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Italia Cristiana: fare Politica per servire il Popolo!

Questa volta: NOI NON VOTIAMO!

NOI NON VOTIAMO!

Ormai sono anni che i cattolici scelgono il male minore, quante volte sentiamo dire: «voterò per il meno peggio?» Ma il meno peggio è figlio del male. Noi dovremmo scegliere sempre il Bene, non esistono situazioni in cui non si può scegliere il Bene, a volte costa molti sacrifici, ma è sempre doveroso per un cattolico e per ogni persona di buona volontà non scendere a compromessi sui principi fondamentali. Vorrei porvi questa riflessione: è come se stessimo in una scuola dove i voti vanno da 1 a 10. Il 10 rappresenta il Bene a cui l’insegnante dice che possiamo arrivare con tutto il nostro impegno. Qualcuno vuole convicerci che al 10 non arriveremo mai, il meno peggio è il 9. Il nostro risultato migliore sarà 9 e questo d’ora in avanti sarà il nostro traguardo e limite. Poi ci convinceranno che al 9 non arriveremo mai e metteremo il nuovo limite ad 8, il risultato meno peggio. Dimenticandoci via via che il 10 era il risultato migliore cui aspirare e cui siamo capaci di giungere. E così via fino a scendere sotto la soglia della sufficienza  e quando la nostra scelta sarà tra 1 e 2 sceglieremo 2 dicendo alla nostra coscienza: «sempre meglio che 1». Gravemente insufficienti e distanti da quel 10, cui potevamo giungere applicandoci, nel giorno del giudizio l’insegnante sarà costretto a bocciarci. E così anche Dio vuole da noi il massimo dell’impegno, vuole che scegliamo il Bene e non il meno peggio.

Il dovere di ognuno di noi è di partecipare, mediante l’adempimento dei comuni doveri civili, secondo la propria coscienza cristiana, a costruire una società giusta che promuova e difenda i principi fondamentali quali la vita, dal concepimento fino alla sua fine naturale, la famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, così pure la garanzia della libertà di educazione ai genitori per i propri figli è un diritto inalienabile, si deve pensare alla tutela sociale dei minori e alla liberazione delle vittime dalle moderne forme di schiavitù (si pensi ad esempio, alla droga e allo sfruttamento della prostituzione). Non può essere esente da questo elenco il diritto alla libertà religiosa e lo sviluppo per un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune, nel rispetto della giustizia sociale, del principio di solidarietà umana e di quello di sussidiarietà, secondo il quale «i diritti delle persone, delle famiglie e dei gruppi, e il loro esercizio devono essere riconosciuti»[1]. Inoltre un lavoro stabile che garantisca ad ognuno la possibilità di vivere e mantenere la propria famiglia dignitosamente.

Come ci ha insegnato S.S. Giovanni Paolo II: «In realtà, la democrazia non può essere mitizzata fino a farne un surrogato della moralità o un toccasana dell'immoralità. Fondamentalmente, essa è un «ordinamento» e, come tale, uno strumento e non un fine. Il suo carattere «morale» non è automatico, ma dipende dalla conformità alla legge morale a cui, come ogni altro comportamento umano, deve sottostare: dipende cioè dalla moralità dei fini che persegue e dei mezzi di cui si serve. Se oggi si registra un consenso pressoché universale sul valore della democrazia, ciò va considerato un positivo «segno dei tempi», come anche il Magistero della Chiesa ha più volte rilevato. Ma il valore della democrazia sta o cade con i valori che essa incarna e promuove: fondamentali e imprescindibili sono certamente la dignità di ogni persona umana, il rispetto dei suoi diritti intangibili e inalienabili, nonché l'assunzione del «bene comune» come fine e criterio regolativo della vita politica. Alla base di questi valori non possono esservi provvisorie e mutevoli «maggioranze» di opinione, ma solo il riconoscimento di una legge morale obiettiva che, in quanto «legge naturale» iscritta nel cuore dell'uomo, è punto di riferimento normativo della stessa legge civile. Quando, per un tragico oscuramento della coscienza collettiva, lo scetticismo giungesse a porre in dubbio persino i principi fondamentali della legge morale, lo stesso ordinamento democratico sarebbe scosso nelle sue fondamenta, riducendosi a un puro meccanismo di regolazione empirica dei diversi e contrapposti interessi.» (§70 Evangelium Vitae, S.S. Giovanni Paolo II)

Non esiste un dovere morale di votare ad ogni costo, ma esiste un dovere morale di partecipare nell’edificazione della società secondo principi di giustizia e Verità.

Ci stiamo organizzando per presentare le nostre liste alle elezioni, la cosiddetta “casta” cerca di rendere più difficile la partecipazione alle elezioni di chi non è omologato ai loro non-valori aumentando le firme necessarie per la presentazione delle liste, loro al contrario non raccolgo più firme, si sono fatti una legge ad hoc, basta avere due parlamentari per non raccogliere firme, mentre noi per presentarci in tutta Italia dobbiamo raccogliere migliaia e migliaia di firme. Cercano di impedirci di presentare le nostre liste per costringere i cattolici a dover scegliere sempre il meno peggio, ossia antivalori o gravissime omissioni. La prossima volta ci saremo anche noi, questa volta nessuno avrà il nostro prezioso voto, abbiamo deciso: NOI NON VOTIAMO!

Il Presidente

Fabrizio Verduchi


 

[1] Congregazione per la Dottrina della Fede - Nota dottrinale: Circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica.

 

 

 

 

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