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NOI NON VOTIAMO!
Ormai sono anni che
i cattolici scelgono il male minore, quante volte
sentiamo dire: «voterò per il meno peggio?» Ma il meno
peggio è figlio del male. Noi dovremmo scegliere sempre
il Bene, non esistono situazioni in cui non si può
scegliere il Bene, a volte costa molti sacrifici, ma
è sempre doveroso per un cattolico e per ogni persona di
buona volontà non scendere a compromessi sui principi
fondamentali. Vorrei porvi questa riflessione: è come se
stessimo in una scuola dove i voti vanno da 1 a 10. Il
10 rappresenta il Bene a cui l’insegnante dice che
possiamo arrivare con tutto il nostro impegno. Qualcuno
vuole convicerci che al 10 non arriveremo mai, il meno
peggio è il 9. Il nostro risultato migliore sarà 9 e
questo d’ora in avanti sarà il nostro traguardo e
limite. Poi ci convinceranno che al 9 non arriveremo mai
e metteremo il nuovo limite ad 8, il risultato meno
peggio. Dimenticandoci via via che il 10 era il
risultato migliore cui aspirare e cui siamo capaci di
giungere. E così via fino a scendere sotto la soglia
della sufficienza e quando la nostra scelta sarà tra 1
e 2 sceglieremo 2 dicendo alla nostra coscienza: «sempre
meglio che 1». Gravemente insufficienti e distanti da
quel 10, cui potevamo giungere applicandoci, nel giorno
del giudizio l’insegnante sarà costretto a bocciarci. E
così anche Dio vuole da noi il massimo dell’impegno,
vuole che scegliamo il Bene e non il meno peggio.
Il dovere di ognuno
di noi è di partecipare, mediante l’adempimento dei
comuni doveri civili, secondo la propria coscienza
cristiana, a costruire una società giusta che promuova e
difenda i principi fondamentali quali la vita, dal
concepimento fino alla sua fine naturale, la famiglia
naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una
donna, così pure la garanzia della libertà di
educazione ai genitori per i propri figli è un diritto
inalienabile, si deve pensare alla tutela sociale dei
minori e alla liberazione delle vittime dalle moderne
forme di schiavitù (si pensi ad esempio, alla droga e
allo sfruttamento della prostituzione). Non può essere
esente da questo elenco il diritto alla libertà
religiosa e lo sviluppo per un’economia che sia al
servizio della persona e del bene comune, nel rispetto
della giustizia sociale, del principio di solidarietà
umana e di quello di sussidiarietà, secondo il quale «i
diritti delle persone, delle famiglie e dei gruppi, e il
loro esercizio devono essere riconosciuti».
Inoltre un lavoro stabile che garantisca ad ognuno la
possibilità di vivere e mantenere la propria famiglia
dignitosamente.
Come
ci ha insegnato S.S. Giovanni Paolo II: «In realtà,
la democrazia non può essere mitizzata fino a farne un
surrogato della moralità o un toccasana dell'immoralità.
Fondamentalmente, essa è un «ordinamento» e, come tale,
uno strumento e non un fine. Il suo carattere «morale»
non è automatico, ma dipende dalla conformità alla legge
morale a cui, come ogni altro comportamento umano, deve
sottostare: dipende cioè dalla moralità dei fini che
persegue e dei mezzi di cui si serve. Se oggi si
registra un consenso pressoché universale sul valore
della democrazia, ciò va considerato un positivo «segno
dei tempi», come anche il Magistero della Chiesa ha più
volte rilevato. Ma il valore della democrazia sta o cade
con i valori che essa incarna e promuove: fondamentali e
imprescindibili sono certamente la dignità di ogni
persona umana, il rispetto dei suoi diritti intangibili
e inalienabili, nonché l'assunzione del «bene comune»
come fine e criterio regolativo della vita politica.
Alla base di questi valori non possono esservi
provvisorie e mutevoli «maggioranze» di opinione, ma
solo il riconoscimento di una legge morale obiettiva
che, in quanto «legge naturale» iscritta nel cuore
dell'uomo, è punto di riferimento normativo della stessa
legge civile. Quando, per un tragico oscuramento della
coscienza collettiva, lo scetticismo giungesse a porre
in dubbio persino i principi fondamentali della legge
morale, lo stesso ordinamento democratico sarebbe scosso
nelle sue fondamenta, riducendosi a un puro meccanismo
di regolazione empirica dei diversi e contrapposti
interessi.»
(§70 Evangelium Vitae, S.S. Giovanni Paolo II)
Non esiste un
dovere morale di votare ad ogni costo, ma esiste un
dovere morale di partecipare nell’edificazione della
società secondo principi di giustizia e Verità.
Ci stiamo
organizzando per presentare le nostre liste alle
elezioni, la cosiddetta “casta” cerca di rendere più
difficile la partecipazione alle elezioni di chi non è
omologato ai loro non-valori aumentando le firme
necessarie per la presentazione delle liste, loro al
contrario non raccolgo più firme, si sono fatti una
legge ad hoc, basta avere due parlamentari per non
raccogliere firme, mentre noi per presentarci in tutta
Italia dobbiamo raccogliere migliaia e migliaia di
firme. Cercano di impedirci di presentare le nostre
liste per costringere i cattolici a dover scegliere
sempre il meno peggio, ossia antivalori o gravissime
omissioni. La prossima volta ci saremo anche noi, questa
volta nessuno avrà il nostro prezioso voto, abbiamo
deciso: NOI NON VOTIAMO!
Il Presidente
Fabrizio Verduchi
Congregazione
per la Dottrina della Fede -
Nota dottrinale:
Circa alcune questioni riguardanti l'impegno e
il comportamento dei cattolici nella vita
politica.
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