell'uomo. Gesù stesso è
il testimone fedele e verace (cfr Ap 1,5; 3,14); è
venuto per rendere testimonianza alla verità (cfr Gv
18,37). In quest'ordine di riflessioni mi preme
riprendere un concetto caro ai primi cristiani, ma che
colpisce anche noi, cristiani di oggi: la testimonianza
fino al dono di se stessi, fino al martirio, è sempre
stata considerata nella storia della Chiesa il culmine
del nuovo culto spirituale: « Offrite i vostri corpi » (Rm
12,1). Si pensi, ad esempio, al racconto del martirio di
san Policarpo di Smirne, discepolo di san Giovanni:
tutta la drammatica vicenda è descritta come liturgia,
anzi come un divenire Eucaristia del martire
stesso.(235) Pensiamo anche alla coscienza eucaristica
che Ignazio di Antiochia esprime in vista del suo
martirio: egli si considera « frumento di Dio » e
desidera di diventare nel martirio « pane puro di Cristo
».(236) Il cristiano che offre la sua vita nel martirio
entra nella piena comunione con la Pasqua di Gesù Cristo
e così diviene egli stesso con Lui Eucaristia. Ancora
oggi non mancano alla Chiesa martiri in cui si manifesta
in modo supremo l'amore di Dio. Anche quando non ci
viene chiesta la prova del martirio, tuttavia, sappiamo
che il culto gradito a Dio postula intimamente questa
disponibilità(237) e trova la sua realizzazione nella
lieta e convinta testimonianza, di fronte al mondo, di
una vita cristiana coerente negli ambiti dove il Signore
ci chiama ad annunciarlo.
Cristo Gesù, unico
Salvatore
86. Sottolineare il
rapporto intrinseco tra Eucaristia e missione ci fa
riscoprire anche il contenuto ultimo del nostro
annuncio. Quanto più nel cuore del popolo cristiano sarà
vivo l'amore per l'Eucaristia, tanto più gli sarà chiaro
il compito della missione: portare Cristo. Non solo
un'idea o un'etica a Lui ispirata, ma il dono della sua
stessa Persona. Chi non comunica la verità dell'Amore al
fratello non ha ancora dato abbastanza. L'Eucaristia
come sacramento della nostra salvezza ci richiama così
inevitabilmente all'unicità di Cristo e della salvezza
da Lui compiuta a prezzo del suo sangue. Pertanto, dal
Mistero eucaristico, creduto e celebrato, sorge
l'esigenza di educare costantemente tutti al lavoro
missionario il cui centro è l'annuncio di Gesù, unico
Salvatore.(238) Ciò impedirà di ridurre in chiave
meramente sociologica la decisiva opera di promozione
umana sempre implicata in ogni autentico processo di
evangelizzazione.
Libertà di culto
87. In questo contesto,
desidero dare voce a quanto hanno affermato i Padri
durante l'Assemblea sinodale riguardo alle gravi
difficoltà che investono la missione di quelle comunità
cristiane che vivono in condizioni di minoranza o
addirittura di privazione della libertà religiosa.(239)
Dobbiamo rendere veramente grazie al Signore per tutti i
Vescovi, sacerdoti, persone consacrate e laici, che si
prodigano nell'annunciare il Vangelo e vivono la loro
fede mettendo a repentaglio la propria vita. Non sono
poche le regioni del mondo nelle quali il solo recarsi
in Chiesa costituisce un'eroica testimonianza che espone
la vita del soggetto all'emarginazione e alla violenza.
Anche in questa circostanza voglio confermare la
solidarietà di tutta la Chiesa con coloro che soffrono
per la mancanza di libertà di culto. Là dove manca la
libertà religiosa, lo sappiamo, manca in definitiva la
libertà più significativa, poiché nella fede l'uomo
esprime l'intima decisione riguardo al senso ultimo
della propria esistenza. Preghiamo, pertanto, che si
allarghino gli spazi della libertà religiosa in tutti
gli Stati, affinché i cristiani, come pure i membri
delle altre religioni, possano liberamente vivere le
loro convinzioni, personalmente e in comunità.
Eucaristia, mistero da
offrire al mondo
Eucaristia, pane spezzato
per la vita del mondo
88. « Il pane che io darò
è la mia carne per la vita del mondo » (Gv 6,51). Con
queste parole il Signore rivela il vero significato del
dono della propria vita per tutti gli uomini. Esse ci
mostrano anche l'intima compassione che Egli ha per ogni
persona. In effetti, tante volte i Vangeli ci riportano
i sentimenti di Gesù nei confronti degli uomini, in
special modo dei sofferenti e dei peccatori (cfr Mt
20,34; Mc 6,34; Lc 19,41). Egli esprime attraverso un
sentimento profondamente umano l'intenzione salvifica di
Dio per ogni uomo, affinché raggiunga la vita vera. Ogni
Celebrazione eucaristica attualizza sacramentalmente il
dono che Gesù ha fatto della propria vita sulla Croce
per noi e per il mondo intero. Al tempo stesso,
nell'Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della
compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce
così intorno al Mistero eucaristico il servizio della
carità nei confronti del prossimo, che « consiste
appunto nel fatto che io amo, in Dio e con Dio, anche la
persona che non gradisco o neanche conosco. Questo può
realizzarsi solo a partire dall'intimo incontro con Dio,
un incontro che è diventato comunione di volontà
arrivando fino a toccare il sentimento. Allora imparo a
guardare quest'altra persona non più soltanto con i miei
occhi e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva
di Gesù Cristo ».(240) In tal modo riconosco, nelle
persone che avvicino, fratelli e sorelle per i quali il
Signore ha dato la sua vita amandoli « fino alla fine »
(Gv 13,1). Di conseguenza, le nostre comunità, quando
celebrano l'Eucaristia, devono prendere sempre più
coscienza che il sacrificio di Cristo è per tutti e
pertanto l'Eucaristia spinge ogni credente in Lui a
farsi « pane spezzato » per gli altri, e dunque ad
impegnarsi per un mondo più giusto e fraterno. Pensando
alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, dobbiamo
riconoscere che Cristo ancora oggi continua ad esortare
i suoi discepoli ad impegnarsi in prima persona: « Date
loro voi stessi da mangiare » (Mt 14,16). Davvero la
vocazione di ciascuno di noi è quella di essere, insieme
a Gesù, pane spezzato per la vita del mondo.
Le implicazioni sociali
del Mistero eucaristico
89. L'unione con Cristo
che si realizza nel Sacramento ci abilita anche ad una
novità di rapporti sociali: « la « mistica » del
Sacramento ha un carattere sociale ». Infatti, «
l'unione con Cristo è allo stesso tempo unione con tutti
gli altri ai quali Egli si dona. Io non posso avere
Cristo solo per me; posso appartenergli soltanto in
unione con tutti quelli che sono diventati o
diventeranno suoi ».(241) A questo proposito è
necessario esplicitare la relazione tra Mistero
eucaristico e impegno sociale. L'Eucaristia è sacramento
di comunione tra fratelli e sorelle che accettano di
riconciliarsi in Cristo, il quale ha fatto di ebrei e
pagani un popolo solo, abbattendo il muro di inimicizia
che li separava (cfr Ef 2,14). Solo questa costante
tensione alla riconciliazione consente di comunicare
degnamente al Corpo e al Sangue di Cristo (cfr Mt
5,23-24).(242) Attraverso il memoriale del suo
sacrificio, Egli rafforza la comunione tra i fratelli e,
in particolare, sollecita coloro che sono in conflitto
ad affrettare la loro riconciliazione aprendosi al
dialogo e all'impegno per la giustizia. È fuori dubbio
che condizioni per costruire una vera pace siano la
restaurazione della giustizia, la riconciliazione e il
perdono.(243) Da questa consapevolezza nasce la volontà
di trasformare anche le strutture ingiuste per
ristabilire il rispetto della dignità dell'uomo, creato
a immagine e somiglianza di Dio. È attraverso lo
svolgimento concreto di questa responsabilità che
l'Eucaristia diventa nella vita ciò che essa significa
nella celebrazione. Come ho avuto modo di affermare, non
è compito proprio della Chiesa quello di prendere nelle
sue mani la battaglia politica per realizzare la società
più giusta possibile; tuttavia, essa non può e non deve
neanche restare ai margini della lotta per la giustizia.
La Chiesa « deve inserirsi in essa per via
dell'argomentazione razionale e deve risvegliare le
forze spirituali, senza le quali la giustizia, che
sempre richiede anche rinunzie, non può affermarsi e
prosperare ».(244)
Nella prospettiva della
responsabilità sociale di tutti i cristiani i Padri
sinodali hanno ricordato che il sacrificio di Cristo è
mistero di liberazione che ci interpella e provoca
continuamente. Rivolgo pertanto un appello a tutti i
fedeli ad essere realmente operatori di pace e di
giustizia: « Chi partecipa all'Eucaristia, infatti, deve
impegnarsi a costruire la pace nel nostro mondo segnato
da molte violenze e guerre, e oggi in modo particolare,
dal terrorismo, dalla corruzione economica e dallo
sfruttamento sessuale ».(245) Tutti problemi, questi,
che a loro volta generano altri fenomeni avvilenti che
destano viva preoccupazione. Noi sappiamo che queste
situazioni non possono essere affrontate in modo
superficiale. Proprio in forza del Mistero che
celebriamo, occorre denunciare le circostanze che sono
in contrasto con la dignità dell'uomo, per il quale
Cristo ha versato il suo sangue, affermando così l'alto
valore di ogni singola persona.
Il cibo della verità e
l'indigenza dell'uomo
90. Non possiamo rimanere
inattivi di fronte a certi processi di globalizzazione
che non di rado fanno crescere a dismisura lo scarto tra
ricchi e poveri a livello mondiale. Dobbiamo denunciare
chi dilapida le ricchezze della terra, provocando
disuguaglianze che gridano verso il cielo (cfr Gc 5,4).
Ad esempio, è impossibile tacere di fronte alle «
immagini sconvolgenti dei grandi campi di profughi o di
rifugiati – in diverse parti del mondo – raccolti in
condizioni di fortuna, per scampare a sorte peggiore, ma
di tutto bisognosi. Non sono, questi esseri umani,
nostri fratelli e sorelle? Non sono i loro bambini
venuti al mondo con le stesse legittime attese di
felicità degli altri? ».(246) Il Signore Gesù, Pane di
vita eterna, ci sprona e ci rende attenti alle
situazioni di indigenza in cui versa ancora gran parte
dell'umanità: sono situazioni la cui causa implica
spesso una chiara ed inquietante responsabilità degli
uomini. Infatti, « sulla base di dati statistici
disponibili si può affermare che meno della metà delle
immense somme globalmente destinate agli armamenti
sarebbe più che sufficiente per togliere stabilmente
dall'indigenza lo sterminato esercito dei poveri. La
coscienza umana ne è interpellata. Alle popolazioni che
vivono sotto la soglia della povertà, più a causa di
situazioni dipendenti dai rapporti internazionali
politici, commerciali e culturali, che non a motivo di
circostanze incontrollabili, il nostro comune impegno
nella verità può e deve dare nuova speranza ».(247)
Il cibo della verità ci
spinge a denunciare le situazioni indegne dell'uomo, in
cui si muore per mancanza di cibo a causa
dell'ingiustizia e dello sfruttamento, e ci dona nuova
forza e coraggio per lavorare senza sosta
all'edificazione della civiltà dell'amore. Dall'inizio i
cristiani si sono preoccupati di condividere i loro beni
(cfr At 4,32) e di aiutare i poveri (cfr Rm 15,26).
L'elemosina che si raccoglie nelle assemblee liturgiche
ne è un vivo ricordo, ma è anche una necessità assai
attuale. Le istituzioni ecclesiali di beneficenza, in
particolare la Caritas a vari livelli, svolgono il
prezioso servizio di aiutare le persone in necessità,
soprattutto i più poveri. Traendo ispirazione
dall'Eucaristia, che è il sacramento della carità, esse
ne divengono l'espressione concreta; meritano perciò
ogni plauso ed incoraggiamento per il loro impegno
solidale nel mondo.
La dottrina sociale della
Chiesa
91. Il mistero
dell'Eucaristia ci abilita e ci spinge ad un impegno
coraggioso nelle strutture di questo mondo per portarvi
quella novità di rapporti che ha nel dono di Dio la sua
fonte inesauribile. La preghiera, che ripetiamo in ogni
santa Messa: « Dacci oggi il nostro pane quotidiano »,
ci obbliga a fare tutto il possibile, in collaborazione
con le istituzioni internazionali, statali, private,
perché cessi o perlomeno diminuisca nel mondo lo
scandalo della fame e della sottoalimentazione di cui
soffrono tanti milioni di persone, soprattutto nei Paesi
in via di sviluppo. Il cristiano laico in particolare,
formato alla scuola dell'Eucaristia, è chiamato ad
assumere direttamente la propria responsabilità politica
e sociale. Perché egli possa svolgere adeguatamente i
suoi compiti occorre prepararlo attraverso una concreta
educazione alla carità e alla giustizia. Per questo,
come è stato richiesto dal Sinodo, è necessario che
nelle Diocesi e nelle comunità cristiane venga fatta
conoscere e promossa la dottrina sociale della
Chiesa.(248) In questo prezioso patrimonio, proveniente
dalla più antica tradizione ecclesiale, troviamo gli
elementi che orientano con profonda sapienza il
comportamento dei cristiani di fronte alle questioni
sociali scottanti. Questa dottrina, maturata durante
tutta la storia della Chiesa, si caratterizza per
realismo ed equilibrio, aiutando così ad evitare
fuorvianti compromessi o vacue utopie.
Santificazione del mondo e
salvaguardia del creato
92. Infine, per sviluppare
una spiritualità eucaristica profonda, capace di
incidere significativamente anche nel tessuto sociale, è
necessario che il popolo cristiano, che rende grazie per
mezzo dell'Eucaristia, abbia coscienza di farlo in nome
dell'intera creazione, aspirando così alla
santificazione del mondo e lavorando intensamente a tal
fine.(249) L'Eucaristia stessa getta una luce potente
sulla storia umana e su tutto il cosmo. In questa
prospettiva sacramentale impariamo, giorno per giorno,
che ogni evento ecclesiale possiede il carattere di
segno, attraverso il quale Dio comunica se stesso e ci
interpella. In tal maniera, la forma eucaristica
dell'esistenza può davvero favorire un autentico
cambiamento di mentalità nel modo con cui leggiamo la
storia ed il mondo. La liturgia stessa ci educa a tutto
questo, quando, durante la presentazione dei doni, il
sacerdote rivolge a Dio una preghiera di benedizione e
di richiesta in relazione al pane e al vino, « frutto
della terra », « della vite » e del « lavoro dell'uomo
». Con queste parole, oltre che coinvolgere nell'offerta
a Dio tutta l'attività e la fatica umana, il rito ci
spinge a considerare la terra come creazione di Dio, che
produce per noi ciò di cui abbiamo bisogno per il nostro
sostentamento. Essa non è una realtà neutrale, mera
materia da utilizzare indifferentemente secondo l'umano
istinto. Piuttosto si colloca all'interno del disegno
buono di Dio, per il quale tutti noi siamo chiamati ad
essere figli e figlie nell'unico Figlio di Dio, Gesù
Cristo (cfr Ef 1,4-12). Le giuste preoccupazioni per le
condizioni ecologiche in cui versa il creato in tante
parti del mondo trovano conforto nella prospettiva della
speranza cristiana, che ci impegna ad operare
responsabilmente per la salvaguardia del creato.(250)
Nel rapporto tra l'Eucaristia e il cosmo, infatti,
scopriamo l'unità del disegno di Dio e siamo portati a
cogliere la profonda relazione tra la creazione e la «
nuova creazione », inaugurata nella risurrezione di
Cristo, nuovo Adamo. Ad essa noi partecipiamo già ora in
forza del Battesimo (cfr Col 2,12s) e così alla nostra
vita cristiana, nutrita dall'Eucaristia, si apre la
prospettiva del mondo nuovo, del nuovo cielo e della
nuova terra, dove la nuova Gerusalemme scende dal cielo,
da Dio, « pronta come una sposa adorna per il suo sposo
» (Ap 21,2).
Utilità di un Compendio
eucaristico
93. Al termine di queste
riflessioni, in cui ho voluto soffermarmi sugli
orientamenti emersi nel Sinodo, desidero accogliere
anche la richiesta che i Padri hanno avanzato per
aiutare il popolo cristiano a credere, celebrare e
vivere sempre meglio il Mistero eucaristico. A cura dei
competenti Dicasteri sarà pubblicato un Compendio, che
raccoglierà testi del Catechismo della Chiesa Cattolica,
orazioni, spiegazioni delle Preghiere Eucaristiche del
Messale e quant'altro possa rivelarsi utile per la
corretta comprensione, celebrazione e adorazione del
Sacramento dell'altare.(251) Mi auguro che questo
strumento possa contribuire a fare sì che il memoriale
della Pasqua del Signore diventi ogni giorno di più
fonte e culmine della vita e della missione della
Chiesa. Ciò stimolerà ogni fedele a fare della propria
vita un vero culto spirituale.
CONCLUSIONE
94. Cari fratelli e
sorelle, l'Eucaristia è all'origine di ogni forma di
santità ed ognuno di noi è chiamato a pienezza di vita
nello Spirito Santo. Quanti santi hanno reso autentica
la propria vita grazie alla loro pietà eucaristica! Da
sant'Ignazio d'Antiochia a sant'Agostino, da sant'Antonio
Abate a san Benedetto, da san Francesco d'Assisi a san
Tommaso d'Aquino, da santa Chiara d'Assisi a santa
Caterina da Siena, da san Pasquale Baylon a san Pier
Giuliano Eymard, da sant'Alfonso M. de' Liguori al beato
Charles de Foucauld, da san Giovanni Maria Vianney a
santa Teresa di Lisieux, da san Pio da Pietrelcina alla
beata Teresa di Calcutta, dal beato Piergiorgio Frassati
al beato Ivan Mertz, per fare solo alcuni dei tantissimi
nomi, la santità ha sempre trovato il suo centro nel
Sacramento dell'Eucaristia.
È perciò necessario che
nella Chiesa questo santissimo Mistero sia veramente
creduto, devotamente celebrato e intensamente vissuto.
Il dono che Gesù fa di sé nel Sacramento memoriale della
sua passione ci attesta che la riuscita della nostra
vita sta nella partecipazione alla vita trinitaria, che
in Lui ci è offerta in modo definitivo ed efficace. La
celebrazione e l'adorazione dell'Eucaristia permettono
di accostarci all'amore di Dio e di aderirvi
personalmente fino all'unione con l'amato Signore.
L'offerta della nostra vita, la comunione con tutta la
comunità dei credenti e la solidarietà con ogni uomo
sono aspetti imprescindibili della « logiké latreía »,
del culto spirituale, santo e gradito a Dio (cfr Rm
12,1), in cui tutta la nostra concreta realtà umana è
trasformata a gloria di Dio. Invito pertanto tutti i
pastori a porre la massima attenzione nella promozione
di una spiritualità cristiana autenticamente
eucaristica. I presbiteri, i diaconi e tutti coloro che
svolgono un ministero eucaristico possano sempre trarre
da questi stessi servizi, adempiuti con cura e costante
preparazione, forza e stimolo per il proprio personale e
comunitario cammino di santificazione. Esorto tutti i
laici, le famiglie in particolare, a trovare
continuamente nel Sacramento dell'amore di Cristo
l'energia per trasformare la propria vita in un segno
autentico della presenza del Signore risorto. Chiedo a
tutti i consacrati e consacrate di mostrare con la
propria esistenza eucaristica lo splendore e la bellezza
di appartenere totalmente al Signore.
95. All'inizio del quarto
secolo il culto cristiano era ancora proibito dalle
autorità imperiali. Alcuni cristiani del Nord Africa,
che si sentivano impegnati alla celebrazione del Giorno
del Signore, sfidarono la proibizione. Furono
martirizzati mentre dichiaravano che non era loro
possibile vivere senza l'Eucaristia, cibo del Signore:
sine dominico non possumus.(252) Questi martiri di
Abitine, uniti a tanti Santi e Beati che hanno fatto
dell'Eucaristia il centro della loro vita, intercedano
per noi e ci insegnino la fedeltà all'incontro con
Cristo risorto. Anche noi non possiamo vivere senza
partecipare al Sacramento della nostra salvezza e
desideriamo essere iuxta dominicam viventes, tradurre
cioè nella vita quello che celebriamo nel Giorno del
Signore. Questo giorno, in effetti, è il giorno della
nostra definitiva liberazione. C'è da meravigliarsi se
desideriamo che ogni giorno sia vissuto secondo la
novità introdotta da Cristo con il mistero
dell'Eucaristia?
96. Maria Santissima,
Vergine immacolata, arca della nuova ed eterna alleanza,
ci accompagni in questo cammino incontro al Signore che
viene. In Lei troviamo realizzata l'essenza della Chiesa
nel modo più perfetto. La Chiesa vede in Maria, « Donna
eucaristica » – come l'ha chiamata il Servo di Dio
Giovanni Paolo II (253) –, la propria icona meglio
riuscita e la contempla come modello insostituibile di
vita eucaristica. Per questo, alla presenza del « verum
Corpus natum de Maria Virgine » sull'altare, il
sacerdote, a nome dell'assemblea liturgica, afferma con
le parole del canone: « Ricordiamo e veneriamo anzitutto
la gloriosa e sempre Vergine Maria, Madre del nostro Dio
e Signore Gesù Cristo » (254). Il suo santo nome è
invocato e venerato anche nei canoni delle tradizioni
orientali cristiane. I fedeli, per parte loro, «
raccomandano a Maria, Madre della Chiesa, la loro
esistenza ed il loro lavoro. Sforzandosi di avere gli
stessi sentimenti di Maria, aiutano tutta la comunità a
vivere in offerta viva, gradita al Padre ».(255) Lei è
la Tota pulchra, la Tutta bella, poiché in Lei risplende
il fulgore della gloria di Dio. La bellezza della
liturgia celeste, che deve riflettersi anche nelle
nostre assemblee, trova in Lei uno specchio fedele. Da
Lei dobbiamo imparare a diventare noi stessi persone
eucaristiche ed ecclesiali per poter anche noi, secondo
la parola di san Paolo, presentarci "immacolati" al
cospetto del Signore, così come Egli ci ha voluto fin
dal principio (cfr Col 1,21; Ef 1,4).(256)
97. Per intercessione
della Beata Vergine Maria, lo Spirito Santo accenda in
noi lo stesso ardore che sperimentarono i discepoli di
Emmaus (cfr Lc 24,13-35) e rinnovi nella nostra vita lo
stupore eucaristico per lo splendore e la bellezza che
rifulgono nel rito liturgico, segno efficace della
stessa bellezza infinita del mistero santo di Dio. Quei
discepoli si alzarono e ritornarono in fretta a
Gerusalemme per condividere la gioia con i fratelli e le
sorelle nella fede. La vera gioia infatti è riconoscere
che il Signore rimane tra noi, compagno fedele del
nostro cammino. L'Eucaristia ci fa scoprire che Cristo,
morto e risorto, si mostra nostro contemporaneo nel
mistero della Chiesa, suo Corpo. Di questo mistero
d'amore siamo resi testimoni. Auguriamoci
vicendevolmente di andare colmi di gioia e di meraviglia
all'incontro con la santa Eucaristia, per sperimentare e
annunciare agli altri la verità della parola con cui
Gesù si è congedato dai suoi discepoli: « Io sono con
voi tutti i giorni fino alla fine del mondo » (Mt
28,20).
Dato a Roma, presso San
Pietro, il 22 febbraio 2007, festa della Cattedra di San
Pietro Apostolo, secondo del mio Pontificato.
BENEDICTUS PP. XVI
--------------------------------------------------------------------------------
(1) Cfr S. Tommaso D'Aquino,
Summa Theologiae III, q. 73, a. 3.
(2) S. Agostino, In
Iohannis Evangelium Tractatus, 26.5: PL 35, 1609.
(3) Benedetto XVI,
Discorso ai partecipanti all'Assemblea Plenaria della
Congregazione per la Dottrina della fede (10 febbraio
2006) : AAS 98 (2006), 255.
(4) Cfr Benedetto XVI,
Discorso ai Membri del Consiglio Ordinario della
Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi (1 giugno
2006): L'Osservatore Romano, 2 giugno 2006, p. 5.
(5) Cfr Propositio 2.
(6) Mi riferisco qui alla
necessità di una ermeneutica della continuità anche in
riferimento ad una corretta lettura dello sviluppo
liturgico dopo il Concilio Vaticano II: cfr Benedetto
XVI, Discorso alla Curia Romana (22 dicembre 2005): AAS
98 (2006), 44-45.
(7) Cfr AAS 97 (2005),
337-352.
(8) Cfr Anno
dell'Eucaristia: suggerimenti e proposte (15 ottobre
2004): L'Osservatore Romano, 15 ottobre 2004,
Supplemento.
(9) Cfr AAS 95 (2003),
433-475. Si ricordi anche l'Istr. della Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti,
Redemptionis Sacramentum (25 marzo 2004): AAS 96 (2004),
549-601, voluta espressamente da Giovanni Paolo II.
(10) Solo per ricordare i
principali: Conc. Ecum. di Trento, Doctrina et canones
de ss. Missae sacrificio, DS 1738-1759; Leone XIII,
Lett. enc. Mirae caritatis (28 maggio 1902): ASS (1903),
115-136; Pio XII, Lett. enc. Mediator Dei (20 novembre
1947): AAS 39 (1947), 521-595; Paolo VI, Lett. enc.
Mysterium fidei (3 settembre 1965): AAS 57 (1965),
753-774; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia de
Eucharistia (17 aprile 2003): AAS 95 (2003), 433-475;
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti, Istr. Eucharisticum mysterium (25 maggio
1967): AAS 59 (1967), 539-573; Istr. Liturgiam
authenticam (28 marzo 2001): AAS 93 (2001), 685-726.
(11) Cfr Propositio 1.
(12) N. 14: AAS 98 (2006),
229.
(13) Catechismo della
Chiesa Cattolica, 1327.
(14) Propositio 16.
(15) Benedetto XVI, Omelia
in occasione dell'insediamento sulla Cattedra Romana (7
maggio 2005): AAS 97 (2005), 752.
(16) Cfr Propositio 4.
(17) De Trinitate, VIII,
8, 12: CCL 50, 287.
(18) Lett. enc. Deus
caritas est (25 dicembre 2005), 12: AAS 98 (2006), 228.
(19) Cfr Propositio 3.
(20) Breviario Romano,
Inno all'Ufficio delle Letture della solennità del
Corpus Domini.
(21) Benedetto XVI, Lett.
enc. Deus caritas est, (25 dicembre 2005), 13: AAS 98
(2006), 228.
(22) Cfr Benedetto XVI,
Omelia sulla Spianata di Marienfeld (21 Agosto 2005):
AAS 97 (2005), 891-892.
(23) Cfr Propositio 3.
(24) Cfr Messale Romano,
Preghiera Eucaristica IV.
(25) Catechesi XXIII, 7:
PG 33, 1114 s.
(26) Cfr Sul Sacerdozio,
VI, 4: PG 48, 681.
(27) Ibidem, III, 4: PG
48, 642.
(28) Propositio 22.
(29) Cfr Propositio 42: «
Questo incontro eucaristico si realizza nello Spirito
Santo che ci trasforma e santifica. Egli risveglia nel
discepolo la volontà decisa di annunciare agli altri,
con audacia, quanto si è ascoltato e vissuto, per
condurre anche loro allo stesso incontro con Cristo. In
questo modo, il discepolo, inviato dalla Chiesa, si apre
ad una missione senza frontiere ».
(30) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 3; ad
esempio, si veda S. Giovanni Crisostomo, Catechesi
3,13-19: SC 50,174-177.
(31) Giovanni Paolo II,
Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003), 1:
AAS 95 (2003), 433.
(32) Ibidem, 21: AAS 95
(2003), 447.
(33) Cfr Giovanni Paolo II,
Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), 20: AAS 71
(1979), 309-316; Lett. ap. Dominicae Cenae (24 febbraio
1980), 4: AAS 72 (1980), 119-121.
(34) Cfr Propositio 5.
(35) S. Tommaso D'Aquino,
Summa Theologiae, III, q. 80, a 4.
(36) N. 38: AAS 95 (2003),
458.
(37) Conc. Ecum. Vat. II,
Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 23.
(38) Congregazione per la
Dottrina della fede, Lettera su alcuni aspetti della
Chiesa intesa come comunione Communionis Notio (28
maggio 1992), 11: AAS 85 (1993), 844-845.
(39) Propositio 5: « Il
termine “cattolico” esprime l'universalità proveniente
dall'unità che l'Eucaristia, celebrata in ogni Chiesa,
favorisce ed edifica. Le Chiese particolari nella Chiesa
universale hanno così, nell'Eucaristia, il compito di
rendere visibile la loro propria unità e la loro
diversità. Questo legame di amore fraterno lascia
trasparire la comunione trinitaria. I concili e i sinodi
esprimono nella storia quest'aspetto fraterno della
Chiesa ».
(40) Cfr ibidem.
(41) Decr. sul ministero e
la vita dei presbiteri Presbyterorum Ordinis, 5.
(42) Cfr Propositio 14.
(43) Cost. dogm. sulla
Chiesa Lumen gentium, 1.
(44) De Orat. Dom., 23: PL
4, 553.
(45) Conc. Ecum. Vat. II,
Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 48; cfr anche
ibidem 9.
(46) Cfr Propositio 13.
(47) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 7.
(48) Cfr ibidem, 11; Conc.
Ecum. Vat. II, Decr. sull'attività missionaria della
Chiesa Ad gentes, 9.13;
(49) Cfr Giovanni Paolo II,
Lett. ap. Dominicae Cenae (24 febbraio 1980),7: AAS 72
(1980), 124-127; Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sul
ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum Ordinis,
5.
(50) Cfr Codice dei Canoni
delle Chiese Orientali, can. 710.
(51) Cfr Rito
dell'iniziazione cristiana degli adulti, introd. gen. nn.
34-36.
(52) Cfr Rito del
Battesimo dei bambini, introd. nn. 18-19.
(53) Cfr Propositio 15.
(54) Cfr Propositio 7;
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia
(17 aprile 2003), 36: AAS 95 (2003), 457-458.
(55) Cfr Giovanni Paolo II,
Esort. ap. postsinodale Reconciliatio et Paenitentia (2
dicembre 1984), 18: AAS 77 (1985), 224-228.
(56) Cfr Catechismo della
Chiesa Cattolica, 1385.
(57) Si pensi qui al
Confiteor o alle parole del sacerdote e dell'assemblea
prima di accostarsi all'altare: « Signore, non sono
degno di partecipare alla tua mensa ma dì soltanto una
parola ed io sarò salvato! ». Non è senza significato
che la liturgia preveda anche per il sacerdote alcune
preghiere molto belle, consegnateci dalla tradizione,
che richiamano al bisogno di essere perdonati, come ad
esempio quella pronunciata sottovoce, prima di invitare
i fedeli alla comunione sacramentale: « per il santo
mistero del tuo corpo e del tuo sangue liberami da ogni
colpa e da ogni male, fa che sia sempre fedele alla tua
legge e non sia mai separato da te ».
(58) Cfr S. Giovanni
Damasceno, Sulla retta fede, IV, 9: PG 94, 1124C; s.
Gregorio Nazianzeno, Discorso 39, 17: PG 36, 356A; Conc.
Ecum. di Trento, Doctrina de sacramento paenitentiae,
cap. 2: DS 1672.
(59) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 11; Giovanni
Paolo II, Esort. ap. postsinodale Reconciliatio et
Paenitentia (2 dicembre 1984), 30: AAS 77 (1985),
256-257.
(60) Cfr Propositio 7.
(61) Cfr Giovanni Paolo II,
Motu proprio Misericordia Dei (7 aprile 2002): AAS 94
(2002), 452-459.
(62) Insieme ai Padri
sinodali ricordo che le celebrazioni penitenziali non
sacramentali, menzionate nel rituale del sacramento
della Riconciliazione, possono essere utili per
incrementare lo spirito di conversione e di comunione
nelle comunità cristiane, preparando così i cuori alla
celebrazione del sacramento: cfr Propositio 7.
(63) Cfr Codice di Diritto
Canonico, can. 508.
(64) Paolo VI, Cost. ap.
Indulgentiarum doctrina (1 gennaio 1967), Normae, n.1:
AAS 59 (1967), 21.
(65) Ibidem, 9: AAS 59
(1967), 18-19.
(66) Cfr Catechismo della
Chiesa Cattolica, 1499-1531.
(67) Ibidem, 1524.
(68) Cfr Propositio 44.
(69) Cfr Sinodo dei
Vescovi, II Assemblea Generale, Documento sul sacerdozio
ministeriale Ultimis temporibus (30 novembre 1971): AAS
63 (1971), 898-942.
(70) Cfr Giovanni Paolo II,
Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo
1992), 42-69: AAS 84 (1992), 729-778.
(71) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 10;
Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera circa
alcune questioni riguardanti il ministro dell'Eucaristia
Sacerdotium ministeriale (6 agosto 1983): AAS 75 (1983),
1001- 1009.
(72) Catechismo della
Chiesa Cattolica, 1548.
(73) Ibidem, 1552.
(74) Cfr In Iohannis
Evangelium Tractatus 123,5: PL 35, 1967.
(75) Cfr Propositio 11.
(76) Cfr Decr. sul
ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum Ordinis,
16.
(77) Cfr Giovanni XXIII,
Lett. enc. Sacerdotii nostri primordia (1 agosto 1959):
AAS 51 (1959), 545-579; Paolo VI, Lett. enc.
Sacerdotalis coelibatus (24 giugno 1967): AAS 59 (1967),
657-697; Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale
Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), 29: AAS 84 (1992),
703-705; Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (22
dicembre 2006): L'Osservatore Romano, 23 dicembre 2006,
p. 6.
(78) Cfr Propositio 11.
(79) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Decr. sulla formazione sacerdotale Optatam totius,
6; Codice di Diritto Canonico, can. 241, § 1 e can.
1029; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can.
342, § 1 e can. 758; Giovanni Paolo II, Esort. ap.
postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992)
11.34.50: AAS 84 (1992), 673-675; 712-714; 746-748;
Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero
e la vita dei presbiteri Dives Ecclesiae (31 marzo
1994), 58: LEV, 1994, pp. 56-58; Congregazione per
l'educazione cattolica, Istruzione circa i criteri di
discernimento vocazionale riguardo alle persone con
tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al
Seminario e agli Ordini sacri (4 novembre 2005): AAS 97
(2005), 1007-1013.
(80) Cfr Propositio 12;
Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo
vobis (25 marzo 1992) 41: AAS 84 (1992), 726-729.
(81) Conc. Ecum. Vat. II,
Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 29.
(82) Cfr Propositio 38.
(83) Cfr Giovanni Paolo II,
Esort. ap. postsinodale Familiaris consortio (22
novembre 1981), 57: AAS 74 (1982), 149-150.
(84) Lett. ap. Mulieris
dignitatem (15 agosto 1988), 26: AAS 80 (1988),
1715-1716.
(85) Catechismo della
Chiesa Cattolica, 1617.
(86) Cfr Propositio 8.
(87) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 11.
(88) Cfr Propositio 8.
(89) Cfr Giovanni Paolo II,
Lett. ap. Mulieris dignitatem (15 agosto 1988): AAS 80
(1988), 1653-1729; Congregazione per la dottrina della
fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica sulla
collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e
nel mondo (31 maggio 2004): AAS 96 (2004), 671-687.
(90) Cfr Propositio 9.
(91) Cfr Catechismo della
Chiesa Cattolica, 1640.
(92) Cfr Giovanni Paolo II,
Esort. ap. postsinodale Familiaris consortio (22
novembre 1981), 84: AAS 74 (1982), 184-186;
Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai
Vescovi della Chiesa Cattolica circa la recezione della
comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati
risposati Annus Internationalis Familiae (14 settembre
1994): AAS 86 (1994), 974-979.
(93) Cfr Pontificio
Consiglio per i Testi legislativi, Istruzione sulle
norme da osservarsi nei tribunali ecclesiastici nelle
cause matrimoniali Dignitas connubii (25 gennaio 2005),
Città del Vaticano, 2005.
(94) Cfr Propositio 40.
(95) Benedetto XVI,
Discorso al Tribunale della Rota Romana in occasione
dell'inaugurazione dell'anno giudiziario (28 gennaio
2006): AAS 98 (2006), 138.
(96) Cfr Propositio 40.
(97) Cfr ibidem.
(98) Cfr ibidem.
(99) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 48.
(100) Cfr Propositio 3.
(101) Vorrei qui
richiamare le parole piene di speranza e di conforto che
troviamo nella Preghiera eucaristica II: « ricordati dei
nostri fratelli che si sono addormentati nella speranza
della risurrezione e di tutti i defunti che si affidano
alla tua clemenza: ammettili a godere la luce del tuo
volto ».
(102) Cfr Benedetto XVI,
Omelia (8 dicembre 2005): AAS 98 (2006), 15-16.
(103) Cost. dogm. sulla
Chiesa Lumen gentium, 58.
(104) Propositio 4.
(105) Relatio post
disceptationem, 4: L'Osservatore Romano, 14 ottobre
2005, p. 5.
(106) Cfr Sermo 1, 7; 11,
10; 22, 7; 29, 76: Sermones dominicales ad fidem codicum
nunc denuo editi, Grottaferrata 1977, pp.135, 209 s.,
292 s., 337; Benedetto XVI, Messaggio ai Movimenti
Ecclesiali e alle Nuove Comunità (22 maggio 2006): AAS
98 (2006), 463.
(107) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo
Gaudium et spes, 22.
(108) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. dogm. sulla divina rivelazione Dei Verbum,
2.4.
(109) Propositio 33.
(110) Sermo 227, 1: PL 38,
1099.
(111) S. Agostino, In
Iohannis Evangelium Tractatus 21, 8: PL 35, 1568.
(112) Ibidem, 28,1: PL 35,
1622.
(113) Cfr Propositio 30.
Anche la santa Messa che la Chiesa celebra durante la
settimana, ed a cui i fedeli sono invitati a
partecipare, trova la sua forma propria nel giorno del
Signore, il giorno della risurrezione di Cristo;
Propositio 43.
(114) Cfr Propositio 2.
(115) Cfr Propositio 25
(116) Cfr Propositio 19.
La Propositio 25 specifica: « Un'autentica azione
liturgica esprime la sacralità del Mistero eucaristico.
Questa dovrebbe trasparire nelle parole e nelle azioni
del sacerdote celebrante, mentre egli intercede presso
Dio Padre sia con i fedeli sia per loro ».
(117) Ordinamento Generale
del Messale Romano, 22; Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost.
sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 41;
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti, Istr. Redemptionis Sacramentum (25 marzo
2004),19-25: AAS 96 (2004), 555-557.
(118) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Decr. sull'ufficio pastorale dei Vescovi nella
Chiesa Christus Dominus, 14; Cost. sulla sacra liturgia
Sacrosanctum Concilium, 41.
(119) Ordinamento Generale
del Messale Romano, 22.
(120) Cfr ibidem.
(121) Cfr Propositio 25.
(122) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium,
112-130.
(123) Cfr Propositio 27.
(124) Cfr ibidem.
(125) Per tutto quanto
riguarda questi aspetti occorre attenersi fedelmente a
quanto indicato nell'Ordinamento Generale del Messale
Romano, 319-351.
(126) Cfr Ordinamento
Generale del Messale Romano, 39-41; Conc. Ecum. Vat. II,
Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium,
112-118.
(127) Sermo 34,1: PL 38,
210.
(128) Cfr Propositio 25: «
Come tutte le espressioni artistiche anche il canto deve
essere intimamente armonizzato con la liturgia,
partecipare efficacemente al suo fine, ossia deve
esprimere la fede, la preghiera, lo stupore, l'amore
verso Gesù presente nell'Eucaristia ».
(129) Cfr Propositio 29.
(130) Cfr Propositio 36.
(131) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium,
116; Ordinamento Generale del Messale Romano, 41.
(132) Ordinamento Generale
del Messale Romano, 28; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost.
sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 56; Sacra
Congregazione dei Riti, Istr. Eucharisticum Mysterium
(25 maggio 1967), 3: AAS 57 (1967), 540-543.
(133) Cfr Propositio 18.
(134) Ibidem.
(135) Ordinamento Generale
del Messale Romano, 29.
(136) Cfr Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Fides et Ratio (14 settembre 1998), 13:
AAS 91 (1999), 15-16.
(137) S. Gerolamo, Comm.
in Is., Prol.: PL 24, 17; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost.
dogm. sulla divina Rivelazione Dei Verbum, 25.
(138) Cfr Propositio 31.
(139) Ordinamento Generale
del Messale Romano, 29; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost.
sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 7.33.52.
(140) Propositio 19.
(141) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium,
52.
(142) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. dogm. sulla divina Rivelazione Dei Verbum, 21.
(143) A tale scopo il
Sinodo ha esortato ad elaborare sussidi pastorali,
basati sul lezionario triennale, che aiutino a legare in
modo intrinseco la proclamazione delle letture previste
con la dottrina della fede: cfr Propositio 19.
(144) Cfr Propositio 20.
(145) Ordinamento Generale
del Messale Romano, 78.
(146) Cfr ibidem, 78-79.
(147) Cfr Propositio 22.
(148) Ordinamento Generale
del Messale Romano, 79d.
(149) Ibidem, 79c.
(150) Tenendo conto di
consuetudini antiche e venerabili e dei desideri
espressi dai Padri sinodali, ho chiesto ai competenti
Dicasteri di studiare la possibilità di collocare lo
scambio della pace in altro momento, ad esempio prima
della presentazione dei doni all'altare. Tale scelta,
peraltro, non mancherebbe di suscitare un significativo
richiamo all'ammonimento del Signore sulla necessaria
riconciliazione previa ad ogni offerta a Dio (cfr Mt
5,23s): cfr Propositio 23.
(151) Cfr Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Istr.
Redemptionis Sacramentum (25 marzo 2004), 80-96: AAS 96
(2004), 574-577.
(152) Cfr Propositio 34.
(153) Cfr Propositio 35.
(154) Cfr Propositio 24.
(155) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium,
14-20; 30s; 48s; Congregazione per il Culto Divino e la
Disciplina dei Sacramenti, Istr. Redemptionis
Sacramentum (25 marzo 2004), 36-42: AAS 96 (2004),
561-564.
(156) N. 48.
(157) Ibidem.
(158) Cfr Congregazione
per il Clero e altri Dicasteri della Curia Romana, Istr.
su alcune questioni circa la collaborazione dei laici
nel ministero dei sacerdoti Ecclesiae de mysterio (15
agosto 1997): AAS 89 (1997), 852-877.
(159) Cfr Propositio 33.
(160) Ordinamento Generale
del Messale Romano, 92.
(161) Cfr ibidem, 94.
(162) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Decr. sull'apostolato dei laici Apostolicam
actuositatem, 24; Ordinamento Generale del Messale
Romano, nn. 95-111; Congregazione per il Culto Divino e
la Disciplina dei Sacramenti, Istr. Redemptionis
Sacramentum (25 marzo 2004), 43-47: AAS 96 (2004),
564-566; Propositio 33: « Questi ministeri devono essere
introdotti secondo uno specifico mandato e secondo le
reali esigenze della comunità che celebra. Le persone
incaricate di questi servizi liturgici laicali devono
essere scelte accuratamente, ben preparate e
accompagnate con una formazione permanente. La loro
nomina deve essere a tempo. Queste persone devono essere
conosciute dalla comunità e devono ricevere da essa
anche un grato riconoscimento ».
(163) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium,
37-42.
(164) Cfr Ordinamento
Generale del Messale Romano, 386-399.
(165) AAS 87 (1995),
288-314.
(166) Esort. ap.
postsinodale Ecclesia in Africa (14 settembre 1995),
55-71: AAS 88 (1996), 34-47; Esort. ap. postsinodale
Ecclesia in America (22 gennaio 1999), 16.40.64.70-72:
AAS 91 (1999), 752-753; 775-776; 799; 805-809; Esort. ap.
postsinodale Ecclesia in Asia (6 novembre 1999), 21s.:
AAS 92 (2000), 482-487; Esort. ap. postsinodale Ecclesia
in Oceania (22 novembre 2001), 16: AAS 94 (2002),
382-384; Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Europa (28
giugno 2003), 58-60: AAS 95 (2003), 685-686.
(167) Cfr Propositio 26.
(168) Cfr Propositio 35;
Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra liturgia
Sacrosanctum Concilium, 11.
(169) Cfr Catechismo della
Chiesa Cattolica, 1388; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla
sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 55.
(170) Cfr Lett. enc.
Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003), 34: AAS 95
(2003), 456.
(171) Quali, ad esempio,
S. Tommaso d'Aquino, Summa. Theologiae, III, q. 80, a.
1,2; S. Teresa di Gesù, Cammino di perfezione, cap. 35.
La dottrina è stata autorevolmente confermata dal
Concilio di Trento, sess. XIII, c. VIII.
(172) Cfr Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Ut unum sint (25 maggio 1995), 8: AAS 87
(1995), 925-926.
(173) Cfr Propositio 41;
Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'ecumenismo Unitatis
redintegratio, 8, 15; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ut
unum sint (25 maggio 1995), 46: AAS 87 (1995), 948;
Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003),
45-46: AAS 95 (2003), 463-464; Codice di Diritto
Canonico, can. 844 §§ 3-4; Codice dei Canoni delle
Chiese Orientali, can. 671 §§ 3-4; Pontificio Consiglio
per l'Unità dei Cristiani, Directoire pour l'application
des principes et des normes sur l'œcuménisme (25 marzo
1993), 125, 129- 131: AAS 85 (1993), 1087, 1088-1089.
(174) Cfr NN. 1398-1401.
(175) Cfr N. 293.
(176) Cfr Pontificio
Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istr. past. sulle
Comunicazioni Sociali nel 20(o) Anniversario della «
Communio et Progressio » Aetatis novae (22 febbraio
1992): AAS 84 (1992), 447-468.
(177) Cfr Propositio 29.
(178) Cfr Propositio 44.
(179) Cfr Propositio 48.
(180) Tale conoscenza può
essere effettuata anche negli anni di formazione dei
candidati al sacerdozio in seminario attraverso
opportune iniziative: cfr Propositio 45.
(181) Cfr Propositio 37.
(182) Cfr Cost. sulla
sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 36 e 54.
(183) Propositio 36.
(184) Cfr ibidem.
(185) Cfr Propositio 32.
(186) Cfr Propositio 14.
(187) Propositio 19.
(188) Cfr Propositio 14.
(189) Cfr Benedetto XVI,
Omelia ai primi Vespri di Pentecoste (3 giugno 2006):
AAS 98 (2006), 509.
(190) Cfr Propositio 34.
(191) Enarrationes in
Psalmos 98,9: CCL XXXIX, 1385; cfr Benedetto XVI,
Discorso alla Curia Romana (22 Dicembre 2005): AAS 98
(2006), 44-45.
(192) Cfr Propositio 6.
(193) Benedetto XVI,
Discorso alla Curia Romana (22 Dicembre 2005): AAS 98
(2006), 45.
(194) Cfr Propositio 6;
Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei
Sacramenti, Direttorio su pietà popolare e liturgia (17
dicembre 2001), nn. 164-165, Città del Vaticano 2002, pp.137-139;
Sacra Congregazione dei Riti, Istr. Eucharisticum
Mysterium (25 maggio 1967): AAS 57 (1967), 539-573.
(195) Cfr Relatio post
disceptationem, 11: L'Osservatore Romano, 14 ottobre
2005, p. 5.
(196) Cfr Propositio 28.
(197) Cfr n. 314.
(198) VII, 10, 16: PL 32,
742.
(199) Benedetto XVI,
Omelia sulla Spianata di Marienfeld, (21 agosto 2005):
AAS 97 (2005), 892; cfr Omelia nella Veglia di
Pentecoste (3 giugno 2006): AAS 98 (2006), 505.
(200) Cfr Relatio post
disceptationem, 6, 47: L'Osservatore Romano, 14 ottobre
2005, pp. 5-6; Propositio 43.
(201) De civitate Dei, X,
6: PL 41, 284.
(202) Cfr Catechismo della
Chiesa Cattolica, 1368.
(203) Cfr S. Ireneo,
Contro le eresie IV, 20, 7: PG 7, 1037.
(204) Epistola ai
Magnesiani, 9,1: PG 5, 670.
(205) Cfr I Apologia 67,
1-6; 66: PG 6, 430 s. 427. 430.
(206) Cfr Propositio 30.
(207) Cfr AAS 90 (1998),
713-766.
(208) Propositio 30.
(209) Omelia (19 marzo
2006): AAS 98 (2006), 324.
(210) Opportunamente nota
al riguardo il Compendio della dottrina sociale della
Chiesa, 258: « All'uomo, legato alla necessità del
lavoro, il riposo apre la prospettiva di una libertà più
piena, quella del sabato eterno (cfr Eb 4,9-10). Il
riposo consente agli uomini di ricordare e di rivivere
le opere di Dio, dalla Creazione alla Redenzione, di
riconoscersi essi stessi come opera sua (cfr Ef 2,10),
di rendere grazie della propria vita e della propria
sussistenza a Lui, che ne è l'autore ».
(211) Cfr Propositio 10.
(212) Cfr ibidem.
(213) Cfr Benedetto XVI,
Discorso ai Vescovi della Conferenza episcopale del
Canada – Quebec in visita ad limina Apostolorum (11
maggio 2006): L'Osservatore Romano, 12 maggio 2006, p.
5.
(214) N. 10: AAS 71
(1979), 414-415.
(215) Benedetto XVI,
Udienza generale del 29 marzo 2006: L'Osservatore
Romano, 30 marzo 2006, p. 4.
(216) Propositio 39.
(217) Cfr Relatio post
disceptationem, 30: L'Osservatore Romano, 14 ottobre
2005, p. 6.
(218) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 39-42.
(219) Cfr Giovanni Paolo
II, Esort. ap. postsinodale Christifideles laici (30
dicembre 1988), 14.16: AAS 81 (1989) , 409-413; 416-418.
(220)Cfr Propositio 39.
(221) Cfr ibidem.
(222) Pontificale Romano.
Ordinazione del Vescovo, dei Presbiteri e dei Diaconi,
Rito dell'ordinazione del presbitero, n. 150.
(223) Cfr Giovanni Paolo
II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis (25
marzo 1992), 19-33; 70-81: AAS 84 (1992), 686-712;
778-800.
(224) Propositio 38
(225) Propositio 39. Cfr
Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Vita
consecrata (25 marzo 1996), 95: AAS 88 (1996), 470-471.
(226) Codice di Diritto
Canonico, can. 663, § 1.
(227) Cfr Giovanni Paolo
II, Esort. ap. postsinodale Vita consecrata (25 marzo
1996), 34: AAS 88 (1996), 407-408.
(228) Lett. enc. Veritatis
splendor (6 agosto 1993), 107: AAS 85 (1993), 1216-1217.
(229) Benedetto XVI, Lett.
enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 14: AAS 98
(2006), 229.
(230) Cfr Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995): AAS 87
(1995), 401-522; Benedetto XVI, Discorso alla Pontificia
Accademia per la vita (27 febbraio 2006): AAS 98 (2006),
264-265.
(231) Cfr Congregazione
per la dottrina della Fede, Nota dottrinale circa alcune
questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei
cattolici nella vita politica (24 novembre 2002): AAS 96
(2004), 359-370.
(232) Cfr Propositio 46.
(233) AAS 97 (2005), 711.
(234) Propositio 42.
(235) Cfr Il martirio di
Policarpo, XV,1: PG 5, 1039. 1042.
(236) S. Ignazio di
Antiochia, Ai Romani, IV,1: PG 5, 690.
(237) Cfr Conc. Ecum. Vat.
II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 42.
(238) Cfr Propositio 42;
Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich.
sull'unicità e l'universalità salvifica di Gesù Cristo e
della Chiesa Dominus Iesus (6 agosto 2000), 13-15: AAS
92 (2000), 754-755.
(239) Cfr Propositio 42
(240) Benedetto XVI, Lett.
enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 18: AAS 98
(2006), 232.
(241) Ibidem, n. 14.
(242) Non senza commozione
durante l'Assemblea sinodale abbiamo ascoltato
testimonianze assai significative sull'efficacia del
sacramento nell'opera di pacificazione. Al riguardo
nella Propositio 49 si afferma: « Grazie alle
Celebrazioni eucaristiche, popoli in conflitto hanno
potuto radunarsi attorno alla Parola di Dio, ascoltare
il suo annuncio profetico della riconciliazione tramite
il perdono gratuito, ricevere la grazia della
conversione che permette la comunione allo stesso pane
ed allo stesso calice ».
(243) Cfr Propositio 48.
(244) Benedetto XVI, Lett.
enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 28: AAS 98
(2006), 239.
(245) Propositio 48.
(246) Benedetto XVI,
Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la
Santa Sede (9 gennaio 2006): AAS 98 (2006), 127.
(247) Ibidem.
(248) Cfr Propositio 48.
Utilissimo a questo proposito si rivela il Compendio
della dottrina sociale della Chiesa.
(249) Cfr Propositio 43.
(250) Cfr Propositio 47.
(251) Cfr Propositio 17.
(252) Martyrium Saturnini,
Dativi et aliorum plurimorum, 7,9,10: PL 8, 707.709-710.
(253) Cfr Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003),
53: AAS 95 (2003), 469.
(254) Preghiera
Eucaristica I (Canone Romano).
(255) Propositio 50.
(256) Cfr Benedetto XVI,
Omelia (8 dicembre 2005): AAS 98 (2006), 15.
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