MITI E LEGGENDE SULLA LEGGE 194
Si diffondono in
questi giorni sui
mass media italiani
alcune leggende
sulla legge 194 del
1978. Una mitologia
che descrive la
legge sull’aborto
come una “buona
legge”, una legge
che deve essere
ancora applicata
integralmente per
poterne apprezzare i
notevoli aspetti
positivi.
Qualcuno fornisce
una ricostruzione
storica davvero
stupefacente,
sostenendo che la
194 era nata buona e
giusta, una legge
non abortista, ma
che poi l’insipienza
degli uomini l’ha
male interpretata e
peggio applicata.
Valga su tutti
l’intervista apparsa
sul quotidiano
Libero di venerdì 4
gennaio 2008, nella
quale Eugenia
Roccella dice fra
l’altro: “Rispetto
ad altre leggi
internazionali, la
194 è una buona
legge, che parte,
non a caso, proprio
dalla tutela della
maternità. È una
legge che non
afferma mai l`aborto
come un diritto (…)
Non è eugenetica.”
“Secondo me –
prosegue sempre la
Roccella - la
questione non è
abolire o rifare la
legge, ma non
tradirla, non
trasformarla in un
feticcio vuoto, una
legge intoccabile a
parole e invece
violata,
disapplicata e
stravolta nella
prassi quotidiana».
Altri ancora
dichiarano che “la
194, nei suoi
principi ispiratori,
ha una rilevante
rispondenza con le
richieste del
movimento delle
donne e si pone come
uno strumento per
combattere e
sconfiggere la
triste piaga degli
aborti clandestini.
In questo senso la
legge non è una
legge “abortista”:
non crea, né impone
l’aborto, anzi si
fonda sulla sua
prevenzione,
valorizzando il
ruolo delle
strutture sanitarie
pubbliche per fare
della procreazione
un evento cosciente
e responsabile, cioè
non casuale”.
E’ evidente che
simili affermazioni,
soprattutto se
pronunciate da
personalità elette a
punti di riferimento
del mondo cattolico
e della galassia
pro-life (Eugenia
Roccella è
editorialista di
Avvenire e
dell’Osservatore
Romano),
disorientano
grandemente
l’opinione pubblica.
Di fronte a questo
pauroso sbandamento
delle coscienze, e
alla confusione
alimentata da questi
giudizi, sentiamo il
dovere di
riaffermare con
forza alcuni punti
fermi.
1.
Il diritto di aborto.
La volontà del
legislatore, nel suo
nucleo fondamentale,
stabilisce un vero e
proprio diritto
d’aborto. Negato a
parole e con foga
dagli abortisti,
esso emerge con
assoluta chiarezza
da una lettura seria
della legge. Dal
combinato disposto
degli articoli 4 e 5
si ricava che nei
primi tre mesi di
gravidanza ogni
donna può abortire a
sua volontà. Nessun
controllo è
possibile.
E’stabilito
l'obbligo per il
medico di rilasciare
il certificato che
costituisce titolo
per l’esecuzione
degli interventi di
fronte alla semplice
domanda della donna.
(artt. 5, 4° comma,
e 8 ultimo comma).
Di fronte al diritto
della donna vi è
l’obbligo delle
strutture pubbliche
di praticare
l’intervento. Perciò
a ragion veduta
abbiamo parlato di
“diritto” e di
“liberalizzazione”.
Nessun limite esiste
nei primi tre mesi
di gravidanza.
A dimostrazione di
ciò sta il fatto che
i difensori della
‘buona legge’ in
trent’anni non hanno
mandato in galera
neppure un ‘trasgressore’.
2.
Una legge
abortista.
Il giudizio morale
negativo sulla legge
abortista italiana
risulta anche dai
seguenti elementi:
a) l’aberrante
facoltà attribuita
alla libertà della
donna di decidere in
termini unicamente
individualistici, al
di fuori e contro
ogni responsabilità
verso il “diritto “
del nascituro; b)
l’individualismo
esasperato che
ispira la legge
abortista risulta
ancor più grave dal
fatto di essere
riconosciuto dallo
Stato, il quale a
sua volta costringe
tutti i cittadini,
anche quelli
dichiaratamente
contrari all’aborto,
a dare un qualche
contributo.
3.
Non possiamo
rassegnarci.
Perciò ogni convinto
difensore dell’uomo,
ogni comunità di
accoglienza, non può
rassegnarsi di
fronte ad una legge
che tradisce così
profondamente i
valori su cui tutto
l’ordinamento
giuridico poggia. Di
conseguenza
l’obiettivo di
eliminare la legge
abortista o di
trasformarla
mutandone
radicalmente la
intrinseca
struttura, deve
proporsi come
espressione di amore
per l’uomo e non
come sterile e
puramente teorica
contrapposizione
ideologica.
4.
L’aborto legale è
intollerabile.
L’applicazione del
principio della
tolleranza civile
all’aborto
legalizzato è
illegittima e
inaccettabile perché
lo Stato non è la
fonte originaria dei
diritti nativi ed
inalienabili della
persona, né il
creatore e l’arbitro
assoluto di questi
stessi diritti.
5.
L’aborto legale
minaccia l’intero
sistema giuridico.
Quando autorizza
l’aborto, lo Stato
contraddice
radicalmente il
senso stesso della
sua presenza e
compromette in modo
gravissimo l’intero
ordinamento
giuridico, perché
introduce in esso il
principio che
legittima la
violenza contro
l’innocente
indifeso. Da: “La
comunità cristiana e
l’accoglienza della
vita umana
nascente”.
6.
Il compito di
ogni politico di
buona volontà.
Il compito di ogni
politico di buona
volontà non è quello
di “far applicare
una legge ingiusta”,
ma di richiamare,
con coraggio e con
metodi democratici,
il dovere di
rispettare la vita
umana sin dal suo
inizio, denunciando
di conseguenza
l'iniquità della
legge abortista. Il
buon politico ha il
dovere di operare
una lettura critica
dell’attuale
normativa
sull’aborto: senza
trascurare i
limitatissimi
elementi positivi,
si dovranno rilevare
le profonde
contraddizioni che
essa presenta con la
Costituzione e
all’interno dei suoi
stessi articoli.
In
conclusione:
il Comitato Verità e
Vita riafferma con
forza che nessun
miglioramento alla
situazione italiana
in materia di aborto
è possibile se non
si parte dal
rispetto della
verità. La 194 è una
legge gravemente
ingiusta. Lo è in
maniera assoluta e
intrinseca. La 194 è
stata voluta dalla
cultura abortista,
difesa dalla cultura
abortista, e ha
ottenuto una
perfetta coerenza
tra obiettivi e
risultati: i 5
milioni di bambini
uccisi in nome di
quella legge non
sono stati un
incidente di
percorso, ma una
tragica conseguenza
del principio di
autodeterminazione
della donna. Alle
vittime innocenti va
aggiunto quell’autentico
disastro educativo e
culturale che è
sotto i nostri
occhi. Al punto che
in questi giorni
anche alcuni di
coloro che stanno (o
dovrebbero stare)
dalla parte della
vita affermano che
“l’ultima decisione
sulla vita del
concepito deve
comunque sempre
spettare alla
donna”. Che è, in
estrema sintesi, la
summa ideologica
dell’abortismo di
sempre.
Il senso di realtà
ci dice che anche
una sola vita
innocente salvata ha
un valore
incommensurabile.
Per questo motivo,
Verità e Vita
approva ogni azione
che aiuti
concretamente la
vita a nascere, pur
in vigenza di una
legge omicida. Ma il
prezzo per questa
attività di
“salvataggio” non
può consistere nel
colpevole e complice
silenzio sulla legge
abortista, o
addirittura nella
trasformazione della
condanna sulla legge
194 in un giudizio
benevolo.
Se durante la follia
nazista ci avessero
dato la possibilità
di metterci fuori
dai cancelli di
Auschwitz per
salvare qualche vita
umana, sarebbe stato
nostro dovere farlo.
Ma non avremmo mai
potuto trasformare
il nostro giudizio
su quel luogo di
orrore, magari
affermando che –
tutto sommato – “nel
loro genere quei
lager erano i
migliori al mondo”.
Per il Comitato
Verità e Vita
Il Presidente
Mario Palmaro
8 Gennaio 2008
[ Comitato Verità e Vita – http://www.comitatoveritaevita.it/pub/comunicati_read.php?read=105Data pubblicazione 08/01/2008 ]
ITALIA CRISTIANA ha
aderito all'appello
del Comitato Verità
e Vita nel 2004


